I dati ufficiali sulla disponibilità d’acqua nel Centro-Sud Italia restituiscono un quadro molto diverso da quello evocato dalle dilaganti narrazioni catastrofiste su caldo, siccità e desertificazione. Nel pieno dell’estate 2026, nonostante le temperature molto elevate registrate nel mese di luglio, i principali invasi e sistemi idrici del Mezzogiorno presentano infatti una situazione complessivamente stabile, con riserve in molti casi nettamente superiori a quelle dello scorso anno e, in diversi territori, anche alle medie storiche. A confermarlo è l’ultima seduta dell’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, che ha registrato una significativa stabilità della disponibilità idrica a livello distrettuale, sia per il comparto potabile sia per quello irriguo.
Il quadro è il risultato delle abbondanti piogge e nevicate che hanno interessato il Centro-Sud durante l’inverno e la primavera del 2026, alimentando sorgenti, dighe e sistemi di accumulo. I dati ridimensionano quindi le rappresentazioni generalizzate di un Mezzogiorno ormai privo d’acqua e destinato a una rapida desertificazione. Le criticità esistenti riguardano soprattutto specifiche aree e, in diversi casi, sono legate non alla mancanza della risorsa, ma a problemi strutturali delle reti, alle perdite e alla necessità di potenziare le interconnessioni tra i diversi schemi idrici.
Disponibilità idrica stabile nel Mezzogiorno durante l’estate 2026
L’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici ha rilevato una complessiva e significativa stabilità della disponibilità idrica rispetto alle precedenti rilevazioni, tanto nel comparto idropotabile quanto in quello irriguo. Durante l’incontro è stato inoltre rappresentato lo stato di avanzamento degli interventi sugli invasi e sui grandi adduttori gestiti da Acque del Sud S.p.A., già EIPLI, per i quali il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale opera in qualità di Commissario Straordinario di Governo. Un ulteriore approfondimento è stato dedicato alle progettazioni delle interconnessioni tra schemi idrici complessi, la cui pianificazione e programmazione è stata eseguita e gestita direttamente dall’Autorità di Bacino distrettuale. Il quadro complessivo mostra dunque come la disponibilità dell’acqua non dipenda esclusivamente dall’andamento delle precipitazioni, ma anche dalla capacità di accumulo, trasferimento, gestione e distribuzione della risorsa tra territori e comparti differenti.
Severità idrica bassa in quasi tutto il territorio distrettuale
Nell’introdurre il tavolo, il Segretario Generale dell’Autorità, dottoressa Vera Corbelli, ha comunicato gli stati di severità idrica distinti per comparti e territori. “Nel comparto potabile lo stato di severità idrica è basso tendente al medio per il Lazio meridionale, in particolare per la provincia di Frosinone e per la provincia di Chieti in Abruzzo, stesso dicasi per le province di Avellino e Benevento, in Campania. Il livello di severità idrica si mantiene basso per tutti gli altri territori, mentre sui territori di Reggio Calabria e Crotone andrà a scadenza a fine agosto lo stato di emergenza nazionale”. Il dato più rilevante è quindi che il livello di severità si mantiene basso nella quasi totalità del territorio distrettuale. Le condizioni tendenti al livello medio interessano aree limitate e risultano spesso aggravate da deficit infrastrutturali più che da una reale indisponibilità della risorsa. Il Segretario Generale ha inoltre anticipato che l’Autorità di Bacino Distrettuale si è attivata, attraverso accordi con centri di ricerca, per elaborare previsioni a breve, medio e lungo termine sugli scenari di disponibilità idrica. Per il comparto agricolo il quadro appare ancora più netto. “Si conferma uno scenario di severità idrica basso per tutto il territorio distrettuale”, ha sottolineato Vera Corbelli.
