Il 6 luglio occupa un posto di rilievo nella storia dell’economia mondiale. Proprio in questo giorno, nel 1785, il Congresso della Confederazione scelse all’unanimità il dollaro come valuta unica degli Stati Uniti d’America, ponendo le basi del futuro sistema monetario della giovane nazione. La decisione arrivò pochi anni dopo la fine della Guerra d’Indipendenza: gli Stati Uniti avevano conquistato la libertà dalla Gran Bretagna, ma dovevano ancora costruire istituzioni solide, compresa una moneta nazionale capace di sostituire il mosaico di valute straniere e locali che circolavano nel Paese.
La scelta del dollaro rappresentò una vera innovazione. Per la prima volta nella storia moderna, uno Stato adottava ufficialmente una valuta organizzata secondo il sistema decimale, con unità e sottomultipli basati sul numero 10 . Un principio che oggi appare scontato, ma che all’epoca semplificava enormemente calcoli, commerci e contabilità rispetto ai complessi sistemi monetari utilizzati in Europa.
Il nome “dollaro” deriva dal termine tedesco Thaler, una moneta d’argento molto diffusa nel continente europeo. Negli anni precedenti alla nascita degli Stati Uniti, nelle colonie americane circolava anche il “peso spagnolo”, noto come “Spanish dollar”, che contribuì a rendere familiare quel nome ai cittadini americani.
La decisione del 6 luglio 1785 fu solo il primo passo. Negli anni successivi sarebbero stati definiti il valore della moneta, la creazione della Zecca degli Stati Uniti e la produzione delle prime emissioni ufficiali. Da allora il dollaro avrebbe accompagnato la crescita economica del Paese fino a diventare, nel corso del Novecento, la valuta di riferimento per il commercio internazionale e la principale moneta di riserva delle banche centrali di tutto il mondo. Dal Congresso del 1785 fino ai mercati globali del XXI secolo, il dollaro continua infatti a essere uno dei simboli più riconoscibili del potere economico degli Stati Uniti.


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