Grandine estrema: cosa sono gli “Icicle Spike Lobes” e perché rendono i chicchi ancora più distruttivi

Dalle correnti ascensionali all'acqua sopraffusa, il viaggio che trasforma un minuscolo cristallo di ghiaccio in un chicco di grandine gigante capace di provocare danni ingenti

La grandine, a prima vista, sembra solo ghiaccio caduto dal cielo. In realtà, ogni chicco racconta una storia molto più complessa, fatta di correnti ascensionali violentissime, goccioline d’acqua sopraffusa e continui viaggi su e giù all’interno del temporale. Tutto inizia da un minuscolo embrione di ghiaccio: può essere un piccolo cristallo oppure un granello già presente nella nube. Da lì prende il via un processo affascinante e potentissimo. Le correnti ascensionali lo spingono verso l’alto, fino alle zone più fredde del cumulonembo, dove incontra migliaia di goccioline d’acqua sopraffusa, cioè liquide pur trovandosi sotto zero.

Quando queste goccioline urtano il chicco, congelano sulla sua superficie e lo fanno crescere. Se l’updraft è abbastanza forte, il chicco non cade subito: viene sollevato più volte e trascinato in diversi strati della nube, attraversando ambienti con caratteristiche differenti. È proprio questo continuo ‘saliscendi’ a creare, in molti casi, i tipici strati concentrici che ricordano gli anelli di una cipolla. Ma quando siamo dinanzi ad un temporale ancora più intenso, il meccanismo si complica. In presenza di grandi quantità di acqua sopraffusa e forte turbolenza, la crescita del chicco non è più regolare. Possono così comparire forme irregolari, con punte, lobi e protuberanze che rendono la grandine molto più spettacolare e, spesso, anche più distruttiva.

Come si forma la grandine

Alcuni chicchi assumono morfologie sorprendenti, quasi al limite del cristallo di ghiaccio. In questi casi si parla di forme con ‘Icicle Spike Lobes’, cioè strutture con spine e appendici che ricordano piccoli ghiaccioli. Si tratta di un segnale chiaro: la crescita è stata rapidissima, in un ambiente estremamente ricco di acqua sopraffusa e caratterizzato da correnti ascensionali molto intense. Il processo può diventare persino autoalimentato. Una piccola sporgenza intercetta più goccioline del resto del chicco, cresce più velocemente e finisce per sviluppare nuovi lobi e nuove punte. È così che la grandine può trasformarsi in un vero ‘gigante di ghiaccio’, soprattutto all’interno delle supercelle, i temporali più organizzati e violenti.

Forme di grandine

Ma perché oggi osserviamo sempre più spesso chicchi di grandine di grandi dimensioni?

Uno dei motivi principali chiama in causa il calore. Un’atmosfera più calda può contenere più vapore acqueo e, di conseguenza, alimentare temporali con una maggiore disponibilità di umidità. Quando questa umidità si condensa, la nube dispone di più acqua da trasformare in precipitazione. Sopra il livello dello zero termico, gran parte di questa acqua può restare sotto forma di goccioline sopraffuse: il mix perfetto per far crescere la grandine. Se le correnti ascensionali riescono a trattenere il chicco in sospensione abbastanza a lungo, la sua crescita continua strato dopo strato, fino a far nascere chicchi enormi, irregolari e talvolta impressionanti. Ed è proprio in questi casi che la grandine smette di essere una semplice precipitazione solida e diventa uno dei segnali più evidenti della violenza di un temporale.

Grandine a punta