Le bufale catastrofiste su siccità e desertificazione smentite dai numeri
Da anni una parte del dibattito pubblico descrive il Sud Italia e la Sicilia come territori ormai avviati verso una desertificazione inevitabile, associando automaticamente ogni fase di caldo intenso a una presunta emergenza idrica generalizzata. Le temperature elevate dell’estate, comprese quelle estreme registrate nel luglio 2026, non possono però essere confuse con la disponibilità complessiva di acqua negli invasi, nelle sorgenti e nei sistemi di approvvigionamento. I dati dell’Autorità di Bacino mostrano che, proprio nel pieno dell’estate, le riserve idriche di numerose aree meridionali risultano abbondanti e superiori a quelle del 2025. Le narrazioni apocalittiche secondo cui il Mezzogiorno sarebbe dovuto essere già desertificato da decenni non trovano quindi riscontro nel quadro idrologico attuale. Il caldo estivo, anche quando particolarmente intenso, non equivale automaticamente a siccità, così come un periodo asciutto non comporta necessariamente un deficit delle riserve accumulate durante i mesi precedenti. Il 2026 rappresenta un esempio particolarmente significativo. Le abbondanti precipitazioni invernali e primaverili, insieme alle nevicate cadute sull’Appennino, hanno permesso di alimentare gli invasi e le sorgenti, garantendo riserve consistenti in gran parte del Centro-Sud. Ciò non significa negare l’esistenza di vulnerabilità locali, perdite delle reti, infrastrutture obsolete o squilibri territoriali. Significa però distinguere i problemi reali (spesso e volentieri totalmente avulsi dalle dinamiche climatiche), dalle rappresentazioni indiscriminate di una presunta emergenza permanente che i numeri ufficiali, nella situazione attuale, non confermano. Anzi, smentiscono categoricamente.
Dighe e grandi adduttori, gli interventi verso il completamento
Vera Corbelli ha evidenziato che sono in fase di ultimazione gli interventi di efficientamento delle dighe e dei grandi adduttori gestiti da Acque del Sud S.p.A., oltre alle progettazioni degli interventi di interconnessione tra gli schemi idrici complessi. “La necessità di andare oltre gli interventi di efficientamento è stata ribadita e si sta portando avanti anche d’intesa con la Regione Basilicata e con Acque del Sud Spa”, ha affermato la Corbelli. “Durante una riunione tenutasi ad inizio del mese di giugno presso la Regione Basilicata – ha aggiunto – alla presenza del Vice Presidente della Regione, Dott. Pasquale Pepe, del Presidente del consiglio di amministrazione di Acque del Sud S.p.A., Avv. Luigi Giuseppe Decollanz, e del Direttore del dipartimento infrastrutture e mobilità della Regione, Dott. Antonio Altomonte, è stato esaminato lo stato di attuazione degli interventi in capo ai vari Soggetti Attuatori e sono state formulate delle proposte per la realizzazione di ulteriori progettazioni ed interventi finalizzati all’incremento della resilienza degli schemi idrici nei confronti dei fenomeni della siccità”. Gli interventi puntano non soltanto a recuperare efficienza, ma anche a rendere i sistemi maggiormente capaci di reagire alle oscillazioni climatiche e alla variazione dei fabbisogni potabili, irrigui e industriali.
PNRR, completato il ripristino dell’adduttore Acerenza-Genzano
Particolare importanza assumono gli interventi finanziati attraverso il PNRR, destinati a rafforzare la continuità e la sicurezza delle infrastrutture idriche. “Con riferimento al PNRR, abbiamo ultimato gli interventi di ripristino della continuità idraulica dell’adduttore Acerenza-Genzano e siamo in fase di avvio delle operazioni di collaudo; saranno ultimati entro la fine del mese di agosto gli interventi di manutenzione straordinaria della Galleria Acerenza-Genzano, interventi di grande significatività e rilevanza per il sistema di interconnessione prima richiamato e che costituisce ricadute fondamentali per la disponibilità idrica. Siamo, quindi, in linea con le tempistiche previste dal PNRR. Gli ulteriori interventi, comprese le progettazioni relative alle interconnessioni tra schemi idrici e di incremento della sicurezza sismica ed idraulica delle opere, si concluderanno tra la fine dell’anno corrente ed il mese di giugno 2027, nel rispetto dei tempi di scadenza dei fondi FSC”. Il completamento di queste opere consentirà di migliorare la capacità di trasferire la risorsa tra sistemi differenti, riducendo il rischio che un’abbondante disponibilità d’acqua in un territorio non possa essere utilizzata per compensare eventuali carenze in un’area vicina.
