La ricerca infermieristica italiana entra nell’élite mondiale dei Top 2% Scientists 2025

Il Direttore della Health Professions Research and Evidence Transfer Unit dell’IRCCS MultiMedica entra nella prestigiosa classifica elaborata da Stanford University ed Elsevier, collocandosi nell’1,6% degli studiosi più influenti e citati al mondo nelle Scienze Infermieristiche

Un importante riconoscimento internazionale valorizza il percorso scientifico di Rosario Caruso e, più in generale, la crescita della ricerca infermieristica italiana. Il Direttore della Health Professions Research and Evidence Transfer Unit dell’IRCCS MultiMedica, Presidente dell’Associazione Italiana Infermieri di Area Oncologica (AIIAO) e Professore Associato dell’Università degli Studi di Milano è stato inserito nella classifica dei Top 2% Scientists 2025, elaborata da Stanford University ed Elsevier. Nel dettaglio, Caruso si colloca nell’1,6% degli studiosi più influenti e citati a livello mondiale nell’ambito delle Scienze Infermieristiche. Un risultato che assume un valore particolarmente significativo perché non riguarda soltanto la carriera individuale del ricercatore, ma testimonia il progressivo consolidamento della produzione scientifica infermieristica “made in Italy” all’interno della comunità accademica internazionale.

Rosario Caruso nell’1,6% degli studiosi più influenti nelle Scienze Infermieristiche

L’inserimento di Rosario Caruso tra i Top 2% Scientists 2025 rappresenta un attestato della qualità e dell’impatto della sua attività scientifica. La classifica elaborata da Stanford University ed Elsevier prende in considerazione l’influenza e la rilevanza delle pubblicazioni dei ricercatori, misurate anche attraverso la loro diffusione e il numero di citazioni ricevute nella letteratura scientifica internazionale. La posizione raggiunta da Caruso, all’interno dell’1,6% degli studiosi più influenti e citati nel settore delle Scienze Infermieristiche, evidenzia la capacità della ricerca italiana di produrre conoscenze riconosciute e utilizzate anche al di fuori dei confini nazionali. Si tratta di un traguardo che contribuisce a rafforzare la visibilità internazionale di un ambito disciplinare sempre più strategico per i sistemi sanitari. Il riconoscimento conferma infatti il valore della ricerca infermieristica come leva fondamentale per migliorare la qualità dell’assistenza, sviluppare modelli organizzativi innovativi e favorire il trasferimento delle evidenze scientifiche nella pratica clinica quotidiana.

Il valore di un lavoro corale tra ricerca, assistenza e formazione

Alla base del risultato raggiunto vi è un percorso costruito attraverso la collaborazione tra professionisti sanitari, ricercatori, studenti, colleghi e istituzioni. Una rete di competenze che ha consentito di sviluppare progetti scientifici partendo dai problemi concreti dell’assistenza, dall’organizzazione dei servizi e dagli esiti delle persone assistite. “Questo riconoscimento – commenta il professor Rosario Caruso – rappresenta prima di tutto il risultato di un lavoro corale, costruito nel tempo con colleghi, professionisti, ricercatori (alcuni con riconoscimenti di prim’ordine), studenti e istituzioni che hanno creduto nella possibilità di produrre ricerca rigorosa a partire dai problemi concreti dell’assistenza, dell’organizzazione dei servizi e degli esiti delle persone assistite. Oggi la ricerca infermieristica e delle professioni sanitarie non è più un ambito marginale della produzione scientifica biomedica; sta contribuendo in modo crescente alla letteratura internazionale su temi come la qualità delle cure, la sicurezza, la continuità assistenziale, la cronicità, l’esperienza dei pazienti, l’implementazione delle evidenze e l’innovazione organizzativa. Se si considera l’insieme delle professioni sanitarie, il contributo alla produzione scientifica indicizzata nei grandi database internazionali è ormai rilevante e in costante crescita. Il Gruppo MultiMedica e l’Università di Milano sono organizzazioni lungimiranti in tal senso, per l’attenzione che dedicano a questi aspetti”. Le parole di Caruso sottolineano uno degli aspetti centrali dell’evoluzione della disciplina: la ricerca infermieristica e delle professioni sanitarie non può più essere considerata un settore marginale della produzione scientifica biomedica. Il suo contributo è diventato progressivamente più rilevante su temi direttamente connessi alla qualità e alla sostenibilità dell’assistenza sanitaria.

Dalla qualità delle cure alla continuità assistenziale

Tra gli ambiti nei quali la ricerca infermieristica sta offrendo un contributo crescente figurano la qualità delle cure, la sicurezza dei pazienti, la continuità assistenziale, la gestione della cronicità, l’esperienza delle persone assistite e l’implementazione delle evidenze nella pratica clinica. A questi temi si aggiunge l’innovazione organizzativa, sempre più necessaria per rispondere ai cambiamenti demografici, epidemiologici e sociali che stanno trasformando i bisogni di salute della popolazione. L’aumento delle patologie croniche, l’invecchiamento e la necessità di garantire percorsi di cura integrati richiedono modelli assistenziali capaci di superare la frammentazione tra ospedale, territorio e domicilio. In questo scenario, gli infermieri non sono soltanto coinvolti nell’erogazione dell’assistenza, ma partecipano alla progettazione, alla valutazione e al miglioramento dei processi clinici e organizzativi. La produzione di evidenze scientifiche consente di individuare interventi efficaci, valutare gli esiti, ridurre i rischi e promuovere una maggiore appropriatezza delle cure.

