Gas in Italia, stoccaggi oltre il 69%: il Paese accelera e rafforza la sicurezza energetica

Il Gnl statunitense e africano consolida la diversificazione delle forniture, mentre il metano resta decisivo per la stabilità della rete elettrica. Nei primi sei mesi del 2026, il gas liquefatto ha coperto il 32% delle immissioni nazionali e l’Italia ha accumulato i maggiori volumi stoccati dell’Unione Europea

L’Italia accelera sul fronte degli stoccaggi di gas e consolida la diversificazione delle proprie fonti di approvvigionamento, facendo leva soprattutto sul Gnl statunitense e africano e sui collegamenti via tubo con il Nord Africa e l’Azerbaigian. Il dato più significativo riguarda il livello di riempimento dei depositi nazionali, che al 7 luglio 2026 ha superato il 69%, collocando il Paese in una posizione di netto vantaggio rispetto alle principali economie europee. Il livello raggiunto è superiore di 19 punti percentuali alla media dell’Unione Europea e di 27 punti rispetto alla Germania. L’Italia, che ospita circa un sesto delle riserve complessive dell’UE, dispone così dei maggiori volumi di gas già accumulati nel continente e si avvia a centrare con largo anticipo l’obiettivo europeo del 90% di riempimento, rafforzando la resilienza del sistema in vista della prossima stagione invernale. Parallelamente, il gas naturale continua a rappresentare il pilastro dell’equilibrio energetico nazionale. Nonostante la crescita delle fonti rinnovabili e la progressiva transizione verso un sistema a minore intensità carbonica, nel mese di giugno il metano ha confermato il proprio ruolo essenziale per garantire la continuità delle forniture e la stabilità della rete elettrica.

Consumi di gas in aumento del 3% a giugno 2026

Nel solo mese di giugno 2026, i consumi di gas in Italia sono stati pari a 3,8 miliardi di metri cubi, registrando una crescita del 3% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’incremento segue il già significativo +6% rilevato nel mese di maggio e conferma una dinamica di domanda ancora sostenuta. La centralità del metano è destinata a proseguire anche nel medio e lungo periodo. Le previsioni indicano infatti che la domanda nazionale dovrebbe mantenersi stabilmente sopra i 60 miliardi di metri cubi annui almeno fino al 2035. Il dato evidenzia come il gas continui a svolgere una funzione strutturale nel sistema energetico italiano, sia per l’alimentazione delle attività produttive sia per la generazione elettrica, il riscaldamento e i servizi. A trainare maggiormente la crescita dei consumi è stato il comparto termoelettrico, costituito dalle centrali che utilizzano il gas per produrre energia elettrica. Nel confronto con giugno 2025, la domanda del settore è aumentata dell’11%, mentre su base semestrale l’incremento si è attestato al 4%.

Il caldo e il crollo dell’idroelettrico spingono la domanda termoelettrica

L’aumento dei consumi delle centrali a gas è legato a un “combinato disposto” di fattori climatici e produttivi. Da un lato, l’ondata di calore iniziata nel mese di maggio è proseguita per gran parte di giugno, determinando un forte aumento della richiesta di elettricità, in particolare per il raffrescamento degli edifici residenziali, commerciali e industriali. Dall’altro lato, il sistema ha dovuto fare i conti con una marcata riduzione della produzione idroelettrica, diminuita del 23% nel solo mese di giugno e del 19% nell’intero primo semestre del 2026. Il calo dell’energia generata dagli impianti idroelettrici ha reso necessario un maggiore ricorso alle centrali termoelettriche alimentate a gas, in grado di entrare rapidamente in funzione per compensare la minore disponibilità delle altre fonti. In questo scenario, il metano ha confermato la propria funzione di fonte flessibile e programmabile. La possibilità di modulare la produzione delle centrali a gas consente infatti di bilanciare l’intermittenza delle fonti rinnovabili e di intervenire quando la produzione solare, eolica o idroelettrica non è sufficiente a soddisfare i picchi della domanda. Anche il settore residenziale e quello terziario hanno contribuito all’aumento complessivo, registrando una crescita dei consumi del 4%. Il dato si inserisce in un quadro caratterizzato da temperature elevate, maggiore utilizzo dei sistemi di climatizzazione e intensificazione della domanda elettrica.

Dieci punti di ingresso rafforzano la sicurezza energetica italiana

Sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti, l’Italia si conferma il Paese più interconnesso del continente. Il sistema nazionale può contare su dieci differenti punti di ingresso, distribuiti in modo equilibrato tra metanodotti e terminali di rigassificazione. Questa articolata rete di infrastrutture ha consentito di diversificare fornitori e rotte, limitando l’impatto delle turbolenze geopolitiche internazionali. La disponibilità di più canali di importazione permette al sistema italiano di compensare eventuali riduzioni dei flussi provenienti da singole aree geografiche e di adattare rapidamente gli approvvigionamenti alle condizioni dei mercati globali. Nel mese di giugno, l’instabilità nello Stretto di Hormuz ha determinato una flessione dei volumi di Gnl arrivati in Italia. Rispetto allo stesso mese del 2025, la riduzione è stata pari a circa mezzo miliardo di metri cubi. Il calo mensile non ha però compromesso il risultato complessivo del semestre, che resta ampiamente positivo. Tra gennaio e giugno 2026, il gas arrivato via mare è aumentato del 5%. Il confronto storico mostra la progressiva crescita del Gas Naturale Liquefatto nel mix nazionale: dai 7,6 miliardi di metri cubi importati nel primo semestre del 2024 si è passati ai 10,3 miliardi dello stesso periodo del 2025, fino ai 10,7 miliardi raggiunti nei primi sei mesi del 2026.

