Nelle prime ore del mattino, la città di Parigi è diventata il palcoscenico di uno degli eventi meteorologici e astronomici più affascinanti e insoliti dell’anno. Un’eccezionale ondata di nuvole nottilucenti sta attraversando l’Europa in questi giorni, spingendosi insolitamente molto più a sud rispetto alla sua normale area di origine. Due giorni fa, infatti, lunedì 29 giugno, queste misteriose formazioni luminose sono scese dal Circolo Polare Artico fino a raggiungere la Francia centrale, regalando uno scenario mozzafiato che ha lasciato a bocca aperta scienziati e appassionati di fotografia.
A documentare questo straordinario fenomeno atmosferico è stato il noto fotografo parigino Bertrand Kulik, celebre per i suoi scatti fulminei e suggestivi della metropoli. Kulik è riuscito a catturare le nuvole mentre fluttuavano sopra i tetti parigini, descrivendole come sottili increspature argentee visibili chiaramente alla sinistra della Tour Eiffel illuminata. Le immagini mostrano filamenti lucenti che tagliano il cielo crepuscolare, creando un contrasto quasi surreale con le calde luci artificiali della città e le nuvole più basse e scure tipiche della nostra troposfera.
Cosa sono le nuvole nottilucenti e come si formano
Per comprendere appieno la rarità di questo evento, è necessario spiegare la natura scientifica di quelle che in gergo tecnico vengono chiamate nuvole mesosferiche polari o semplicemente NLC. A differenza delle normali nuvole che popolano i nostri cieli, che si formano nella troposfera a pochi chilometri di altezza, le nuvole nottilucenti prendono vita nella mesosfera, lo strato dell’atmosfera terrestre situato a una quota compresa tra gli 80 e gli 85 chilometri dal suolo, praticamente ai confini dello spazio.
La loro genesi richiede una combinazione di fattori estremamente precisi e delicati. Durante il periodo estivo, bizzarramente, la mesosfera raggiunge le sue temperature più basse dell’anno, arrivando a toccare persino i 140 gradi sotto zero. In queste condizioni di freddo estremo, le pochissime molecole di vapore acqueo che riescono a risalire dalle latitudini inferiori iniziano a congelare, ma per farlo hanno bisogno di un nucleo di condensazione, ovvero di una superficie solida su cui aggrapparsi per dare inizio alla cristallizzazione.
Il segreto cosmico dietro il bagliore argenteo
La vera magia di questo fenomeno risiede nella provenienza dei minuscoli nuclei attorno ai quali si formano i cristalli di ghiaccio. Gli scienziati hanno scoperto che questo pulviscolo non è di origine terrestre, bensì extraterrestre. Si tratta infatti di polvere di meteora, ovvero i microscopici detriti lasciati dalle stelle cadenti che si disintegrano quotidianamente quando impattano contro la nostra alta atmosfera. Il vapore acqueo ghiaccia attorno a queste particelle di fumo meteorico, creando nuvole fatte interamente di ghiaccio cosmico.
Il caratteristico bagliore elettrico, che varia dalle tonalità dell’azzurro brillante a quelle del bianco argenteo, è dovuto a un puro effetto geometrico di prospettiva. Essendo posizionate a un’altitudine così elevata, queste nuvole rimangono illuminate dai raggi del sole anche quando il nostro astro è già tramontato o non è ancora sorto per chi si trova a terra. Di conseguenza, mentre la città è immersa nel buio della notte o della prima alba, il cielo notturno ad altissima quota riceve ancora la luce solare, che viene riflessa dai cristalli di ghiaccio verso gli osservatori nell’oscurità.
Perché la fine di giugno rappresenta il picco della stagione
Gli esperti del settore concordano sul fatto che la fine di giugno rappresenti il culmine assoluto per l’osservazione delle nuvole nottilucenti. Questo periodo, strettamente legato al solstizio d’estate, garantisce la perfetta combinazione di dinamiche termiche nella mesosfera e la giusta angolazione solare per rendere i filamenti di ghiaccio visibili dalle medie latitudini. Le prime ore che precedono l’alba e i minuti successivi al tramonto sono in assoluto i momenti migliori per tentare l’avvistamento, poiché il contrasto termico e luminoso è massimo.
Negli ultimi anni, la frequenza e l’intensità di questi avvistamenti a latitudini più basse rispetto al passato, come appunto è accaduto nel cielo di Parigi, stanno attirando sempre di più l’attenzione della comunità scientifica internazionale. L’aumento del vapore acqueo ad alte quote, talvolta correlato alle emissioni di gas serra o ai lanci spaziali che rilasciano grandi quantità di umidità nella stratosfera e nella mesosfera, potrebbe essere uno dei fattori che favoriscono la diffusione di queste nubi spettacolari anche nel cuore dell’Europa continentale.


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