L’impegno dell’IRCCS MultiMedica per la ricerca delle professioni sanitarie

La presenza di Rosario Caruso all’interno della Health Professions Research and Evidence Transfer Unit dell’IRCCS MultiMedica testimonia l’impegno dell’Istituto nello sviluppo della ricerca scientifica anche nell’ambito delle professioni sanitarie. Si tratta di un settore sempre più strategico per l’innovazione dei modelli assistenziali e per il miglioramento della qualità delle cure. La ricerca prodotta dalle professioni sanitarie può infatti contribuire a colmare la distanza tra conoscenza scientifica e pratica clinica, favorendo l’applicazione concreta delle evidenze nei contesti in cui ogni giorno vengono assistiti i pazienti. Il trasferimento delle conoscenze scientifiche nella pratica rappresenta uno dei passaggi decisivi per rendere la ricerca realmente utile. Non è sufficiente produrre nuovi dati o pubblicare studi: occorre anche individuare strumenti, percorsi e modelli organizzativi capaci di trasformare i risultati scientifici in interventi assistenziali applicabili e misurabili. La Health Professions Research and Evidence Transfer Unit opera precisamente in questa direzione, collegando la ricerca alle necessità dell’assistenza, dell’organizzazione dei servizi e della formazione dei professionisti.

Paola Ripa: “un risultato che valorizza le nuove generazioni”

Il riconoscimento ottenuto da Caruso viene indicato anche come uno stimolo per la formazione dei futuri infermieri e per la valorizzazione di una professione profondamente cambiata nel corso degli ultimi decenni. “Siamo particolarmente orgogliosi di questo importante risultato ottenuto dal professor Caruso, che con il suo impegno scientifico contribuisce a rafforzare il prestigio della ricerca infermieristica italiana nel panorama internazionale: un traguardo che rappresenta uno stimolo per tutti noi e per le nuove generazioni”, dichiara la dottoressa Paola Ripa, Direttore del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Ospedale San Giuseppe – Gruppo MultiMedica. “Negli ultimi decenni il ruolo dell’infermiere è profondamente cambiato: da figura dedicata all’assistenza di base è diventato un protagonista dei percorsi di cura, con competenze cliniche, educative e organizzative sempre più avanzate. Oggi partecipa attivamente alla presa in carico del paziente, lavora in équipe multidisciplinari e contribuisce, anche attraverso la ricerca, a migliorare la qualità e la sicurezza delle cure. È questa l’infermieristica che insegniamo ai nostri studenti e che vogliamo continuare a valorizzare”. La dichiarazione evidenzia il legame tra ricerca, formazione universitaria e pratica assistenziale. La preparazione dei nuovi professionisti non riguarda più soltanto l’acquisizione di competenze tecniche, ma comprende la capacità di leggere criticamente le evidenze, partecipare a progetti di ricerca, valutare gli esiti e contribuire al miglioramento dei servizi.

Come è cambiato il ruolo dell’infermiere

Il ruolo dell’infermiere si è progressivamente ampliato, passando da una funzione prevalentemente legata all’assistenza di base a una partecipazione sempre più attiva nei percorsi di diagnosi, cura, educazione e riabilitazione. Oggi gli infermieri operano all’interno di équipe multidisciplinari, collaborano con medici, professionisti sanitari e servizi territoriali e partecipano alla presa in carico complessiva della persona. Le loro competenze comprendono dimensioni cliniche, educative, relazionali, organizzative e scientifiche. L’evoluzione della professione è particolarmente evidente nella gestione dei pazienti con patologie croniche, nell’educazione terapeutica, nella prevenzione delle complicanze e nel coordinamento dei percorsi assistenziali. In questi ambiti, la continuità della relazione con la persona assistita e con la famiglia può incidere sulla capacità di aderire ai trattamenti, riconoscere precocemente i segnali di peggioramento e utilizzare correttamente i servizi sanitari. La crescita delle competenze infermieristiche si accompagna quindi alla necessità di una produzione scientifica capace di dimostrare l’efficacia degli interventi e di identificare i modelli assistenziali più appropriati.

La ricerca infermieristica al centro dei sistemi sanitari

La ricerca infermieristica ha assunto un ruolo sempre più centrale nello sviluppo dei sistemi sanitari. Il suo contributo riguarda l’innovazione dei modelli assistenziali, la gestione delle patologie croniche, l’educazione terapeutica, la sicurezza delle cure e la valutazione degli esiti clinici. Attraverso la ricerca è possibile comprendere quali modalità organizzative garantiscano una migliore continuità, quali interventi educativi favoriscano una maggiore partecipazione dei pazienti e quali pratiche assistenziali possano ridurre il rischio di eventi avversi. La misurazione degli esiti consente inoltre di verificare l’impatto concreto dell’assistenza sulla salute, sulla qualità della vita e sull’esperienza dei pazienti. Questo approccio rende visibile il valore del lavoro infermieristico e permette di orientare le decisioni cliniche e organizzative sulla base di dati verificabili. L’infermieristica contribuisce così non soltanto all’attuazione dei percorsi di cura, ma anche alla loro progettazione, valutazione e revisione. Un’evoluzione che rafforza la dimensione scientifica della professione e la sua capacità di incidere sulle politiche sanitarie.

