Il 4 luglio 1997 Pathfinder aprì la strada alla nuova esplorazione di Marte

Ventinove anni fa la NASA riportò con successo una sonda sul Pianeta Rosso. La missione Pathfinder e il piccolo rover Sojourner segnarono l'inizio di una nuova era nell'esplorazione marziana

Il 4 luglio 2026 ricorre il 29° anniversario di uno degli eventi più significativi della storia dell’esplorazione spaziale moderna. Il 4 luglio 1997 la sonda Pathfinder della NASA atterrò con successo sulla superficie di Marte, dimostrando che era possibile esplorare il Pianeta Rosso con tecnologie innovative e a costi contenuti. Quella missione rappresentò una svolta decisiva dopo oltre vent’anni di assenza di sbarchi riusciti sul suolo marziano. L’atterraggio avvenne nella regione di Ares Vallis, un’antica pianura modellata miliardi di anni fa da imponenti flussi d’acqua. La scelta del sito non fu casuale: gli scienziati speravano di trovare rocce provenienti da diverse aree del pianeta, trasportate dalle antiche inondazioni, per ricostruire la storia geologica di Marte.

La fase più delicata della missione fu la discesa nell’atmosfera marziana. Dopo aver rallentato grazie a uno scudo termico e a un grande paracadute, la sonda utilizzò una soluzione allora rivoluzionaria: enormi airbag gonfiabili che le permisero di rimbalzare più volte sulla superficie prima di fermarsi definitivamente. Il sistema, semplice ma ingegnoso, si rivelò un successo e sarebbe stato perfezionato nelle missioni successive.

Pochi giorni dopo l’atterraggio entrò in azione Sojourner, un piccolo rover a 6 ruote grande poco più di una scatola da scarpe e dal peso di circa 11 kg. Era il primo veicolo semovente a muoversi sulla superficie di Marte. Nonostante le dimensioni ridotte, Sojourner riuscì a percorrere decine di metri, analizzando rocce e terreno e inviando immagini che affascinarono milioni di persone in tutto il mondo.

La missione superò ampiamente gli obiettivi iniziali. Progettata per durare appena un mese, Pathfinder continuò a trasmettere dati per quasi 3 mesi, mentre Sojourner operò ben oltre la durata prevista. Furono raccolte migliaia di immagini ad alta risoluzione, effettuate analisi della composizione chimica delle rocce e registrate preziose informazioni sull’atmosfera e sul clima marziano.

L’impatto della missione andò oltre i risultati scientifici. Pathfinder dimostrò che era possibile realizzare missioni spaziali efficaci con budget più contenuti, seguendo la filosofia promossa dalla NASA del “faster, better, cheaper”. Inoltre, l’enorme diffusione delle immagini attraverso Internet rese l’esplorazione di Marte un evento globale, avvicinando milioni di persone alla ricerca spaziale. Il successo di Pathfinder aprì la strada a una nuova generazione di missioni sul Pianeta Rosso. Dai rover Spirit e Opportunity, arrivati nel 2004, fino a Curiosity e Perseverance, ogni esploratore marziano deve qualcosa a quella piccola sonda che, nell’estate del 1997, dimostrò che Marte era tornato a essere una meta concreta dell’esplorazione umana.