Diga di Occhito, oltre 102 milioni di metri cubi in più rispetto al 2025
L’ingegnere Pasquale Coccaro, dirigente dell’Autorità, ha illustrato nel dettaglio le condizioni dei principali schemi idrici distrettuali. Per il sistema del Fortore è emersa una situazione di severità idrica complessivamente bassa. La diga di Occhito presenta un evidente surplus di risorsa invasata, con 102,50 milioni di metri cubi in più rispetto al 2025. Si tratta di uno dei dati più significativi dell’intero quadro distrettuale, perché testimonia la portata delle riserve accumulate dopo le piogge e le nevicate dei mesi precedenti. Coccaro ha ricordato anche lo stato delle attività di studio condotte dall’Autorità sulla valutazione del collegamento tra la diga del Liscione, in Molise, e il nodo di Finocchito, situato a valle della diga di Occhito. “L’ Autorità ha avviato un lavoro, i cui contenuti sono stati sottoposti anche all’Osservatorio, che porterà alla definizione degli scenari di regolamentazione da porre a base dell’accordo tra le due Regioni. Si tratta di un lavoro articolato e strutturato non solo in termini di bilancio idrico, quindi essenzialmente di definizione di disponibilità, valutazione dei fabbisogni e definizione di scenari di utilizzo anche sul medio lungo termine”.
“È un’attività che in questo momento sta andando a convergere verso elementi numerici puntuali – ha aggiunto Coccaro – che poi saranno sottoposti alle diverse Regioni, con le quali, da tempo, sono in corso le attività di concertazione per un confronto in sede di sottoscrizione dell’accordo di programma, al pari di quello che è avvenuto, ad esempio, per l’accordo Campania-Puglia. Su tanto, l’Autorità di bacino ha previsto diversi scenari di regolamentazione dell’utilizzo della risorsa con un’azione anche in questo caso regolata attraverso tavoli tecnici/istituzionali permanenti che annualmente, non solo valutano le possibilità di trasferimento, ma definiscono anche delle azioni, laddove sia necessario, di ripartizione della risorsa condivisa dai diversi soggetti”.
Sistema Sinni, quasi 212 milioni di metri cubi tra Pertusillo e Monte Cotugno
Una situazione particolarmente positiva riguarda anche il sistema Sinni, alimentato dalla diga del Pertusillo e da quella di Monte Cotugno. Nei due invasi risultano presenti quasi 212 milioni di metri cubi di acqua, con un incremento di 51 milioni di metri cubi rispetto allo scorso anno. Il dato conferma la robustezza delle riserve accumulate in Basilicata e negli schemi che alimentano una parte rilevante delle forniture potabili e irrigue del Mezzogiorno. Il sistema Jonico-Sinni costituisce infatti uno dei principali assi strategici della gestione idrica meridionale e serve territori appartenenti a più regioni, rendendo essenziale una programmazione coordinata dei prelievi e delle erogazioni.
Schema Ofanto in surplus rispetto al 2025
Buona anche la presenza di acqua nello schema Ofanto. Tra gli invasi di Conza della Campania, Saetta, San Pietro Osento, Marana Capacciotti e Locone risultano disponibili 10,7 milioni di metri cubi d’acqua, con un surplus complessivo rispetto al 2025 superiore a 36 milioni di metri cubi. Il sistema svolge una funzione strategica sia per il comparto irriguo sia per quello potabile, coinvolgendo più regioni e diversi soggetti gestori. La ripartizione della risorsa viene quindi programmata attraverso tavoli tecnici permanenti, che consentono di adeguare quotidianamente le erogazioni all’andamento dei fabbisogni e alle disponibilità effettive.
