Il destino dell’inverno 2026/2027 potrebbe essere già ‘scritto’ nelle acque degli oceani. Nel Nord Atlantico si è ripresentato un vistoso ‘nucleo freddo’, mentre sul Pacifico tropicale sta nascendo un Super El Niño di quelli che compaiono solo poche volte in una generazione. La combinazione di questi due segnali offre le prime indicazioni su come potrebbe comportarsi l’atmosfera tra Stati Uniti, Canada ed Europa, con ricadute anche sul Mediterraneo. Al centro di questa dinamica c’è la principale circolazione termoalina atlantica: il complesso di correnti che comprende la Corrente del Golfo e l’AMOC. A pieno regime, questo sistema pompa ingenti masse di acqua calda verso settentrione, mitigando gli inverni nell’Europa occidentale e sulla costa orientale degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, però, le osservazioni hanno mostrato un indebolimento di questa circolazione: le acque si scaldano lungo la East Coast americana, mentre il Nord Atlantico subpolare si raffredda. Il risultato è un cosiddetto ‘cold blob’, un nucleo d’acqua insolitamente fredda, che in queste ultime settimane è tornato visibile e più esteso rispetto allo scorso anno, con anomalie negative diffuse e ben ‘agganciate’ al percorso del Gulf Stream.
Le tendenze a lungo termine per l’ultima parte del 2026 evidenziano che questo raffreddamento anomalo non è un fenomeno temporaneo. Anche nel semestre luglio-dicembre, i modelli previsionali confermano un Atlantico subpolare più freddo della media, con una propaggine fresca che segue la traiettoria della Corrente del Golfo verso le medie latitudini. Contemporaneamente, l’area tropicale del Pacifico evidenzia un eccezionale incremento termico, con un Super El Niño destinato a raggiungere livelli record per gli ultimi decenni. Il quadro globale risultante è un mosaico di anomalie: Atlantico settentrionale freddo, Pacifico tropicale incandescente e un Atlantico equatoriale più fresco, che sarà analizzato nei prossimi aggiornamenti. Tutti elementi che, combinati, predispongono in modo del tutto peculiare la circolazione atmosferica.
Per comprendere appieno le conseguenze di questa configurazione, è necessario analizzare le rianalisi del NOAA e gli eventi del passato. Quando nel periodo autunnale il Nord Atlantico presenta una marcata anomalia fredda, l’inverno seguente tende a sviluppare un indice PNA (Pacific North American) positivo. Tale assetto favorisce l’alta pressione tra Canada e nord-ovest degli Stati Uniti, oltre a un corridoio di bassa pressione esteso sulle aree centrali e orientali. Gli inverni caratterizzati in passato dal fenomeno estremo di El Niño mostrano configurazioni quasi identiche: una profonda depressione sul Pacifico settentrionale, un’area anticiclonica sul Canada, condizioni di tempo instabile e freddo su gran parte degli Stati Uniti e un promontorio d’alta pressione piuttosto mite esteso verso il continente europeo. In questo contesto, la zona di anomalie fredde nell’Atlantico viene considerata sempre più come un campanello d’allarme: non la causa diretta degli inverni insoliti, ma il segnale che il legame tra mare e atmosfera sta entrando in una fase inedita, guidata dall’energia dell’Oceano Pacifico.
Un passaggio cruciale è rappresentato dal biennio 2014–2016, fase in cui l’anomalia termica negativa (‘cold blob’) del Nord Atlantico risultò particolarmente evidente. In quel frangente, la configurazione invernale ha frequentemente evidenziato un campo di alta pressione sui settori occidentali e nord-occidentali di Stati Uniti e Canada, concentrando ondate di gelo e tempeste nel Midwest, e negli Stati Uniti e Canada orientali. Qualcosa di simile è emerso anche nel corso dell’ultima stagione invernale, con una depressione persistente tra Canada settentrionale e Stati Uniti orientali, blocco anticiclonico su Groenlandia e ampia circolazione di bassa pressione sull’Europa occidentale. Questo pattern ha canalizzato masse d’aria più fredde dal Canada occidentale verso l’est degli USA, mentre sull’Europa centrale e meridionale si sono registrate anomalie termiche spesso positive, a fronte di condizioni più fredde sul Nord Europa.
Proiettandoci in avanti, gli autorevoli modelli stagionali come ECMWF, CanSIPS e CFS, applicati a dicembre 2026 e all’intera stagione 2026/2027, delineano uno scenario concorde con la forza del Super El Niño. La circolazione media mostra una PNA positiva ben strutturata, con alta pressione robusta sul Canada e una ampia zona di bassa pressione sul Nord Pacifico e su parte degli Stati Uniti centrali e meridionali. Da questa ondulazione, un promontorio anticiclonico subtropicale tende a espandersi verso l’Atlantico e l’Europa, convogliando una massa d’aria relativamente mite sul continente. Sul Nord America, l’anomalia termica prevalente vede temperature più miti su Canada e Stati Uniti settentrionali; al contempo, su parte degli USA centrali, meridionali e orientali, aumenta la probabilità di ondate di freddo e marcata instabilità, in linea con la classica configurazione invernale da forte El Niño.
Per l’Europa, invece, le mappe che mostrano le anomalie termiche prevedono un aumento delle temperature rispetto alla media con il passare della stagione. La spinta anticiclonica subtropicale, collegata alle dinamiche di El Niño, tende ad espandersi verso l’Europa centro-occidentale. Questo favorirà fasi di tempo stabile, soleggiato e mite, soprattutto sui settori meridionali del continente e lungo l’area mediterranea. Questo non implica una stagione invernale totalmente esente da ondate di freddo: l’Atlantico settentrionale freddo e gli anticicloni di blocco sulla Groenlandia possono ancora spianare la strada a colate di aria polare verso il Nord Europa e, a tratti, verso le lande più settentrionali del continente. Ma la tendenza generale, valutando l’intero periodo, rimane orientata verso valori termici superiori alla media su gran parte dell’Europa, in continuità con quanto rilevato in numerosi inverni caratterizzati da un forte El Niño.
Il principio fondamentale presuppone che gli oceani anticipino le tendenze della stagione invernale. Le anomalie della temperatura superficiale fungono da parametri diagnostici del sistema climatico: la concomitanza tra il raffreddamento del Nord Atlantico, il riscaldamento del Pacifico equatoriale e l’allineamento delle onde planetarie, indica che la circolazione atmosferica si sta strutturando secondo pattern ricorrenti già documentati. Per chi osserva la stagione invernale 2026/2027 su scala europea e mediterranea, le prime proiezioni indicano una linea di tendenza chiara: le acque fredde del Nord Atlantico e un intenso fenomeno di El Niño nel Pacifico indirizzano il clima verso un inverno potenzialmente più temperato rispetto alla media nel cuore dell’Europa, più variabile e gelido in alcune aree degli Stati Uniti, e che non esclude improvvise ondate di freddo estremo alle alte latitudini continentali, non appena le correnti atlantiche riusciranno a scalfire l’anticiclone subtropicale.





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