Nel pieno di una nuova ondata di caldo in Francia, proprio mentre l’impiego di condizionatori, ventilatori e sistemi di refrigerazione spinge verso l’alto la domanda di elettricità, tre reattori nucleari sono stati fermati. Non a causa di un guasto, di una perdita o di un problema tecnico, ma per la temperatura eccessiva dei fiumi utilizzati per il raffreddamento degli impianti. EDF, la società energetica controllata dallo Stato che gestisce tutti i 57 reattori nucleari francesi, ha confermato domenica lo stop di Golfech 2, Bugey 3 e Chooz 2. Complessivamente, i tre reattori rappresentano una capacità di 3,65 gigawatt, pari a circa il 6% dei circa 61 gigawatt installati nel parco nucleare nazionale. La decisione arriva mentre 37 dipartimenti francesi si trovano sotto allerta rossa per il caldo, con temperature previste tra i +37°C e i +41°C. Le centrali non presentano anomalie e, secondo EDF, non esiste alcun rischio per la sicurezza nucleare. Il problema è rappresentato dall’acqua che scorre accanto agli impianti, già così calda da non poter ricevere ulteriore calore senza superare i limiti stabiliti dalla legge per tutelare gli ecosistemi acquatici.
Perché il caldo estremo può fermare una centrale nucleare
Una centrale nucleare situata lungo un fiume utilizza l’acqua per sottrarre calore all’impianto. L’acqua viene prelevata dal corso d’acqua, impiegata nel sistema di raffreddamento e successivamente restituita al fiume a una temperatura leggermente superiore. Secondo Euronews, l’aumento può variare da pochi decimi di grado fino a diversi gradi, a seconda delle caratteristiche della centrale e del sistema di raffreddamento utilizzato. In condizioni normali, questa differenza non impedisce il funzionamento degli impianti. Durante un’ondata di calore particolarmente intensa, tuttavia, l’acqua può arrivare alla centrale già vicina alla temperatura massima consentita. La normativa francese impone a ogni impianto fluviale limiti vincolanti sulla temperatura dell’acqua restituita al fiume. L’obiettivo è evitare danni ai pesci, alla vegetazione e agli altri organismi che vivono a valle delle centrali. Quando il fiume è già molto caldo, il margine disponibile per assorbire il calore prodotto dalla centrale si riduce progressivamente. Se il rispetto dei limiti ambientali non può più essere garantito, EDF deve diminuire la potenza del reattore oppure interromperne temporaneamente il funzionamento.
Il limite di +28°C sul fiume Garonna
Alla centrale di Golfech, nel sud-ovest della Francia, l’acqua della Garonna non può superare i +28°C dopo lo scarico delle acque utilizzate per il raffreddamento. La soglia, riportata da NucNet, deriva da un decreto del 2006. Una temperatura di +28°C corrisponde approssimativamente a quella di una piscina ben riscaldata. Durante l’inverno, il limite rappresenta raramente un ostacolo operativo. In una giornata di luglio con temperature atmosferiche vicine ai +41°C, invece, il fiume può raggiungere la centrale già prossimo alla soglia massima. Una situazione simile riguarda la centrale di Nogent-sur-Seine. In quel caso, la temperatura della Senna non può aumentare di più di +3°C a valle dell’impianto e deve restare mediamente al di sotto dei +28°C. Il punto critico di una macchina capace di produrre 1.300 megawatt non è quindi necessariamente il combustibile nucleare, la turbina o l’acciaio che circonda il nocciolo. In determinate condizioni climatiche, il fattore decisivo diventa la temperatura dell’acqua che scorre accanto alla centrale.
EDF: nessun rischio per la sicurezza nucleare
EDF ha sottolineato che i reattori sono tecnicamente in grado di funzionare anche durante periodi di caldo intenso. Lo spegnimento non è stato provocato da un problema degli impianti e non indica una condizione di pericolo. Un portavoce della società ha dichiarato a Euronews: “questi limiti sono destinati a proteggere la flora e la fauna acquatiche”. La distinzione è centrale. I reattori sono stati fermati per rispettare una prescrizione ambientale relativa alla temperatura dei fiumi, non perché le apparecchiature nucleari non fossero in grado di sopportare le alte temperature esterne. Il caldo estremo agisce quindi indirettamente sulla produzione. Non danneggia necessariamente il reattore, ma riduce la capacità del sistema di smaltire il calore senza alterare oltre i livelli consentiti l’ambiente fluviale circostante.
Tre reattori nucleari fuori servizio per 3,65 gigawatt
I tre impianti fermati sono Golfech 2, un reattore da 1.300 megawatt situato lungo la Garonna; Bugey 3, da 900 megawatt, costruito sul Rodano nei pressi di Lione; e Chooz 2, da 1.450 megawatt, situato lungo la Mosa vicino al confine con il Belgio. La capacità complessiva indisponibile raggiunge 3.650 megawatt, equivalenti a 3,65 gigawatt. Si tratta di circa il 6% del parco nucleare francese, che dispone complessivamente di una potenza vicina ai 61 gigawatt. Le limitazioni si sono accumulate nel corso della settimana. Secondo i dati di trasparenza Remit monitorati da Montel, mercoledì le riduzioni legate alle alte temperature avevano raggiunto i 3 gigawatt. Giovedì pomeriggio avevano toccato un picco di circa 4 gigawatt, equivalente al 6,4% della capacità nucleare nazionale. Bugey 3 e Golfech 2 sono stati spenti nella notte di giovedì. Nella stessa giornata è stata ridotta anche la produzione del reattore Saint-Alban 2, situato sul Rodano. Domenica si è aggiunto Chooz 2. EDF ha inoltre indicato che altri sette reattori potrebbero dover modificare la propria produzione in funzione dell’andamento delle temperature e delle condizioni dei fiumi nel corso della giornata.