Gnl in Italia, 110 carichi arrivati nei primi sei mesi del 2026

L’analisi dei 110 carichi di Gnl giunti in Italia entro il 30 giugno 2026 evidenzia una strategia di approvvigionamento ampiamente diversificata, sia dal punto di vista geografico sia per quanto riguarda la distribuzione tra i diversi terminali nazionali. Il terminale Adriatic LNG ha ricevuto complessivamente 41 carichi. Di questi, 28 provenivano dagli Stati Uniti e 13 dal Qatar. L’impianto si conferma così il principale punto di ingresso italiano per il gas naturale liquefatto, con una combinazione di forniture americane e qatariote. Il terminale OLT Livorno ha gestito 23 navi, delle quali 20 provenienti dagli Stati Uniti e tre dalla Nigeria. Anche in questo caso emerge il peso crescente del Gnl statunitense, affiancato dalle forniture africane. Il rigassificatore di Piombino ha accolto 22 carichi. Diciassette sono arrivati dagli Stati Uniti, mentre gli altri hanno avuto origine in Nigeria, Guinea Equatoriale, Congo e Trinidad & Tobago. La varietà delle provenienze conferma il ruolo dell’impianto nella diversificazione delle rotte e dei Paesi fornitori. Il terminale di Panigaglia ha gestito 14 carichi di origine algerina. Il rigassificatore di Ravenna, invece, ha ricevuto dieci navi provenienti da Stati Uniti, Congo, Trinidad & Tobago, Algeria e dall’asse Mauritania-Senegal. La distribuzione dei carichi mostra una forte presenza degli Stati Uniti, ma anche un crescente contributo dei produttori africani e di altri Paesi esportatori dell’area atlantica. Il sistema italiano non dipende quindi da un’unica rotta o da un solo fornitore, ma può contare su una rete di relazioni commerciali sempre più ampia.

Il Gnl copre il 32% del gas immesso nella rete nazionale

Nel primo semestre del 2026, il Gnl ha rappresentato il 32% del gas complessivamente immesso nella rete nazionale, posizionandosi come seconda fonte di approvvigionamento dell’Italia. Al primo posto si colloca il gas trasportato via tubo dall’Algeria, responsabile del 35% delle immissioni. Seguono le importazioni dall’Azerbaigian, che hanno coperto il 15% del fabbisogno, e quelle dalla Libia, pari all’1%. Nel complesso, l’83% del metano entrato nel sistema italiano tra gennaio e giugno 2026 è arrivato dal mare o attraverso i gasdotti meridionali. I principali nodi terrestri sono quelli di Mazara del Vallo, Gela e Melendugno, punti di approdo delle infrastrutture che collegano l’Italia con Algeria, Libia e Azerbaigian. Il dato fotografa un sistema degli approvvigionamenti fortemente orientato verso il Mediterraneo e le rotte meridionali. La combinazione tra rigassificatori e gasdotti consente all’Italia di ricevere gas da aree produttive differenti e di mantenere un’elevata capacità di risposta anche in presenza di tensioni internazionali.

Stoccaggi di gas oltre il 69% al 7 luglio 2026

Mentre le importazioni continuano ad alimentare la rete, procede la campagna di iniezione nei siti di stoccaggio del gas. Al 7 luglio 2026, il livello di riempimento ha superato il 69%, un risultato che pone l’Italia in una posizione più avanzata rispetto alla media europea e alle principali economie continentali. Il margine rispetto agli altri Paesi è rilevante: l’Italia si trova 19 punti percentuali sopra la media dell’Unione Europea e 27 punti sopra la Germania. Il sistema nazionale ospita inoltre circa un sesto delle riserve totali europee e dispone dei maggiori volumi di gas già stoccati nell’UE. Il risultato è stato favorito anche dall’esito positivo delle aste svolte nel mese di aprile, che hanno sostenuto la capacità degli operatori di prenotare e riempire gli spazi disponibili. La progressione della campagna rende sempre più concreto il raggiungimento anticipato dell’obiettivo europeo del 90% di riempimento. L’accumulo di riserve prima dell’inverno rappresenta un elemento centrale per la stabilità del sistema. Scorte elevate consentono di affrontare eventuali aumenti stagionali della domanda, riduzioni improvvise delle importazioni o nuove tensioni sui mercati internazionali, limitando il rischio di squilibri tra domanda e offerta.

Il gas resta centrale nella transizione energetica italiana

I dati del primo semestre del 2026 confermano che il gas naturale continua a occupare una posizione decisiva nel sistema energetico italiano. La crescita dei consumi termoelettrici, la riduzione della produzione idroelettrica e l’aumento della domanda di elettricità durante le ondate di calore evidenziano il ruolo del metano nel garantire continuità e flessibilità. La transizione verso un maggiore utilizzo delle fonti rinnovabili non elimina, almeno nell’attuale configurazione del sistema, la necessità di disporre di impianti programmabili. Le centrali a gas restano fondamentali per compensare le oscillazioni della produzione solare ed eolica e per intervenire rapidamente nei momenti in cui la domanda supera l’offerta disponibile. Allo stesso tempo, la crescita delle importazioni di Gnl, la diversificazione dei Paesi fornitori, il rafforzamento delle infrastrutture di rigassificazione e l’elevato livello degli stoccaggi riducono l’esposizione dell’Italia alle crisi legate a singole rotte o aree geografiche. Con una domanda nazionale prevista sopra i 60 miliardi di metri cubi annui almeno fino al 2035, il gas è destinato a mantenere un ruolo strutturale. La capacità di combinare approvvigionamenti via mare, gasdotti meridionali e riserve nazionali rappresenta quindi uno degli elementi centrali della strategia italiana per garantire sicurezza energetica, stabilità della rete e continuità delle forniture.