La “Notte stellata” del cosmo: la Dark Energy Camera cattura la spettacolare nascita delle stelle nella Corona Australe

La fotocamera da 570 megapixel del DOE rivela un capolavoro cosmico tra nebulose, stelle giovani e ammassi globulari

Una scena cosmica dai colori intensi, attraversata da vortici di gas, polveri e stelle, sembra richiamare una delle opere più celebri della storia dell’arte: “Notte stellata” di Vincent van Gogh. Questa volta, però, la tela non è dipinta da un artista sulla Terra, ma dalla natura stessa attraverso gli occhi della Dark Energy Camera (DECam), la potentissima fotocamera astronomica da 570 megapixel realizzata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE). L’immagine, acquisita dalla DECam installata sul telescopio Víctor M. Blanco da 4 metri della National Science Foundation (NSF) presso l’Osservatorio Interamericano di Cerro Tololo (CTIO) in Cile, mostra una delle regioni più affascinanti del cielo australe: la Nube Molecolare della Corona Australe, un laboratorio naturale dove nuove stelle stanno nascendo a circa 430 anni luce dalla Terra. La fotografia mette in evidenza due protagonisti apparentemente vicini ma separati da una distanza enorme: a sinistra la luminosa nebulosa NGC 6729, cuore di una regione di intensa formazione stellare, e a destra il lontanissimo ammasso globulare NGC 6723, conosciuto anche come “Ammasso del Lampadario”. L’immagine è stata diffusa da NOIRLab, il centro della National Science Foundation dedicato alla ricerca astronomica da terra.

Un ritratto cosmico che unisce arte e astronomia

Il campo visivo catturato dalla Dark Energy Camera offre una composizione sorprendente, dove strutture celesti dalle forme sinuose ricordano pennellate di colore sospese nello spazio. Le tonalità blu, arancioni e beige derivano dall’interazione tra la luce delle stelle giovani, il gas interstellare e le nubi di polvere che circondano questa regione della Corona Australe, la costellazione conosciuta in latino come “Corona del Sud”. La metà sinistra dell’immagine è dominata dalla Nube Molecolare della Corona Australe, una delle regioni di formazione stellare più vicine al nostro Sistema Solare. Qui enormi accumuli di gas freddo e polveri stanno fornendo il materiale necessario alla nascita di nuove stelle, in un processo che avviene attraverso complesse trasformazioni fisiche e chimiche. L’effetto finale è una visione che sembra un’opera d’arte naturale: una distesa di vortici luminosi e strutture dinamiche che ricordano il movimento e l’energia espressi da Van Gogh nella sua “Notte stellata”.

DECam, l’occhio da 570 megapixel che scruta le profondità dell’universo

Dietro questa straordinaria immagine c’è una delle più avanzate tecnologie astronomiche mai realizzate. La Dark Energy Camera, progettata e costruita dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, è una fotocamera ad alta risoluzione composta da 74 rivelatori e dotata di una lente con un diametro di quasi un metro. Installata sul telescopio Víctor M. Blanco da 4 metri presso il Cerro Tololo Inter-American Observatory in Cile, DECam è stata sviluppata originariamente per osservare l’espansione dell’universo e studiare il misterioso fenomeno della energia oscura. La sua capacità di raccogliere enormi quantità di luce consente però anche di realizzare immagini dettagliate delle regioni più spettacolari della Via Lattea. Grazie alla sua sensibilità, la fotocamera riesce a distinguere strutture estremamente deboli, rivelando dettagli delle nubi interstellari e delle stelle immerse al loro interno. Ogni immagine prodotta diventa così una mappa ricca di informazioni scientifiche, capace di mostrare fenomeni che avvengono su scale temporali e spaziali difficili da immaginare.

