In un recente aggiornamento, i ricercatori della Colorado State University hanno delineato una stagione degli uragani atlantica particolarmente mite, sollevando la concreta possibilità che nessun ciclone di grande intensità riesca a toccare terra negli Stati Uniti. Secondo gli scienziati, potremmo assistere alla stagione meno dinamica degli ultimi 13 anni. Attualmente, le proiezioni indicano la formazione di sole nove tempeste nominate all’interno dell’intero bacino oceanico, un numero significativamente inferiore rispetto alla media annuale di quattordici virgola quattro. C’è da segnalare che una di queste si è già manifestata: la tempesta tropicale Arthur, che ha lievemente sfiorato le coste del Texas nel mese di giugno. Delle otto formazioni temporalesche rimanenti, gli esperti ritengono che solo quattro si trasformeranno in uragani, e soltanto uno dovrebbe raggiungere una potenza pari o superiore alla categoria tre, divenendo a tutti gli effetti un uragano maggiore.
Calo del rischio di impatto e dell’energia ciclonica accumulata
Poiché queste stime si riferiscono a tutto il Nord Atlantico, le probabilità che le coste statunitensi subiscano un impatto diretto e distruttivo si sono notevolmente ridotte. I dati previsionali calcolano appena un diciassette percento di possibilità che un uragano maggiore tocchi le coste americane, un calo drastico se paragonato al tipico quarantatré percento delle stagioni standard. Un ulteriore segnale inequivocabile di questa flessione riguarda l’Energia Ciclonica Accumulata (ACE), un parametro fondamentale che misura la somma dell’energia termica prelevata dagli oceani e sprigionata dai cicloni sotto forma di venti distruttivi. Le stime attuali posizionano l’ACE ad appena il quaranta percento rispetto al normale andamento stagionale. Gli scienziati trovano particolarmente incoraggiante il fatto che l’apporto di energia previsto a ovest dei sessanta gradi di longitudine, proprio dove si estendono le coste nordamericane, sia sorprendentemente esiguo.
Il ruolo decisivo del fenomeno di El Niño
Il fattore principale che sta guidando questa inusuale calma atmosferica è la rapida espansione del pattern climatico conosciuto come El Niño, che secondo le proiezioni potrebbe rivelarsi uno dei più forti mai registrati nella storia recente. Questo fenomeno trae origine da un anomalo riscaldamento delle acque nel Pacifico tropicale orientale; tale calore si trasferisce all’aria sovrastante, costringendola a sollevarsi. Se da un lato questi moti ascensionali genereranno un numero elevato di sistemi tropicali nel Pacifico, dall’altro causeranno un effetto opposto nell’Atlantico, noto come subsidenza. Questa discesa di grandi masse d’aria soffoca letteralmente i tentativi di formazione dei cicloni tropicali, riducendone in modo sistematico il numero complessivo. Come se non bastasse, i pattern associati a questo evento climatico intensificano il wind shear nell’Atlantico, ovvero quella brusca e rapida variazione della velocità e della direzione del vento al variare della quota. Questi venti trasversali sono in grado di smembrare le formazioni nuvolose prima ancora che possano evolvere in tempeste ben definite, disorientando anche i cicloni tropicali già avviati e smorzandone l’intensità.
Temperature oceaniche e raccomandazioni degli esperti
Ad affiancare gli effetti atmosferici vi è anche una netta differenza nelle temperature oceaniche atlantiche. Contrariamente al calore anomalo che ha agito come vero e proprio carburante durante le passate stagioni record, quest’anno i valori termici superficiali del mare risultano assai più vicini alle medie storiche. Nonostante tutti questi segnali altamente incoraggianti suggeriscano una significativa riduzione del numero di tempeste, meteorologi e autorità sottolineano quanto sia cruciale per le popolazioni costiere non abbassare la guardia. Come ricordano giustamente gli esperti interpellati dal Washington Post, è sufficiente che un singolo uragano tocchi terra con forza per trasformare una stagione apparentemente tranquilla in un vero disastro. Basti pensare alla debole annata del 1992, che nonostante un’attività complessiva quasi assente è stata tragicamente segnata dalla furia di un devastante evento estremo. La prudenza rimane quindi il miglior alleato in ogni situazione meteorologica.



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