Grandine come palle da tennis in Abruzzo: ecco perché il temporale nel Teramano si è trasformato in una supercella estremamente distruttiva

Il contrasto tra aria rovente nei bassi strati e correnti più fresche in quota, unito al forte wind shear, ha favorito la nascita di una supercella responsabile della devastante grandinata nel Teramano

Un pomeriggio funestato da pesanti devastazioni: ieri pomeriggio in Abruzzo, l’area del teramano è stata investita da un nubifragio di estrema violenza accompagnato da grandine di dimensioni straordinarie. Tra Bellante, Notaresco e Roseto degli Abruzzi, i chicchi hanno distrutto autovetture, tetti e coltivazioni. Gli eccezionali ‘blocchi’ di ghiaccio, che hanno raggiunto ed eguagliato le classiche dimensioni delle palle da tennis, sono stati l’effetto di una miscela esplosiva: masse d’aria calda e umida nei bassi strati che si sono scontrate con correnti più fredde in quota e forte wind shear. Tale instabilità ha generato lo sviluppo di una supercella particolarmente aggressiva.

Aria rovente e mare ‘bollente’: il serbatoio di energia sul medio Adriatico

Fin dalle prime ore del giorno, l’Abruzzo è stato interessato da una massa d’aria rovente e afosa, strascico dell’alta pressione nordafricana che da giorni domina il Centro-Sud, caratterizzata da temperature torride e da un mare Adriatico insolitamente caldo. Tale situazione ha generato un immenso accumulo di energia potenziale convettiva (CAPE), valutata addirittura sopra i 3000-4000 J/kg; vero e proprio ‘carburante’ che permette ai moti verticali all’interno dei temporali di raggiungere un’intensità straordinaria non appena si attivano. La massiccia presenza di umidità bassi strati ha reso l’atmosfera opprimente e satura, ma al tempo stesso instabile e pronta a scatenarsi al primo calo di pressione, specie nell’entroterra collinare dove la presenza dei rilievi acuiscono le correnti ascensionali. Lo scontro tra questo strato rovente e le correnti più fresche in discesa dal Nord Europa ha creato le condizioni perfette per lo sviluppo di manifestazioni temporalesche estreme, scatenando non solo forti piogge ma anche grandinate di proporzioni straordinarie.

Supercella Abruzzo 21 luglio

L’arrivo dell’aria fresca in quota e il ruolo del vento

Ieri sul Nord-Est e sul medio Adriatico è transitata una saccatura con aria sensibilmente più fresca in quota, collegata al fronte temporalesco che ha letteralmente diviso in due l’Italia tra maltempo e afa. Quando questa ‘lingua’ d’aria più fredda ha ‘scavalcato’ l’aria rovente preesistente, il profilo verticale della temperatura è diventato estremamente instabile, facilitando la nascita di celle temporalesche ben strutturate.

A questo si è sommato un forte wind shear, cioè una marcata variazione di velocità e direzione del vento con la quota: nei bassi strati hanno prevalso correnti orientali che spingevano aria umida dal mare verso le colline teramane, mentre in quota scorrevano venti più forti da ovest/nord-ovest. Ciò ha permesso al temporale di organizzarsi e ruotare, trasformandosi in una vera e propria supercella, capace di autoalimentarsi e di concentrare la grandinata su aree relativamente ristrette ma con impatti devastanti.

Come si formano chicchi di grandine così grandi [1][2][3]

In una supercella con CAPE elevato, le correnti ascensionali all’interno del cumulonembo sono talmente intense da sollevare ripetutamente i piccoli ’embrioni’ di ghiaccio oltre il livello dello zero termico, facendoli crescere per sovrapposizione di strati. Inoltre, il forte wind shear separa la colonna di updraft da quella di downdraft, impedendo al temporale di collassare troppo presto e consentendo ai chicchi di restare a lungo ‘intrappolati’ nella nube, dove continuano ad aumentare di dimensione.

Radar meteo Abruzzo 21 luglio

Quando il peso del chicco diventa eccessivo anche per queste correnti ascensionali eccezionali, il ghiaccio cade verso il suolo, spesso accompagnato da raffiche discendenti molto violente che lo spingono quasi orizzontalmente. È in questa fase che si registrano i danni maggiori: parabrezza frantumati, carrozzerie martellate, tegole rotte, colture perforate, uno scenario che le cronache locali hanno descritto con precisione parlando di grandine ‘come palline da tennis’ lungo il ‘corridoio’ Bellante-Roseto degli Abruzzi.

Perché l’evento è stato così localizzato ma devastante

Le immagini radar mostrano come il nucleo più intenso si sia concentrato su una fascia ristretta del territorio, in corrispondenza della traiettoria della supercella e delle zone dove la convergenza dei venti nei bassi strati era maggiore. È una caratteristica tipica dei temporali severi: non si tratta di un fronte uniforme, ma di ‘mostri’ convettivi che colpiscono duramente alcune aree lasciandone quasi indenni altre pochissimi chilometri più in là.

Verosimilmente la sommità della nube ha superato i 10 km, arrivando a lambire la tropopausa ed esibendo un chiaro cumulonembo a incudine, tipico delle supercelle più estreme. Per raggiungere tali quote servono correnti ascensionali violentissime, nutrite da un’elevata instabilità termica e dal forte divario tra l’aria calda al suolo e quella fredda in quota. Un temporale che ‘sfonda’ la barriera della tropopausa non è solo suggestivo, ma è l’indice diretto della violenza dei fenomeni al suolo: all’interno convivono forti correnti, grandine di notevole taglia e raffiche di vento impetuose.