Dopo il suo periodo di ibernazione più lungo di sempre, di quasi un anno, la sonda New Horizons della NASA si è risvegliata in perfette condizioni ed è pronta a iniziare a trasmettere i dati scientifici raccolti nella lontana Fascia di Kuiper, ben oltre Plutone. Il 23 giugno, i controllori di volo del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, nel Maryland, hanno confermato che New Horizons, agendo in base ai comandi memorizzati e trasmessi al suo computer principale lo scorso luglio, si era risvegliata in sicurezza da un periodo di ibernazione di 321 giorni iniziato il 7 agosto. Con la sonda ora a circa 9,5 miliardi di chilometri dalla Terra, i segnali radio che contenevano la conferma hanno impiegato circa 8 ore e 52 minuti per raggiungere il Centro Operativo di Missione dell’APL tramite la stazione Deep Space Network della NASA vicino a Madrid, in Spagna.
La modalità ibernazione
Il team di missione solitamente mette New Horizons in modalità di ibernazione per risparmiare risorse durante i lunghi periodi di crociera. Durante il periodo di ibernazione, gli operatori non inviano comandi né recuperano dati, ma la sonda continua a raccogliere e memorizzare dati 24 ore su 24 dai suoi sensori di plasma eliosferico, Solar Wind at Pluto e Pluto Energetic Particle Spectrometer Science Investigation, nonché dal suo rilevatore di polvere spaziale, il Venetia Burney Student Dust Counter.
Alice Bowman, responsabile delle operazioni di missione di New Horizons presso l’APL, ha affermato che la sonda ha inviato a Terra un rapporto settimanale sullo stato di funzionamento tramite il Deep Space Network. “Ogni rapporto sullo stato di funzionamento durante questo periodo di ibernazione è stato ‘verde’, il che significa che tutto è andato bene a bordo di New Horizons ogni settimana“, ha dichiarato.
Le prossime mosse
Quando New Horizons riprenderà le operazioni attive, ha osservato Bowman, il team inizierà a trasmettere a terra i dati relativi allo stato di salute e sicurezza della sonda, seguiti dai dati dei tre strumenti scientifici. Tra circa tre settimane, lo spettrografo ultravioletto Alice a bordo della sonda studierà la distribuzione dell’idrogeno gassoso nell’eliosfera esterna, mentre gli strumenti Solar Wind at Pluto, Pluto Energetic Particle Spectrometer Science Investigation e Venetia Burney Student Dust Counter continueranno le loro misurazioni e il team di terra effettuerà una serie di controlli sulla sonda e sugli strumenti. Il team sta inoltre completando gli aggiornamenti al software del sistema di terra, che faciliteranno la manutenzione della sonda. I test sono già in corso e si prevede che continueranno per tutto l’anno.
New Horizons opera con una logica di autonomia aggiornata, progettata per operazioni a maggiore distanza dal Sole e per compensare la prevista riduzione di potenza e il naturale aumento del tempo di propagazione dei segnali radio.
Un viaggio iniziato nel 2006
L’esplorazione di questa remota regione del Sistema Solare da parte della sonda NASA rappresenta l’ultimo passo di un viaggio iniziato nel gennaio 2006 con il lancio più veloce mai registrato; un sorvolo di Giove nel febbraio 2007 che ha offerto viste mozzafiato del gigante gassoso e delle sue lune; la prima esplorazione del sistema di Plutone nel luglio 2015; la prima esplorazione di un oggetto della Fascia di Kuiper, Arrokoth, nel gennaio 2019, e da allora studi unici dell’eliosfera esterna del Sole e di decine di altri oggetti della Fascia di Kuiper. I dati che la sonda sta raccogliendo ai confini più remoti del Sistema Solare sono i primi del loro genere. Potrebbero aiutare a comprendere cosa accade al confine tra la regione di influenza del Sole e lo spazio interstellare. Finora solo le due sonde Voyager della NASA hanno attraversato questo confine, ma non essendo equipaggiate con gli stessi strumenti scientifici di New Horizons non possono effettuare misurazioni altrettanto precise.


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