Il nuovo volto del clima: temperature record, ghiacciai in ritirata e un futuro che dipende dalle scelte di oggi

Le oscillazioni stagionali non indicano un miglioramento del clima: la tendenza di fondo resta al riscaldamento e i ghiacciai sono tra le prime vittime di questo cambiamento

Negli ultimi anni sempre più persone si chiedono se il clima stia davvero cambiando e quanto questo impatti sulla nostra vita quotidiana. Proprio a partire da questi interrogativi, possiamo guardare ai dati più aggiornati per capire che cosa sta succedendo al pianeta e alle nostre montagne. Il clima sta cambiando in fretta e questa non è certo una novità. Per di più il riscaldamento globale non sta rallentando: è in fase di accelerazione e i ghiacciai, soprattutto quelli alpini, sono tra gli elementi più fragili del sistema, già oggi in forte sofferenza.

Quanto è cambiato il clima finora

Rispetto all’era preindustriale, la temperatura media del pianeta è salita di circa +1.2/+1.3°C, ma il dato che colpisce di più è che il triennio 2023-2025 ha superato per la prima volta la soglia di +1.5°C come media annuale. Non si tratta di una singola annata eccezionale, bensì di un nuovo stato del clima: il rapporto sullo ‘Stato del clima globale 2025‘ dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale indica che gli anni dal 2015 al 2025 sono stati gli undici più caldi da quando disponiamo di osservazioni strumentali, fissando di fatto un nuovo ‘normal climatico‘ molto più caldo del passato.

Sta peggiorando o migliorando?

Alla domanda istintiva di molti lettori “ma sta solo peggiorando o c’è una tendenza a migliorare?”, i dati scientifici forniscono una risposta netta. Le statistiche mostrano che il ritmo del riscaldamento globale ha subito un’accelerazione nell’ultimo decennio: tra 2015 e 2024 la temperatura media globale è aumentata di circa +0,27°C. Le analisi di Copernicus confermano che il 2024 resta l’anno più caldo mai registrato, seguito dal 2023, con il 2025 al terzo posto: un podio di record che si succedono senza alcun segnale di inversione spontanea della tendenza. Finché non si farà nulla per invertirla, il clima continuerà a scaldarsi e con esso aumenteranno frequenza e intensità di ondate di calore, siccità e eventi estremi.

Ghiacciai: perché sono così in pericolo

I ghiacciai rappresentano uno dei segni più evidenti del riscaldamento globale. La loro risposta alle variazioni di temperatura è lenta, ma i processi di fusione avviati diventano spesso permanenti. I dati indicano che, senza variazioni di rotta, la Terra potrebbe perdere fino al 75% della sua massa glaciale nei secoli a venire. Persino rispettando i rigidi limiti di emissioni fissati dall’Accordo di Parigi, la contrazione inevitabile si attesterebbe comunque intorno al 39%. Questa drastica riduzione è purtroppo già una realtà: dal 2000 ad oggi i ghiacciai del pianeta hanno ceduto il 5% del proprio volume, un dato che sulle Alpi precipita drammaticamente verso il 40% tra arretramento dei fronti e calo degli spessori.

I “sali e scendi” di temperatura non sono un segnale di miglioramento

Molti si chiedono se le oscillazioni di temperatura che viviamo di stagione in stagione, inverni ancora freddi, qualche estate meno estrema e piogge torrenziali, possano in qualche modo ‘compensare’ il riscaldamento globale. È una percezione comprensibile, ma fuorviante. Quelle oscillazioni si innestano su una tendenza di fondo sempre più calda: il cosiddetto ‘pavimento termico‘ su cui poggiano le variazioni naturali si è alzato. Per i ghiacciai alpini questo significa estati via via più lunghe e intense, con fusioni ben evidenti, seguite da inverni che spesso non riescono più a ripristinare il ghiaccio perso, perché nevica meno o la neve cade a quote troppo alte. Il bilancio di massa glaciale, ossia la differenza tra quanto ghiaccio si scioglie e quanto se ne accumula, resta così stabilmente negativo: anno dopo anno si perde più ghiaccio di quanto se ne riesca a ‘ricostruire’ e i ghiacciai arretrano, si assottigliano, si frammentano.

Cosa possiamo ancora salvare

Il quadro può sembrare cupo, ma non è predeterminato. Gli scenari climatici mostrano che ogni decimo di grado evitato fa una grande differenza per i ghiacciai e per le comunità che dipendono da essi. Se il riscaldamento globale venisse contenuto sotto +1,5°C rispetto all’era preindustriale, una parte importante della massa glaciale potrebbe essere preservata, garantendo ancora per decenni una preziosa risorsa di acqua dolce. La ‘finestra’ per limitare i danni è ancora aperta, ma richiede politiche aggressive di riduzione delle emissioni, adattamento e protezione degli ecosistemi montani. In altre parole, oggi il clima sta cambiando e i ghiacciai sono in netto pericolo, ma l’entità del danno futuro dipende in modo diretto dalle scelte che faremo nei prossimi anni.