Il 19 luglio 1985, poco dopo mezzogiorno, 2 bacini di decantazione dell’impianto di trattamento della fluorite della miniera di Prestavel, sopra l’abitato di Stava, in Trentino, cedettero improvvisamente, liberando una gigantesca massa di acqua, fango, sabbia e detriti. In pochi istanti circa 180mila metri cubi di materiale si trasformarono in un’onda devastante che scese lungo la valle a una velocità impressionante. La colata travolse il piccolo paese di Stava e raggiunse anche alcune aree del centro di Tesero, distruggendo abitazioni, alberghi, ponti, strade e attività economiche.
Il bilancio fu drammatico: 268 persone persero la vita, tra residenti e turisti, mentre decine di altre rimasero ferite. Intere famiglie vennero spazzate via e il paesaggio della valle cambiò per sempre.
Una tragedia che poteva essere evitata
Le indagini successive accertarono che il disastro non fu causato da un evento naturale, bensì da una lunga serie di errori progettuali, gestionali e di controllo. I bacini, destinati a raccogliere i residui dell’attività mineraria, erano stati ampliati nel corso degli anni senza adeguate garanzie di stabilità. La struttura superiore cedette improvvisamente, trascinando con sé anche quella sottostante e generando una valanga di fango dalla forza distruttiva enorme. I processi che seguirono portarono alla condanna di dirigenti, tecnici e responsabili della gestione dell’impianto. La magistratura definì la tragedia il risultato di gravi negligenze e di una sottovalutazione dei rischi, evidenziando come il crollo fosse ampiamente prevedibile.
Il ricordo che vive nella valle
Oggi la Val di Stava è profondamente diversa da quella del 1985. La ricostruzione ha restituito vita al territorio, ma il ricordo della catastrofe resta vivo grazie al Centro di Documentazione Stava 1985, che conserva testimonianze, documenti e materiali dedicati alla memoria delle vittime e alla diffusione della cultura della prevenzione. Ogni anno, il 19 luglio, istituzioni, familiari e cittadini si ritrovano per commemorare le 268 persone che persero la vita in quella che è considerata una delle più gravi tragedie industriali della storia italiana.


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