Incendi boschivi al minimo storico: nel 2026 le emissioni globali da biomassa raggiungono il livello più basso degli ultimi 23 anni | DATI

I dati del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus evidenziano un calo senza precedenti nella prima metà dell'anno, ma gli esperti avvertono sui rischi legati ai roghi estivi in Nord America ed Eurasia

Una svolta straordinaria e incoraggiante emerge dai dati scientifici sul clima globale relativi alla prima parte dell’anno corrente. Nel corso della prima metà del 2026, precisamente nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno, le emissioni globali derivanti dalla combustione di biomasse hanno raggiunto il livello più basso mai registrato per questo specifico intervallo temporale. Questo importantissimo traguardo si colloca all’interno dei 24 anni di set di dati sulle emissioni da incendi gestiti direttamente dal Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus (CAMS), segnando una flessione storica nel computo dei gas rilasciati nell’atmosfera del nostro pianeta.

Un record storico nei dati di monitoraggio globale

Le stime elaborate attraverso strumenti avanzati indicano che le emissioni totali stimate di carbonio derivanti dalla combustione di biomasse per questa prima metà dell’anno sono state complessivamente di poco inferiori a 400 megatonnellate di carbonio. Questo risultato rappresenta un minimo storico assoluto dall’inizio delle misurazioni sistematiche avviate nel 2003. Secondo quanto rilevato dal Global Fire Assimilation System (GFAS), il principale fattore che ha contribuito in modo determinante a tale calo generale è stata la netta riduzione degli incendi stagionali nell’Africa tropicale, un’area storicamente soggetta a roghi intensi in questo periodo dell’anno. Questo quadro positivo globale testimonia una temporanea tregua per l’atmosfera terrestre, sebbene gli scienziati invitino a interpretare i dati con estrema cautela.

incendi boschivi minimo storico

Il ruolo dell’Africa e dell’Asia nelle stime del carbonio

Analizzando la situazione a livello prettamente continentale, la ripartizione geografica mostra che i principali responsabili del rilascio di sostanze inquinanti sono stati l’Africa e l’Asia. Nello specifico, l’Africa ha fatto registrare emissioni pari a 154 megatonnellate di carbonio, mentre l’Asia si è attestata su un valore di 113 megatonnellate di carbonio. Entrambe le regioni mantengono da tempo una lunga tradizione legata al ricorso sistematico agli incendi per le pratiche agricole durante la stagione secca, un fattore che pesa in modo considerevole sui bilanci emissivi locali ma che, nei primi sei mesi del 2026, ha mostrato una contrazione sufficiente a influenzare positivamente l’intero indice planetario.

Il fumo degli incendi boschivi e il giallo della polvere desertica nel 2026

L’improvvisa escalation in Nord America ed Eurasia

Nonostante l’eccellente traguardo iniziale, lo scenario globale rischia di subire mutamenti repentini a causa delle dinamiche osservate nelle ultime settimane. Verso la fine di giugno, infatti, l’attività degli incendi in Nord America e in Eurasia è aumentata rapidamente, suggerendo che questo quadro complessivamente positivo potrebbe cambiare in brevissimo tempo. Durante la seconda metà di giugno, l’attività dei roghi e le relative emissioni sono cresciute in modo significativo nel territorio del Nord America. Grandi incendi, scatenati principalmente da fulmini, si sono sviluppati in diverse province canadesi, spostando l’attenzione degli osservatori internazionali verso il comparto boreale.

I massicci pennacchi di fumo generati da questi eventi, densamente carichi di particolato e gas nocivi come il monossido di carbonio, sono stati chiaramente osservati e tracciati nelle previsioni della profondità ottica degli aerosol del CAMS. Il monitoraggio dettagliato ha permesso di seguire lo spostamento di questi pennacchi di fumo, i quali sono stati trasportati fino nell’Artico canadese e successivamente attraverso l’Atlantico settentrionale. Gli incendi più estesi e preoccupanti sono stati localizzati nei Territori del Nord-Ovest e nel Manitoba. Ciononostante, le emissioni complessive di carbonio del Canada rimangono, per il momento, al di sotto della media storica di riferimento.

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Le prospettive future tra El Niño e la tutela della salute pubblica

L’attenzione degli scienziati non si limita alle sole aree americane. L’analisi accurata condotta dal CAMS sugli incendi nella prima metà del 2026 include anche un attento esame dei roghi divampati nell’Europa settentrionale e occidentale, territori colpiti a seguito di condizioni meteorologiche insolitamente secche e calde. Parallelamente, gli esperti hanno preso in esame l’intenso inizio d’anno che ha caratterizzato l’emisfero meridionale. L’impatto delle emissioni derivanti dagli incendi sulla salute umana e sull’ambiente circostante continua a rappresentare un grave motivo di preoccupazione a livello globale, poiché un numero sempre crescente di studi scientifici ne rivela le pesanti conseguenze su vasta scala.

A fare chiarezza sulle dinamiche in atto e sulle evoluzioni attese per i prossimi mesi è Mark Parrington, Scienziato senior presso il Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus, che ha rilasciato la seguente dichiarazione ufficiale sul tema: “Il minimo storico di emissioni totali da combustione di biomasse registrato nella prima metà del 2026 conferma la tendenza generale al ribasso legata ai cambiamenti negli incendi della savana nell’Africa tropicale e in Asia. Tuttavia, l’insorgere di numerosi incendi su larga scala in Eurasia e Nord America nelle ultime due settimane di giugno potrebbe far aumentare le emissioni globali totali per il resto dell’estate. Guardando più avanti, le condizioni previste legate a El Niño potrebbero far aumentare le emissioni globali dovute agli incendi, come abbiamo osservato durante i precedenti anni di El Niño, il 2015 e il 2019, quando la prima combustione di biomasse in Indonesia ha causato una diffusa foschia regionale e ha gravemente compromesso la qualità dell’aria. Sebbene la prima metà dell’anno offra un quadro positivo, un monitoraggio costante rimane essenziale poiché il fumo degli incendi può ancora avere un impatto significativo sulla qualità dell’aria e le condizioni possono cambiare rapidamente”.

La tecnologia dietro il monitoraggio satellitare di Copernicus

La precisione nella stima di questi fenomeni e nella valutazione dei rischi per la qualità dell’aria è resa possibile dall’impiego di infrastrutture tecnologiche d’avanguardia. Il sistema GFAS del CAMS si avvale quotidianamente delle osservazioni satellitari fornite dai sensori avanzati VIIRS e MODIS. Questi strumenti consentono di calcolare con precisione la potenza radiativa del fuoco, un parametro fondamentale per determinare l’esatta entità delle emissioni di carbonio e di altri agenti inquinanti derivanti dagli incendi boschivi. L’evoluzione prevista di tali emissioni viene successivamente elaborata e simulata sfruttando il sofisticato modello del Sistema de Previsione Integrato sviluppato dall’ECMWF. Attraverso questo costante sforzo di monitoraggio atmosferico, la comunità scientifica internazionale mantiene un presidio fondamentale per anticipare le crisi ambientali e comprendere i complessi mutamenti che interessano il nostro pianeta.

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