Il posizionamento dell’Italia nella ricerca internazionale

L’Italia sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel panorama della ricerca infermieristica internazionale. Per volumi assoluti e finanziamenti dedicati, l’attività svolta nel Paese non compete ancora con sistemi storicamente più strutturati come quelli di Stati Uniti, Regno Unito e Cina. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca infermieristica italiana ha consolidato una posizione di prim’ordine per qualità, rigore metodologico, efficienza scientifica e capacità di produrre contributi visibili nella comunità internazionale. La rilevanza non dipende dunque esclusivamente dalla quantità di studi o dalle risorse disponibili, ma anche dalla qualità dei disegni di ricerca, dalla solidità dei metodi adottati e dalla capacità di affrontare questioni assistenziali di interesse generale. L’inserimento di un ricercatore italiano nell’1,6% degli studiosi più influenti e citati a livello mondiale nelle Scienze Infermieristiche rappresenta, in questo senso, un indicatore della crescente competitività della disciplina.

Il ruolo dell’Università degli Studi di Milano

Nel percorso di sviluppo della ricerca infermieristica italiana, un ruolo significativo è svolto anche dall’Università degli Studi di Milano, impegnata nella formazione, nella produzione scientifica e nella valorizzazione accademica delle Scienze Infermieristiche. La collaborazione tra università, istituti di ricerca e strutture sanitarie consente di integrare le competenze metodologiche con l’esperienza maturata nei contesti assistenziali. Da questa integrazione possono nascere progetti capaci di rispondere a bisogni concreti e, allo stesso tempo, di produrre risultati scientificamente solidi e trasferibili. La formazione universitaria rappresenta inoltre il luogo in cui le nuove generazioni di infermieri possono sviluppare un approccio fondato sull’analisi critica, sull’uso delle evidenze e sulla valutazione degli esiti. L’obiettivo è preparare professionisti capaci non soltanto di applicare conoscenze consolidate, ma anche di contribuire alla loro produzione.

Maura Lusignani: “tradurre le evidenze in miglioramenti concreti”

Il risultato ottenuto da Caruso viene accolto come un riconoscimento per l’intera comunità accademica delle Scienze Infermieristiche e, nello stesso tempo, come un richiamo alla responsabilità di trasformare la ricerca in un miglioramento effettivo dell’assistenza. “L’ingresso del professor Caruso tra i Top 2% Scientists rappresenta un motivo di grande soddisfazione per tutta la comunità accademica delle Scienze Infermieristiche”, conclude la professoressa Maura Lusignani, Ordinario del Settore Scientifico Disciplinare di Scienze Infermieristiche dell’Università degli Studi di Milano. “Questo risultato premia un percorso costruito negli anni con rigore metodologico e una produzione scientifica di elevata qualità, ma richiama anche la responsabilità di tradurre le evidenze della ricerca in un miglioramento concreto della pratica clinica, della formazione universitaria e dell’organizzazione dei servizi assistenziali. L’auspicio è che rappresenti un ulteriore impulso alla crescita della disciplina e alla valorizzazione delle conoscenze scientifiche al servizio delle persone assistite e delle future generazioni di infermieri”. La traduzione delle evidenze in miglioramenti concreti costituisce uno dei principali obiettivi della ricerca sanitaria. Le conoscenze prodotte devono poter incidere sulla pratica clinica, sull’organizzazione dei servizi e sui percorsi formativi, generando benefici misurabili per le persone assistite.

Un riconoscimento per tutta la ricerca infermieristica italiana

L’ingresso di Rosario Caruso nei Top 2% Scientists 2025 rappresenta quindi un traguardo personale, ma anche un risultato simbolico per l’intera ricerca infermieristica italiana. Il riconoscimento mostra come una produzione scientifica rigorosa, nata dall’osservazione dei problemi assistenziali e organizzativi, possa raggiungere un impatto internazionale. Allo stesso tempo, valorizza la collaborazione tra IRCCS MultiMedica, Università degli Studi di Milano, professionisti sanitari, ricercatori, studenti e istituzioni. La crescente presenza delle Scienze Infermieristiche nei grandi database scientifici internazionali conferma una trasformazione ormai consolidata. L’infermieristica è una disciplina capace di produrre conoscenza, valutare l’efficacia degli interventi, sviluppare modelli innovativi e contribuire al miglioramento della qualità e della sicurezza delle cure. Il risultato ottenuto da Caruso rafforza dunque il prestigio della ricerca italiana e offre un ulteriore impulso alla crescita della disciplina, alla formazione delle nuove generazioni e alla valorizzazione delle evidenze scientifiche al servizio delle persone assistite.