In Molise le sorgenti del Biferno superano anche la portata storica
In Molise, le sorgenti del Biferno registrano una portata di circa 3.100 litri al secondo. Il dato evidenzia un surplus non soltanto rispetto allo scorso anno, ma anche rispetto alla portata storica, con un incremento di circa 1.150 litri al secondo. Anche in questo caso, i numeri mostrano quanto le precipitazioni dell’inverno e della primavera abbiano inciso positivamente sul rifornimento delle falde e delle sorgenti.
Campania, netto recupero delle sorgenti del Sele-Calore
In Campania, lo schema Sele-Calore mostra un netto recupero rispetto al 2025. La sorgente Sanità e il gruppo sorgentizio di Cassano Irpino presentano complessivamente una portata di 5.725 litri al secondo, contro i 4.683 litri al secondo dello scorso anno. Il surplus supera quindi i 1.042 litri al secondo. Le sorgenti restano tuttavia ancora al di sotto della media storica del periodo 1992-2022, fissata a 6.322 litri al secondo. Questo dato evidenzia la necessità di leggere il quadro idrico in modo articolato. Il recupero rispetto all’anno precedente è consistente, ma alcuni sistemi non hanno ancora raggiunto i livelli medi di lungo periodo. Nonostante ciò, il miglioramento rispetto al 2025 è evidente e contribuisce a garantire una maggiore stabilità delle forniture durante la stagione estiva.
Napoli, in crescita le fonti Acquaro Pelosi e Urciuoli
Le principali fonti che riforniscono Napoli, attraverso le reti gestite dall’azienda speciale Acqua Bene Comune, mostrano una disponibilità in aumento. Le sorgenti Acquaro Pelosi e Urciuoli raggiungono una portata complessiva di 2.023 litri al secondo, con un surplus di 175 litri al secondo rispetto allo scorso anno. Il miglioramento delle portate contribuisce a rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento dell’area metropolitana napoletana, caratterizzata da una domanda idrica elevata e da un sistema di distribuzione particolarmente complesso.
Avellino e Benevento, criticità legate soprattutto alle infrastrutture
Le sorgenti gestite da Alto Calore Servizi presentano una portata di 236 litri al secondo, con un surplus di 25 litri al secondo rispetto allo scorso anno. Nonostante l’incremento della disponibilità, la provincia di Avellino e parte di quella di Benevento si trovano in una condizione di severità idrica bassa tendente al livello medio. La criticità è attribuita in particolare a deficit di natura infrastrutturale, che limitano la capacità di distribuire efficacemente la risorsa disponibile. La situazione conferma ancora una volta che il problema dell’acqua non coincide necessariamente con la mancanza di precipitazioni. In molti territori la risorsa esiste, ma reti inefficienti, dispersioni, adduttori da ammodernare e connessioni insufficienti possono determinare difficoltà nella distribuzione.
Acquedotto Campania Occidentale, possibile aumento dei fabbisogni
Per l’Acquedotto Campania Occidentale, il possibile incremento delle idroesigenze potrebbe determinare la saturazione della produzione delle fonti di approvvigionamento proprie. Il gestore ha segnalato l’efficacia della misura adottata nel 2025, attraverso l’incremento della fornitura dalle sorgenti del Gari fino a 600 litri al secondo. È inoltre in fase di avvio un tavolo di lavoro con la Regione Campania e la Regione Lazio per la revisione degli accordi di regolamentazione del trasferimento idrico interregionale. L’obiettivo è garantire una gestione più flessibile della risorsa, adeguando i trasferimenti alle variazioni stagionali della domanda e alle disponibilità dei diversi sistemi.
Abruzzo, sorgenti stabili ma problemi strutturali nel Chietino
In Abruzzo, nel sub-ambito marsicano, la severità idrica si mantiene bassa. Le sorgenti non destano preoccupazioni e presentano quasi 25 litri al secondo di surplus rispetto allo scorso anno. Nel Chietino, invece, lo stato di severità idrica tende al livello medio, ma le criticità sono ricondotte soprattutto a problemi strutturali delle reti. Anche in questo territorio, quindi, il problema principale non è rappresentato da una generale assenza di acqua, ma dalla capacità delle infrastrutture di trasportarla e distribuirla in modo efficiente.
