Gran Sasso, nevai ancora imponenti a luglio: le immagini inedite dal Vallone delle Cornacchie | FOTO e VIDEO

Il reportage realizzato il 18 luglio 2026 da Davide Peluzzi documenta accumuli importanti tra il Passo delle Scalette e le Fiamme di Pietra, fino al grande nevaio a 2.400 metri nell’area del rock glacier embrione glaciale

  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
  • Gran Sasso
/

La neve continua a caratterizzare le alte quote del Gran Sasso d’Italia anche nel cuore dell’estate. Le immagini inedite realizzate da Davide Peluzzi durante il reportage del 18 luglio 2026 mostrano la presenza di nevai con accumuli importanti nel Vallone delle Cornacchie, lungo l’ambiente d’alta montagna compreso tra il Corno Piccolo, il Passo delle Scalette e le Fiamme di Pietra. Il documento fotografico restituisce la complessità e la forza di un paesaggio nel quale la neve residua occupa ancora diversi siti nivali, a partire da una quota di circa 2.200 metri. La presenza più rilevante è stata osservata più in alto, a circa 2.400 metri, in corrispondenza del rock glacier embrione glaciale situato al di sotto delle Fiamme di Pietra. Gli scatti raccontano una giornata trascorsa tra depositi nevosi, rocce e antichi fondali marini, in uno degli ambienti più suggestivi del massiccio appenninico. Accanto alla consistenza degli accumuli, il reportage segnala inoltre la presenza di depositi di particolato sahariano sulla superficie dei nevai.

Nevai con accumuli importanti nel Vallone delle Cornacchie

L’elemento centrale del reportage è rappresentato dalla consistenza dei nevai del Vallone delle Cornacchie, ancora chiaramente visibili il 18 luglio 2026. Le immagini documentano accumuli distribuiti lungo differenti livelli altimetrici, inseriti in un territorio dominato dalle pareti rocciose del Corno Piccolo e dalle forme severe dell’alta montagna del Gran Sasso. Il percorso descritto da Peluzzi incontra i primi siti nivali dopo il Passo delle Scalette, a una quota di circa 2.200 metri. Da questo punto, la presenza della neve accompagna l’osservazione del vallone fino alle quote superiori, dove gli accumuli diventano più consistenti. Non si tratta quindi di una singola chiazza isolata, ma di una successione di depositi nevosi presenti in più punti dell’area. Il reportage consente di osservare la distribuzione della neve residua lungo il versante e di riconoscere il ruolo delle caratteristiche morfologiche del territorio nella conservazione degli accumuli. Le conche, gli avvallamenti e le zone poste sotto le pareti rocciose compongono un ambiente nel quale neve e roccia restano strettamente legate. Il contrasto tra le superfici chiare dei nevai e le tonalità più scure della montagna diventa uno degli aspetti visivi più significativi delle immagini.

Dal Passo delle Scalette ai siti nivali a 2.200 metri

Il Passo delle Scalette rappresenta il riferimento iniziale per la localizzazione dei depositi descritti nel reportage. Superato il passo, intorno ai 2.200 metri di altitudine, compaiono infatti i primi siti nivali ancora presenti nel mese di luglio. La quota e la posizione degli accumuli permettono di seguire idealmente lo sviluppo del vallone verso l’alto. Le immagini di Davide Peluzzi non mostrano soltanto la permanenza della neve, ma documentano un paesaggio articolato, nel quale ogni nevaio si inserisce tra rocce, pendii e depressioni naturali. Il racconto fotografico assume così il valore di una testimonianza puntuale della situazione osservata il 18 luglio 2026. La data costituisce un elemento essenziale, perché colloca con precisione la presenza degli accumuli nel pieno della stagione estiva. al Passo delle Scalette, il susseguirsi dei nevai conduce verso il settore più elevato e significativo del percorso, situato a circa 2.400 metri, sotto le Fiamme di Pietra.

