Il 30 luglio 1971 Apollo 15 portò l’uomo a esplorare la Luna come mai prima

Nel giorno dell'anniversario dello storico allunaggio, riviviamo la missione che trasformò gli astronauti in veri esploratori del nostro satellite grazie al primo veicolo elettrico lunare

Il 30 luglio 1971 il modulo lunare Falcon della missione Apollo 15 atterrò con successo sulla superficie della Luna, inaugurando una nuova fase del programma spaziale statunitense. Non si trattava più soltanto di dimostrare che l’uomo poteva raggiungere il nostro satellite, ma di imparare a esplorarlo in modo sempre più approfondito. Al comando della missione c’era David Scott, affiancato dal pilota del modulo lunare James Irwin, mentre Alfred Worden rimase in orbita lunare a bordo del modulo di comando Endeavour. L’allunaggio avvenne nella spettacolare regione di Hadley-Apennine, ai piedi dei Monti Appennini lunari e vicino all’imponente Rima Hadley, un’enorme frattura della superficie.

Apollo 15 rappresentò una svolta rispetto alle missioni precedenti. Per la prima volta gli astronauti disponevano del Lunar Roving Vehicle, il celebre fuoristrada elettrico progettato per muoversi sul terreno lunare. Grazie a questo mezzo poterono percorrere quasi 28 km, una distanza impensabile durante le missioni Apollo precedenti, raggiungendo aree di grande interesse scientifico e raccogliendo una quantità record di campioni di rocce e suolo. Le 3 passeggiate lunari durarono complessivamente oltre 18 ore, consentendo agli astronauti di effettuare esperimenti, installare strumenti scientifici e documentare il paesaggio con fotografie e riprese di straordinaria qualità. Tra i reperti più importanti raccolti vi fu la celebre “Genesis Rock“, una roccia antichissima che contribuì a comprendere meglio la formazione della crosta lunare e, indirettamente, quella della Terra.

La missione si distinse anche per le attività svolte in orbita. Durante il viaggio di ritorno verso la Terra, Alfred Worden effettuò una storica attività extraveicolare nello Spazio profondo per recuperare pellicole e dati dagli strumenti scientifici installati nel modulo di servizio, un’impresa mai tentata prima così lontano dal nostro pianeta.

Apollo 15 segnò il passaggio dalle missioni dimostrative alle cosiddette “missioni J“, progettate per massimizzare il valore scientifico dell’esplorazione lunare. L’esperienza acquisita sarebbe stata fondamentale per le successive missioni Apollo e continua ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento per i programmi di ritorno sulla Luna.