Il 13 luglio 1793 Charlotte Corday uccide Marat: il delitto che cambiò il volto della Rivoluzione francese

A 233 anni di distanza, l'assassinio di Marat continua a suscitare riflessioni sul rapporto tra idealismo politico, violenza e propaganda.

Il 13 luglio 1793 la giovane Charlotte Corday assassinò Jean-Paul Marat nella sua abitazione di Parigi, trasformando un omicidio politico in un simbolo destinato ad attraversare i secoli. All’epoca la Francia viveva uno dei momenti più turbolenti della sua storia: la monarchia era stata abbattuta, ma il Paese era lacerato da profonde divisioni interne. Da una parte sedevano i Girondini, sostenitori di una rivoluzione più moderata e decentralizzata; dall’altra i Giacobini, favorevoli a misure radicali e a una repressione sempre più dura contro gli avversari politici.

Jean-Paul Marat era una delle figure più influenti del fronte giacobino. Medico, giornalista e deputato, attraverso il suo giornale L’Ami du Peuple (“L’Amico del Popolo”) incitava a colpire con fermezza i presunti nemici della rivoluzione. Per molti era un difensore del popolo, per altri rappresentava il volto più estremo del crescente clima di violenza.

Charlotte Corday, 25enne originaria della Normandia e vicina agli ideali girondini, era convinta che eliminare Marat avrebbe contribuito a fermare l’escalation del Terrore. Il 13 luglio riuscì a ottenere un incontro con lui, sostenendo di possedere informazioni su una rivolta. Marat, afflitto da una dolorosa malattia della pelle, riceveva spesso gli ospiti immerso in una vasca da bagno medicamentosa. Durante il colloquio, Corday estrasse un coltello e lo colpì mortalmente al petto con un solo fendente. Arrestata sul posto, non tentò la fuga e rivendicò apertamente il proprio gesto. Al processo dichiarò di aver “ucciso un uomo per salvarne centomila“, convinta di aver agito per il bene della Francia. Quattro giorni dopo fu condannata alla ghigliottina.

L’effetto dell’attentato fu però opposto a quello sperato. Invece di indebolire i Giacobini, la morte di Marat ne rafforzò il prestigio. Il rivoluzionario fu celebrato come un martire della causa repubblicana e il suo assassinio venne utilizzato come potente strumento di propaganda durante il periodo del Terrore.

A rendere immortale questo episodio contribuì anche l’arte. Il pittore Jacques-Louis David, amico e sostenitore di Marat, realizzò pochi mesi dopo il celebre dipinto La morte di Marat. L’opera raffigura il rivoluzionario ormai privo di vita nella vasca da bagno, con la lettera ricevuta da Charlotte Corday ancora tra le mani. L’immagine, ispirata alla tradizione della pittura sacra, trasformò Marat in una figura quasi eroica e resta ancora oggi uno dei capolavori del Neoclassicismo.