Il 31 luglio 1954 l’Italia conquista il K2

Settantadue anni fa la storica impresa della spedizione italiana guidata da Ardito Desio portò Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla vetta del "Monte Selvaggio", scrivendo una delle pagine più memorabili dell'alpinismo mondiale

Il 31 luglio 1954 la spedizione italiana guidata dal geologo ed esploratore Ardito Desio raggiungeva la vetta del K2, la seconda montagna più alta della Terra con i suoi 8.611 metri, situata nella catena del Karakorum, al confine tra Pakistan e Cina. A compiere gli ultimi passi verso la cima furono gli alpinisti Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, che alle 18 circa piantarono il tricolore italiano sulla vetta, coronando un’impresa che fino a quel momento era riuscita a sfuggire a tutte le spedizioni precedenti.

La montagna più difficile

Pur essendo più basso dell’Everest, il K2 è considerato ancora oggi uno degli ottomila più impegnativi e pericolosi da scalare. Le sue pareti ripide, le condizioni meteorologiche estreme e il rischio costante di valanghe e caduta di ghiaccio gli hanno fatto guadagnare il soprannome di “Monte Selvaggio“. Negli anni Cinquanta, affrontare una montagna di questa portata significava confrontarsi con attrezzature molto meno evolute rispetto a quelle moderne, senza le tecnologie di comunicazione e le previsioni meteorologiche di cui oggi dispongono gli alpinisti.

Una spedizione organizzata nei minimi dettagli

La conquista del K2 fu il risultato di una lunga preparazione scientifica e logistica. A dirigere la spedizione fu Ardito Desio, geologo, docente universitario ed esperto esploratore, che coordinò un gruppo composto da alpinisti, ricercatori, medici e centinaia di portatori impegnati nel trasporto di materiali lungo il ghiacciaio del Baltoro. La salita richiese settimane di lavoro per installare una serie di campi d’alta quota, indispensabili per acclimatare gli alpinisti e trasportare viveri, bombole di ossigeno e attrezzature fino agli ultimi metri della montagna.

Un successo entrato nella storia

Il raggiungimento della vetta fu accolto in Italia con entusiasmo. Nel dopoguerra, il successo della spedizione rappresentò un motivo di orgoglio nazionale e contribuì a rilanciare l’immagine del Paese anche sul piano internazionale, dimostrando le capacità organizzative, scientifiche e sportive della squadra italiana. L’impresa del 1954 segnò inoltre la prima conquista assoluta del K2, un traguardo che ancora oggi occupa un posto speciale nella storia dell’alpinismo mondiale.

Le controversie e la rivalutazione storica

Negli anni successivi, la spedizione fu anche al centro di un acceso dibattito riguardante il ruolo dell’alpinista Walter Bonatti e del portatore pakistano Amir Mehdi, protagonisti di una drammatica notte trascorsa oltre gli ottomila metri durante il trasporto delle bombole di ossigeno destinate all’assalto finale. Per decenni le versioni dei fatti rimasero controverse, fino a una ricostruzione storica che ha riconosciuto il contributo determinante di Bonatti al successo della spedizione, restituendogli il ruolo che gli spettava nell’impresa.