Frosinone, lieve deficit rispetto al 2025
In provincia di Frosinone, le fonti di approvvigionamento presentano un deficit di circa 11 litri al secondo rispetto alla media delle portate registrate nel giugno 2025. Anche in ragione di alcuni deficit infrastrutturali, il territorio è stato classificato in uno stato di severità idrica basso tendente al medio. Si tratta comunque di una condizione circoscritta che non modifica il quadro complessivo di stabilità rilevato a livello distrettuale.
Calabria, diga del Menta all’80% e invasi in forte surplus
Molto significativa è la situazione della Calabria, dove i principali invasi presentano riserve elevate. La diga del Menta registra volumi invasati pari all’80% del volume utile autorizzato, con un surplus superiore a 2 milioni di metri cubi rispetto al 2025 e un andamento regolare delle erogazioni, dopo le eccezionali tracimazioni di aprile. La diga dell’Alaco presenta invece un surplus di quasi 15 milioni di metri cubi. Lo schema composto dai laghi Arvo e Ampollino e dalla diga del Passante registra infine un surplus rispetto alla media storica di riempimento pari a quasi 19 milioni di metri cubi. Sono dati particolarmente importanti perché riguardano una regione frequentemente descritta come esposta a un’emergenza idrica strutturale. Il quadro attuale mostra invece invasi in ottime condizioni e riserve nettamente superiori allo scorso anno o alle medie storiche. Lo stato di emergenza nazionale ancora formalmente in vigore nei territori di Reggio Calabria e Crotone andrà inoltre a scadenza alla fine di agosto, mentre la disponibilità effettiva negli invasi si presenta abbondante.
Nessuna carenza idrica generalizzata nelle regioni meridionali
I dati relativi a Calabria, Basilicata, Campania, Molise, Puglia, Abruzzo e Lazio meridionale mostrano che non esiste, nell’estate 2026, una carenza idrica generalizzata nel Sud Italia. In alcuni territori sono presenti difficoltà circoscritte, ma il quadro complessivo è caratterizzato da livelli di severità bassi, riserve abbondanti e numerosi surplus rispetto al 2025. La distinzione è essenziale. Una rete con forti perdite può determinare interruzioni o riduzioni del servizio anche in presenza di invasi pieni. Allo stesso modo, una sorgente può trovarsi temporaneamente al di sotto della media storica pur registrando un forte recupero rispetto all’anno precedente. Descrivere ogni criticità locale come una prova di desertificazione o di collasso climatico significa ignorare la complessità dei sistemi idrici e, soprattutto, i dati reali sulla quantità di acqua disponibile.
Gli interventi sulle dighe ex EIPLI oggi gestite da Acque del Sud
Vera Corbelli ha introdotto la relazione dell’ingegnere Grimaldi sugli interventi in corso sulle opere in gestione ad Acque del Sud S.p.A., nell’ambito delle attività del Commissario Straordinario di Governo. “Quanto esposto nella seduta odierna evidenzia la visione, la strategia, il lavoro d’intesa con le Regioni e con i vari enti per affrontare in maniera adeguata quelle che sono le nuove esigenze che ci stanno ponendo i cicli climatici, ma non solo gli effetti delle diverse manifestazioni sulle nostre acqua e suolo, ma quella che è una evoluzione del nostro sistema sociale, economico nel quale tutti sono interessati sui fronti delle forniture di acqua per il potabile, l’irriguo e l’industriale, in una condizione che è completamente diversa rispetto agli anni passati”. La Corbelli ha richiamato come questo processo stia avvenendo “facendo tesoro di quelle che sono le nostre radici e soprattutto grazie a quello che la Cassa per il Mezzogiorno ci ha lasciato in eredità”. Il Segretario Generale ha sottolineato l’impegno delle diverse istituzioni, compresa l’Autorità di Bacino Distrettuale, affinché il sistema delle grandi infrastrutture idriche possa rappresentare un unicum nell’ambito del bacino del Mediterraneo.