NGC 6729, la nebulosa dove nascono nuove stelle

All’estrema sinistra della fotografia emerge una piccola nube luminosa di colore arancione che ospita uno degli oggetti più interessanti della regione: R Coronae Australis. Si tratta di un sistema binario formato da due stelle che orbitano una intorno all’altra con un periodo compreso tra 43 e 47 anni. La stella principale è una stella di pre-sequenza principale, una fase evolutiva nella quale l’astro ha già accumulato quasi tutta la propria massa ma non ha ancora iniziato la fusione dell’idrogeno nel nucleo. È una sorta di fase “giovanile” nella vita stellare, precedente all’ingresso nella sequenza principale. Nel 2019 gli astronomi hanno scoperto che la compagna di questa stella è una nana rossa, il tipo di stella capace di fondere idrogeno con la minore massa e tra le più comuni nell’universo. Le nane rosse hanno temperature relativamente basse e possono vivere per periodi estremamente lunghi rispetto a stelle più calde e massicce come il Sole. La luce intensa della giovane stella principale illumina il materiale circostante, creando una nebulosa a riflessione, una regione nella quale la polvere interstellare diffonde la luce stellare. Allo stesso tempo, la radiazione ultravioletta emessa dalla stella ionizza il gas vicino, generando una nebulosa a emissione. L’unione di questi fenomeni dà origine a NGC 6729, una nebulosa binaria la cui luminosità e forma cambiano nel tempo proprio a causa del movimento orbitale delle stelle che si trovano al suo interno.

Le nubi luminose NGC 6726, NGC 6727 e IC 4812 mostrano la formazione stellare in azione

Proseguendo verso l’alto e verso destra nell’immagine, la scena continua a mostrare le tracce della formazione stellare. Le nubi di gas blu brillante rivelano la presenza di stelle appena nate che illuminano il materiale circostante. Questa regione caratterizzata da strutture vorticiose beige e blu è composta principalmente dalle nebulose a riflessione NGC 6726 e NGC 6727, dove la luce delle giovani stelle viene diffusa dalle particelle di polvere presenti nelle nubi. Le due nebulose si estendono fino alla parte inferiore destra dell’immagine, collegandosi con un’altra struttura luminosa: la nebulosa a riflessione IC 4812. L’insieme crea una complessa rete di gas e luce che rappresenta uno dei panorami più suggestivi della nascita stellare nella nostra galassia.

NGC 6723, l’Ammasso del Lampadario che inganna la prospettiva

Nella parte superiore destra della fotografia domina invece NGC 6723, un ammasso globulare noto con il soprannome di “Ammasso del Lampadario”. A prima vista potrebbe sembrare collegato alla vicina regione di formazione stellare della Corona Australe, ma si tratta soltanto di un effetto prospettico. L’ammasso si trova infatti a circa 29.000 anni luce dalla Terra, quindi molto più lontano rispetto alla Nube Molecolare della Corona Australe. È formato da decine di migliaia, o addirittura milioni, di stelle tenute insieme dalla gravità in una struttura dalla forma quasi sferica. Gli ammassi globulari rappresentano alcuni degli oggetti più antichi e affascinanti della galassia. Nonostante l’età complessiva di queste strutture sia elevata, NGC 6723 contiene una frazione significativa di stelle giovani, rendendolo un elemento di grande interesse per gli studi sull’evoluzione stellare.

La Corona Australe, un paradiso per l’astrofotografia

La regione della Corona Australe è da tempo una delle mete preferite dagli appassionati di astrofotografia grazie alla combinazione unica di nebulose luminose, stelle giovani e strutture cosmiche spettacolari. La costellazione è visibile sull’orizzonte meridionale durante i mesi estivi per gli osservatori situati alle medie latitudini settentrionali, mentre risulta molto più favorevole per chi osserva dalle regioni meridionali del pianeta. Con l’avvicinarsi dell’estate, la posizione di questi oggetti celesti diventa ideale per immortalare le meraviglie della Nube Molecolare della Corona Australe e dell’Ammasso del Lampadario, due elementi apparentemente vicini nel cielo ma appartenenti a realtà completamente diverse: una, a poche centinaia di anni luce, dove nuove stelle stanno nascendo; l’altra, a migliaia di anni luce di distanza, dove antiche popolazioni stellari continuano a brillare nel buio dello spazio.