Il 21 luglio 2011 l’Atlantis chiude l’era degli Space Shuttle

Con l'atterraggio in Florida si conclude il programma che per 30 anni ha reso possibile la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale e ha rivoluzionato l'esplorazione spaziale

Il 21 luglio 2011, alle 05:57 EDT, lo Space Shuttle Atlantis toccò la pista del Kennedy Space Center, in Florida, compiendo l’ultimo atterraggio nella storia del Programma Space Shuttle della NASA. Con la conclusione della missione STS-135 si chiuse ufficialmente un capitolo fondamentale dell’esplorazione spaziale durato 30 anni. L’Atlantis rientrò sulla Terra dopo una missione di quasi 13 giorni dedicata al rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). A bordo vi erano 6 astronauti: il comandante Chris Ferguson, il pilota Doug Hurley e gli specialisti di missione Sandra Magnus e Rex Walheim. Il loro volo segnò la fine di un programma che aveva cambiato il modo di concepire i viaggi nello Spazio.

Il Programma Space Shuttle era iniziato nel 1981 con il lancio del Columbia, il primo veicolo spaziale riutilizzabile progettato per trasportare astronauti e grandi carichi in orbita terrestre. A differenza delle capsule utilizzate nelle missioni Apollo, gli Shuttle decollavano come razzi ma rientravano planando come un aliante, consentendo il recupero dell’orbiter per missioni successive.

Nel corso di 40 anni, i 5 orbiter operativi – Columbia, Challenger, Discovery, Atlantis ed Endeavour – effettuarono complessivamente 135 missioni, trasportando oltre 350 astronauti provenienti da numerosi Paesi. Grazie agli Shuttle furono messi in orbita importanti satelliti scientifici, tra cui il celebre Telescopio Spaziale Hubble, che venne anche più volte raggiunto e riparato direttamente nello Spazio. Gli orbiter ebbero inoltre un ruolo decisivo nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, trasportando moduli, strumenti e equipaggi.

Il programma fu segnato anche da 2 gravi tragedie. Nel 1986 il Challenger esplose poco dopo il decollo, mentre nel 2003 il Columbia si disintegrò durante il rientro in atmosfera. Entrambi gli incidenti causarono la perdita dei 7 membri degli equipaggi e portarono la NASA a introdurre profonde modifiche ai sistemi di sicurezza.

La decisione di ritirare gli Shuttle fu motivata dai costi elevati di gestione e dalla necessità di sviluppare nuove tecnologie per l’esplorazione dello Spazio profondo. Dopo il pensionamento degli orbiter, gli astronauti statunitensi raggiunsero la ISS per alcuni anni a bordo delle navicelle russe Soyuz, fino all’arrivo dei nuovi veicoli commerciali sviluppati nell’ambito del programma Commercial Crew.