Dal 2020 al 2027 il piano di manutenzione e adeguamento delle dighe
L’ingegnere Giuseppe Maria Grimaldi ha ricordato che l’attività commissariale ha avuto inizio nel 2020. “Il Segretario Generale svolgeva le funzioni di Commissario Straordinario di Governo in virtù dell’art.1, c.154 della L.145/2018 – Legge Finanziaria – ma il sopraggiungere delle limitazioni alla libera circolazione legate al Covid ha procrastinato necessariamente di un anno l’avvio delle attività”. “Tra il 2020 e l’inizio del 2027, il Commissario di Governo completerà tutti quelli che sono gli interventi di manutenzione straordinaria e adeguamento sismico delle opere accessorie delle Dighe in gestione Acque del Sud S.p.A. – ha aggiunto il Dirigente dell’Autorità – Il programma riguarda opere essenziali per la sicurezza, la capacità di accumulo e la piena funzionalità dei principali sistemi idrici meridionali”.
Finanziamenti saliti da 28 a 68 milioni di euro
I finanziamenti destinati agli interventi e alle progettazioni, inizialmente pari a circa 28 milioni di euro, sono stati incrementati fino a circa 68 milioni di euro, anche alla luce dei risultati progressivamente conseguiti. Le attività di progettazione hanno permesso di programmare interventi per circa 183 milioni di euro, “che consentiranno il completamento nei prossimi anni degli schemi idrici complessi immaginati ed avviati dalla Cassa per il Mezzogiorno”. Il piano punta quindi a completare infrastrutture concepite diversi decenni fa, alcune delle quali non sono mai entrate pienamente in funzione, ma risultano oggi fondamentali per rispondere alle nuove esigenze potabili, agricole e industriali.
Capacità di accumulo destinata a crescere di 300 milioni di metri cubi
Grimaldi ha illustrato il vantaggio strategico che potrà derivare dal completamento degli interventi. “L’accumulo di risorsa consentirà di essere incrementato di circa 300 milioni di metri cubi, 100 milioni di metri cubi dallo schema centrale o schema Basento-Bradano, schema immaginato negli anni ’80, realizzato tra fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 e mai entrato in funzione e 200 milioni di metri cubi ottenibili dall’incremento di quota autorizzata della Diga di Monte Cotugno, afferente allo schema Jonico-Sinni, in virtù della redazione e consegna al MIT la rivalutazione sismica dello sbarramento e delle opere accessorie e della realizzazione del ripristino del manto impermeabile dello sbarramento da parte del gestore Acque del Sud S.p.A.”. L’incremento potenziale di 300 milioni di metri cubi rappresenterebbe un salto decisivo per la capacità di accumulo del Mezzogiorno, aumentando la resilienza dei sistemi durante eventuali periodi prolungati di scarse precipitazioni.
Tavoli tecnici per la gestione condivisa delle risorse
A margine dell’Osservatorio sono stati costituiti tavoli tecnici per la ripartizione delle risorse condivise tra diversi gestori, regioni e comparti di utilizzo. Questi strumenti permettono di programmare le erogazioni e di modificarle sulla base dell’andamento stagionale, dei fabbisogni agricoli e potabili e delle effettive disponibilità degli invasi. Tra i tavoli più importanti figura quello dedicato allo schema dell’Ofanto. “Uno dei tavoli che storicamente abbiamo costituito per primo è quello dell’Ofanto, che ha visto anche una particolare attenzione proprio perché oltre a ripartire risorsa a livello interregionale, ripartisce risorsa tra diversi schemi idrici e abbiamo sperimentato in quella sede proprio un programma di erogazione che è articolato su base giornaliera, quindi in maniera quotidiana definiamo all’inizio della stagione irrigua le portate che vengono erogate dai diversi invasi e come vengono ripartite tra i diversi soggetti gestori nei comparti di utilizzo irriguo e potabile prevalentemente”.
