Il 5 luglio 1996 nasceva la pecora Dolly

Trent'anni fa, nei laboratori del Roslin Institute di Edimburgo veniva alla luce il primo mammifero ottenuto tramite clonazione da una cellula adulta

Il 5 luglio 1996, nei laboratori del Roslin Institute di Edimburgo, nasceva una pecora molto speciale. Si chiamava Dolly ed era il primo mammifero ottenuto mediante clonazione a partire da una cellula somatica adulta, un risultato che avrebbe rivoluzionato la biologia moderna e acceso un acceso confronto tra scienza, etica e società. La sua nascita rappresentò una svolta senza precedenti. Fino ad allora, molti scienziati ritenevano impossibile “riprogrammare” una cellula adulta, già specializzata, affinché potesse dare origine a un intero organismo. Il gruppo di ricerca scozzese dimostrò invece che il patrimonio genetico di una cellula matura conserva tutte le informazioni necessarie per sviluppare un nuovo individuo.

Il procedimento utilizzato, noto come trasferimento nucleare di cellule somatiche, consisteva nell’inserire il nucleo di una cellula prelevata dalla ghiandola mammaria di una pecora adulta all’interno di un ovulo privato del proprio nucleo. Dopo essere stato stimolato a svilupparsi, l’embrione venne impiantato in una madre surrogata. Il risultato fu Dolly, geneticamente identica all’animale da cui proveniva il nucleo della cellula.

La notizia, tuttavia, rimase riservata per alcuni mesi. Solo il 27 febbraio 1997 la rivista scientifica Nature pubblicò lo studio che descriveva l’esperimento, suscitando enorme interesse a livello mondiale. Da quel momento il nome di Dolly divenne sinonimo di clonazione e alimentò un intenso dibattito sulle possibili applicazioni della tecnica, dalle prospettive della medicina rigenerativa fino ai timori legati all’eventuale clonazione umana. In realtà, l’obiettivo dei ricercatori non era creare copie di animali, bensì comprendere meglio i meccanismi dello sviluppo cellulare e sviluppare nuove strategie per la ricerca biomedica e la produzione di animali geneticamente modificati utili allo studio delle malattie.

Dolly visse fino al 2003 e diede alla luce 6 agnelli, dimostrando di essere fertile. La sua morte, avvenuta a 6 anni e mezzo per una malattia polmonare comune nelle pecore allevate in ambienti chiusi, alimentò inizialmente il sospetto che la clonazione potesse accelerare l’invecchiamento. Studi successivi hanno però chiarito che molti dei problemi osservati non erano necessariamente legati al processo di clonazione.

A 30 anni dalla sua nascita, Dolly continua a rappresentare uno dei simboli più importanti della biotecnologia contemporanea. Le conoscenze acquisite grazie a quell’esperimento hanno contribuito ai progressi nella medicina rigenerativa, nella conservazione di specie animali rare e nella ricerca sulle cellule staminali.