La corrente a getto affonda così spesso nell’Atlantico orientale che molti lettori si chiedono se esista una ‘regola’ precisa a spiegare questo comportamento. In realtà, la cosa più giusta da dire è che non c’è un singolo motivo certo e deterministico: c’è invece un insieme di fattori atmosferici e oceanici che rendono quell’area dell’Atlantico un punto ‘naturale’ in cui il flusso tende a incurvarsi verso sud e a scavare una saccatura.
Quando parliamo di ‘sprofondamento della corrente a getto‘, ci riferiamo al ramo principale del getto polare che, invece di scorrere da ovest verso est, si ondula formando un’ampia curvatura verso sud sull’oceano tra Atlantico centro-orientale ed Europa occidentale. In questi casi, il getto disegna una vera e propria onda, con un promontorio di alta pressione sull’Atlantico più occidentale e una saccatura profonda a ridosso del settore orientale, spesso proprio di fronte alle coste europee. È una configurazione che conosciamo come la cosiddetta ‘lacuna barica‘ sulle Azzorre o poco più a nord, capace di pilotare perturbazioni intense verso il vecchio continente.

Il punto di partenza è il contrasto termico. Le correnti a getto nascono proprio dalla differenza di temperatura fra le masse d’aria polari e quelle subtropicali e dal modo in cui la rotazione terrestre, tramite l’effetto di Coriolis, organizza questo contrasto tramite un ‘nastro’ di venti fortissimi a quote medio-alte. Sull’Atlantico il gioco è amplificato dalla presenza di acque relativamente calde trasportate verso nord dalla Corrente del Golfo e da acque più fredde nel settore subpolare: ne nasce un corridoio di forte gradiente termico che tende a canalizzare il getto in uscita dal Nord America fin sopra l’oceano.
La morfologia del territorio nord-americano rende questa dinamica ancora più complessa. Prima di raggiungere l’Atlantico, le correnti in quota si scontrano con la barriera naturale delle Montagne Rocciose. Questo ostacolo costringe l’aria a salire e scendere, creando delle oscillazioni nel flusso (le onde di Rossby) che si muovono verso est. Una di queste onde tende a stabilizzarsi proprio sull’Oceano Atlantico, generando così un’area di alta pressione a ovest e una profonda discesa fredda verso sud nella zona centro-orientale. È in questo punto che la saccatura tende a stabilizzarsi, configurandosi come un pattern strutturale sistematico su scala emisferica.
Anche l’oceano gioca un ruolo cruciale in questa dinamica. La Corrente del Golfo e i grandi movimenti dell’oceano Atlantico trasportano costantemente calore verso nord, modificando le temperature della superficie marina. Questi sbalzi termici condizionano direttamente il comportamento dell’atmosfera, ‘decidendo’ dove si formeranno le zone di alta e di bassa pressione. Quando l’Atlantico centrale si scalda più del solito, ad esempio, l’atmosfera tende a creare un’area di alta pressione a ovest. Di conseguenza, la corrente a getto devia e si dirige verso est, portando perturbazioni e aria fredda verso l’Europa occidentale.
Dietro il tempo che fa, ci sono i grandi ‘motori‘ del clima globale: le teleconnessioni atmosferiche. Quando indici come la NAO o la PNA si trovano in determinate posizioni, promuovono lo sviluppo di robusti anticicloni di blocco sull’Atlantico. Questo costringe la corrente a getto, il grande fiume d’aria in quota, a fare ampie curve e a deviare. I dati storici ci dicono che queste curve tendono a puntare dritto verso l’Atlantico orientale, scatenando il meteo estremo in Europa: piogge torrenziali, forti tempeste e saccature ricolme di aria fredda che scivolano fin sul Mediterraneo.
A tutto questo si sovrappone lo scenario dei cambiamenti climatici. Il riscaldamento dell’Artico, superiore rispetto al resto del globo, riduce il divario termico tra l’equatore e i poli, facendo sì che la jet stream risulti in media meno rettilinea e più sinuosa. Un flusso d’aria meno intenso è in grado di generare ondulazioni più ampie, con flessioni più accentuate e persistenti sia verso il bacino del Mediterraneo che sull’Atlantico orientale. Questo non implica che il clima costringa la corrente a piegarsi sempre in quella specifica zona, bensì che cresce la probabilità di assistere a configurazioni stazionarie e saccature marcate in quel comparto, proprio quelle figure che negli ultimi anni hanno frequentemente scatenato fenomeni di maltempo estremo su vasta scala in Europa.
In conclusione, rimane un nodo cruciale da districare: non esiste una motivazione univoca e immediata per cui la dinamica atmosferica favorisca con tanta frequenza tale assetto. Siamo in grado di delineare con precisione le dinamiche che sostengono la corrente a getto e le sue fluttuazioni e possiamo identificare l’insieme di elementi, come la temperatura superficiale marina, le caratteristiche del territorio, le teleconnessioni e le condizioni climatiche, che aumentano la probabilità di un’irruzione fredda sull’Atlantico orientale. Tuttavia, l’assetto sinottico è imprevedibile e soggetto a variazioni endogene: motivo per cui risulta impossibile ricondurre le dinamiche di una corrente a getto a un unico fattore scatenante.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?