Il grande nevaio a 2.400 metri sotto le Fiamme di Pietra

L’accumulo più importante documentato nel reportage si trova a quota 2.400 metri, nell’area del rock glacier embrione glaciale, al di sotto delle Fiamme di Pietra. È questo il punto che emerge con maggiore evidenza dalle immagini inedite. La presenza del grande nevaio definisce uno scenario nel quale gli elementi tipici dell’alta montagna si sovrappongono: la neve residua, le pietraie, le pareti rocciose e le forme del terreno compongono un ambiente severo, ma allo stesso tempo ricco di suggestioni. Il riferimento al rock glacier individua una delle caratteristiche più particolari dell’area osservata. Il deposito maggiore si colloca infatti in corrispondenza di questo embrione glaciale, in una zona protetta dalle strutture rocciose sovrastanti e dominata dalle Fiamme di Pietra. L’accumulo a 2.400 metri rappresenta il principale elemento nivale dell’intero reportage. La sua estensione e la sua posizione lo distinguono dagli altri siti incontrati dopo il Passo delle Scalette, offrendo una visione significativa delle condizioni presenti nel vallone durante la giornata del 18 luglio.

Il particolato sahariano depositato sulla neve

Sulla superficie dei nevai è stata rilevata anche la presenza di depositi di particolato sahariano. Le tracce osservate introducono un ulteriore elemento nel paesaggio documentato da Peluzzi, modificando in alcuni punti l’aspetto cromatico della neve. Il particolato appare come una presenza sovrapposta agli accumuli, visibile sulle superfici esposte. Neve, detriti e polveri trasportate nell’atmosfera si incontrano così all’interno dello stesso scenario, formando una stratificazione immediatamente riconoscibile nelle immagini. La segnalazione dei depositi completa il quadro della giornata e aggiunge un particolare importante alla documentazione dei nevai. Il bianco non uniforme della neve porta infatti i segni di materiali depositati sulla sua superficie, testimoniando visivamente la presenza del particolato proveniente dal Sahara. Nel reportage, questo elemento non viene isolato dal contesto, ma inserito nel più ampio racconto del Vallone delle Cornacchie: un ambiente nel quale fenomeni atmosferici, forme rocciose e accumuli nevosi concorrono alla costruzione del paesaggio.

Il Corno Piccolo e la bellezza dell’alta montagna

Il Corno Piccolo costituisce la grande presenza rocciosa attorno alla quale si sviluppa il reportage. Il vallone, i nevai e le strutture geologiche si collocano in uno scenario verticale, dominato dalla pietra e dalle quote elevate. La giornata descritta da Davide Peluzzi è una giornata di “totale Bellezza”, vissuta al di sopra di antichi paleofondali marini. Il riferimento richiama l’origine remota delle rocce che oggi formano le alte quote del Gran Sasso e che accompagnano l’intero percorso fotografico. La montagna appare come un archivio naturale nel quale elementi appartenenti a tempi differenti restano visibili nello stesso spazio. Da una parte gli accumuli di neve ancora presenti nel luglio 2026, dall’altra le rocce legate agli arcaici fondali marini, innalzate fino alle quote del massiccio. Le fotografie uniscono queste dimensioni in un’unica narrazione visiva. La neve occupa le depressioni e le conche del terreno, mentre le pareti del Corno Piccolo e le Fiamme di Pietra definiscono il profilo dell’ambiente circostante.

Una giornata tra neve, roccia e paleofondali marini

Il reportage si conclude idealmente nell’incontro tra la dimensione visibile della montagna e il significato più profondo attribuito all’esperienza. Il Vallone delle Cornacchie non è soltanto il luogo nel quale sono stati osservati i nevai, ma uno spazio in cui la storia naturale emerge dalle rocce e dalle forme del terreno. Gli arcaici paleofondali marini diventano la base sulla quale si sviluppa il paesaggio d’alta quota. Sopra queste antiche strutture si trovano oggi pareti, valloni, pietraie e depositi nevosi, in un ambiente che unisce memoria geologica e trasformazione continua. La presenza della neve a luglio, le polveri sahariane depositate sugli accumuli e le forme del rock glacier compongono un quadro nel quale la natura mostra la propria capacità di conservare, modificare e sovrapporre le tracce del tempo. A sintetizzare il senso della giornata e delle immagini resta la dichiarazione conclusiva di Davide Peluzzi: “la Natura corregge sempre i compiti agli uomini”. 

Gran Sasso, nevai con accumuli importanti