La giornata di venerdì 17 luglio rimarrà scolpita a lungo negli annali della climatologia italiana e in particolare della Sardegna a causa di un’impressionante e soffocante ondata di calore che ha innalzato la colonnina di mercurio a livelli critici. I dati definitivi appena consolidati mostrano uno scenario apocalittico, con temperature massime che si sono attestate a ridosso della soglia limite dei +48°C. A guidare questa classifica bollente è stata la stazione di Santa Lucia di Capoterra, dove si sono registrati ben +47,8°C. Questo valore di caldo estremo ha fatto trattenere il fiato agli esperti, poiché si è fermato a pochissimi decimi dal record assoluto di caldo in Sardegna, stabilendo uno dei valori più alti mai misurati sul territorio. A ruota, l’inferno di fuoco ha investito la costa sud-orientale con i clamorosi +47,3°C di Muravera, seguita a stretto giro dai +47,2°C toccati nuovamente, per il secondo giorno consecutivo, a Ollastra, in un contesto termico spaventosamente omogeneo nella sua eccezionalità.
Il primato del 2023 resiste: il caldo estremo di Jerzu e Lotzorai
Per inquadrare la reale portata di questi dati allarmanti, è doveroso ripercorrere la storia recente del clima in Sardegna e confrontare le temperature di ieri con il limite massimo mai raggiunto sull’isola. Il record assoluto di caldo in Sardegna rimane ufficialmente fissato a +48,2°C. Questo primato storico, formidabile quanto pericoloso, risale al luglio del 2023, durante una delle fasi più acute e prolungate dell’azione dell’anticiclone africano sul bacino del Mediterraneo, e appartiene in coabitazione alle località ogliastrine di Jerzu e Lotzorai. I valori eccezionali registrati questo venerdì hanno sfiorato un clamoroso sorpasso che avrebbe riscritto l’intera climatologia continentale, confermando in maniera tangibile come il riscaldamento globale stia rendendo queste fiammate di matrice sahariana sempre più violente, frequenti e intense per il territorio.
Da Orani a Decimomannu: un territorio trasformato in un forno a cielo aperto
L’impressionante ondata torrida non si è limitata a poche località isolate, ma ha trasformato vaste porzioni dell’entroterra in un’autentica fornace a cielo aperto. I rilevamenti strumentali confermano infatti che il muro dei +47°C è stato infranto in molteplici settori dell’isola. Hanno registrato l’incredibile valore di +47,1°C ben tre diverse stazioni: Villa Verde, Orani e Uta Macchiareddu, dislocate in aree geografiche profondamente differenti tra loro ma accomunate in questa circostanza dallo stesso destino rovente. Scendendo appena di qualche decimo, ma restando in un territorio di marcato e prolungato disagio fisiologico, spiccano i clamorosi +45,8°C raggiunti a Decimomannu. Questa costellazione di dati termici eccezionali dimostra l’incredibile potenza e la vastità della massa d’aria rovente che ha letteralmente inghiottito l’intera regione.
Il record storico assoluto a Cagliari Elmas abbattuto dopo 43 anni
La notizia meteorologica più eclatante e spaventosa della giornata riguarda però il capoluogo, dove si è consumata una vera e propria frattura climatica di proporzioni inaudite. Ieri è stato infatti registrato un nuovo record storico assoluto a Cagliari Elmas, con la colonnina di mercurio che ha toccato i mostruosi +45,2°C. L’aspetto più sconvolgente di questo dato è la proporzione con cui il precedente primato è stato letteralmente spazzato via. Il vecchio record, infatti, resisteva incontrastato da ben 43 anni: era di +43,6°C e venne stabilito il 22 luglio del 1983 dalla stessa identica e prestigiosa stazione meteorologica ufficiale dell’Aeronautica Militare di Cagliari Elmas. Superare un dato storico di tale portata con uno scarto enorme di ben 1,6 gradi centigradi in un solo colpo rappresenta un evento rarissimo e sconcertante, che certifica in modo inequivocabile la spaventosa e inedita violenza di questa ondata di calore nel cuore del Mediterraneo.
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