Potrebbe durare ancora per qualche giorno, fino al 7 o all’8 luglio, l’aria più fresca che ha allontanato l’ondata di calore di giugno e che ormai domina su quasi tutta l’Italia. Si tratta dello scenario più probabile, visto che su quanto potrà accadere in seguito domina l’incertezza perché “i fattori che entrano in gioco sono tantissimi“, osserva il fisico dell’atmosfera Lorenzo Giovannini, dell’Università di Trento. “Al momento le previsioni indicano che, all’incirca per una settimana, le temperature potranno essere vicine alla media, ma poi l’incertezza aumenta fino a lasciare spazio a scenari diversi, che vanno dal ritorno dell’anticiclone africano all’arrivo di aria più fresca“. Quanto all’anticiclone, poi, è da vedere se si dirigerà verso Ovest, quindi ancora verso la Spagna come è accaduto a giugno, oppure se si sposterà verso Est, in quel caso investendo più direttamente l’Italia.
E l’estate?
Per quanto riguarda le proiezioni per la stagione, “è impossibile fare previsioni sull’estate“, osserva l’esperto. “Le previsioni meteorologiche – aggiunge – hanno infatti un margine di incertezza che aumenta a mano a mano che si va avanti nel tempo“. Questo accade perché “si cerca di simulare un sistema caotico, come è l’atmosfera“. Qualsiasi previsione meteorologica parte dalla descrizione della situazione in un momento specifico e questo significa considerare un grandissimo numero di dati relativi alle condizioni dell’atmosfera.
Negli ultimi anni, si sono fatti progressi nelle equazioni che permettono di elaborare i dati fino a ottenere le previsioni, ma ci sono ancora tante difficoltà da superare. Una delle più importanti è che “le piccole incertezze nelle condizioni inziali finiscono per aumentare sempre di più. Di conseguenza, più ci si allontana nel tempo, più aumenta l’incertezza della previsione: quelle che inizialmente appaiono come piccole perturbazioni possono crescere e modificare la situazione”. Si cerca allora di mitigare l’incertezza e per questo si fanno decine di previsioni, modificando ogni volta le condizioni iniziali e determinando l’influenza che queste hanno sul risultato. “più si va avanti nel tempo, più le previsioni diventano meno affidabili – conclude Giovannini – e si valutano le differenze. Per questo consideriamo deterministiche le previsioni a pochi giorni e probabilistiche quelle su lunghi periodi”.
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