Il monitoraggio quotidiano delle erogazioni dell’Ofanto
La programmazione non si limita alla definizione iniziale delle quantità da erogare, ma prosegue attraverso un controllo costante dell’evoluzione delle disponibilità. “In più è costantemente in corso un’azione tecnica di controllo e di monitoraggio dell’attività dei tavoli perché l’obiettivo non è solo definire il programma delle erogazioni, ma monitorarne l’evoluzione per verificare l’eventuale necessità di correttivi al programma delle erogazioni. Nel caso dell’Ofanto quest’anno è stato possibile definire un’azione di rimodulazione del programma, che ha portato a spostare in avanti l’avvio dell’erogazione della diga di Conza della Campania, questo ottimizzando l’utilizzo delle risorse disponibili, atteso che Conza della Campania è una diga ad uso plurimo, quindi chiaramente questa azione ha preservato e ottimizzato la risorsa tanto per l’erogazione irriguo quanto per l’erogazione potabile”. La rimodulazione del programma ha consentito di posticipare l’utilizzo della diga di Conza della Campania, preservando maggiormente le riserve e ottimizzandone l’impiego nei comparti agricolo e potabile.
Il 2026 conferma il valore delle piogge e delle nevicate invernali
Il quadro delineato dall’Autorità di Bacino conferma l’importanza delle abbondanti piogge e nevicate che hanno caratterizzato l’inverno e la primavera del 2026 al Centro-Sud. Le precipitazioni hanno ricaricato gli invasi, alimentato le sorgenti e prodotto surplus particolarmente elevati rispetto allo scorso anno. La diga di Occhito dispone di oltre 102 milioni di metri cubi in più rispetto al 2025, il sistema Sinni di 51 milioni in più, mentre in Calabria il Menta, l’Alaco e lo schema Arvo-Ampollino-Passante mostrano condizioni molto favorevoli. Il caldo intenso dell’estate non ha cancellato le riserve accumulate nei mesi precedenti. Ancora una volta, quindi, risulta fuorviante valutare la situazione idrica osservando soltanto le temperature di alcuni giorni o le precipitazioni di una singola fase stagionale. La disponibilità d’acqua è il risultato di un bilancio più ampio, nel quale incidono le piogge autunnali e invernali, l’accumulo nevoso, la fusione della neve, la capacità degli invasi, le portate sorgentizie, la gestione delle erogazioni e lo stato delle reti.
Caldo estremo non significa automaticamente siccità
Le temperature elevate registrate nel luglio 2026 costituiscono un fenomeno meteorologico distinto dalla disponibilità delle risorse idriche. Una fase di caldo estremo può aumentare i consumi e l’evaporazione, ma non determina automaticamente un’emergenza idrica, soprattutto quando gli invasi partono da livelli elevati e le sorgenti hanno beneficiato di mesi particolarmente piovosi. Confondere caldo, siccità meteorologica, siccità agricola e siccità idrologica alimenta una rappresentazione semplicistica che non permette di comprendere il reale stato dei territori. I dati ufficiali mostrano che, nell’estate 2026, il Sud dispone di grandi riserve e che il livello di severità idrica resta basso nella maggior parte del distretto dell’Appennino Meridionale.
La priorità resta ammodernare reti e interconnessioni
Il quadro positivo non elimina la necessità di intervenire sulle infrastrutture. Le difficoltà segnalate nelle province di Avellino, Benevento, Chieti e Frosinone dimostrano quanto sia urgente ridurre le perdite, potenziare gli adduttori, rafforzare le connessioni tra sistemi e migliorare la capacità di trasferire l’acqua dalle aree in surplus verso quelle temporaneamente più fragili. La sfida reale non consiste quindi nel diffondere allarmi generalizzati, ma nel completare gli interventi già finanziati, accelerare le progettazioni e trasformare l’abbondante risorsa disponibile in una fornitura stabile per famiglie, agricoltura e attività produttive. I numeri dell’estate 2026 smentiscono le bufale catastrofiste su un Mezzogiorno già desertificato e privo d’acqua. Allo stesso tempo, indicano chiaramente la strada da seguire: gestione scientifica delle risorse, manutenzione delle reti, completamento delle grandi infrastrutture e cooperazione permanente tra Regioni, autorità e gestori.