Le date di riavvio dipendono dalle previsioni meteo
Il calendario attuale prevede il ritorno in servizio di Bugey 3 il 19 luglio, di Golfech 2 il 22 luglio e di Chooz 2 il 25 luglio. Le date, tuttavia, non sono definitive. EDF ha chiarito che potranno essere modificate sulla base dell’evoluzione delle previsioni meteorologiche e delle temperature registrate nei corsi d’acqua. Il riavvio di un reattore non dipende soltanto dalla diminuzione della temperatura atmosferica. È necessario che anche il fiume recuperi un margine sufficiente per ricevere l’acqua proveniente dal sistema di raffreddamento senza oltrepassare i limiti imposti. Le indicazioni operative restano quindi subordinate alle condizioni climatiche. I giorni fissati per il ritorno in produzione sono provvisori e potranno essere anticipati o rinviati a seconda dell’andamento dell’ondata di caldo.
La seconda crisi in tre settimane
L’attuale riduzione della produzione rappresenta il secondo episodio rilevante nel giro di tre settimane. Durante l’eccezionale ondata di caldo di giugno, quando alcune zone della Francia hanno superato i 43°C, le limitazioni alla generazione nucleare avevano raggiunto un picco di 6,2 gigawatt il 24 giugno. Secondo i dati di Montel, la potenza indisponibile o ridotta era arrivata al 9,8% dell’intero parco nucleare. L’episodio attuale è inoltre collegato alla terza ondata di caldo che ha interessato la Francia dal mese di maggio. Mentre EDF riduceva o interrompeva la produzione di diversi reattori, il governo francese ha introdotto un’eccezione temporanea alle regole ambientali. Sabato il ministero dell’Economia ha concesso una deroga ai limiti di temperatura previsti sul Rodano nell’area della centrale di Bugey. La misura, riportata dall’AFP, resterà valida fino al 20 luglio ed è stata adottata “per garantire la sicurezza della rete elettrica”. Nel corso della stessa settimana, quindi, una norma ambientale ha contribuito allo spegnimento di tre reattori, mentre un provvedimento ministeriale ha temporaneamente sospeso l’applicazione dei limiti in uno degli impianti interessati. La deroga non ha però determinato l’immediato ritorno in produzione di Bugey 3, che secondo il calendario più recente di EDF dovrebbe restare fermo fino al 19 luglio. La vicenda evidenzia il difficile equilibrio tra la protezione degli ecosistemi fluviali e la necessità di garantire un’adeguata disponibilità di energia durante i periodi di domanda elevata.
La rete elettrica francese non è in difficoltà
Nonostante la perdita temporanea di diversi gigawatt di capacità nucleare, la rete elettrica francese non risulta in una situazione di emergenza. Durante l’ondata di caldo di giugno, RTE, il gestore della rete di trasmissione ad alta tensione, aveva dichiarato che la Francia disponeva di una capacità di generazione sufficiente a soddisfare la domanda anche in presenza delle limitazioni imposte alle centrali. A ridurre la pressione sul sistema contribuisce anche il calendario. Il 14 luglio cade di martedì ed è una festività nazionale. Secondo le previsioni di RTE citate dalla stampa francese, la giornata festiva dovrebbe ridurre la domanda quotidiana di elettricità di diversi gigawatt. La diminuzione delle attività industriali e commerciali può quindi compensare almeno in parte l’aumento dei consumi domestici provocato dall’impiego diffuso dei sistemi di climatizzazione.
Per EDF le perdite valgono in media lo 0,3% della produzione
EDF presenta le limitazioni provocate dai fiumi caldi e dalle basse portate come un fenomeno rilevante dal punto di vista operativo, ma limitato nell’impatto complessivo sulla produzione annuale. La società ha riferito a Euronews che, dal 2000, l’energia non prodotta a causa delle alte temperature dell’acqua e della riduzione delle portate fluviali ha rappresentato in media lo 0,3% della produzione annuale del parco nucleare. Secondo questa prospettiva, lo spegnimento di tre reattori per una o due settimane durante il mese di luglio non dovrebbe modificare in modo sostanziale il bilancio energetico annuale della Francia. L’accumularsi degli episodi, tuttavia, impone una riflessione sulla resilienza a lungo termine del sistema. La percentuale media nazionale può apparire contenuta, ma non elimina la necessità di intervenire su impianti progettati in un periodo caratterizzato da condizioni climatiche differenti.
Nel luglio 2025 almeno 7 gigawatt erano stati fermati
La storia recente conferma che le limitazioni dovute al caldo non rappresentano un episodio isolato. Durante l’ondata di calore del luglio 2025, almeno 7 gigawatt di capacità nucleare francese erano stati costretti a fermarsi, secondo i dati di Ember citati da MIT Technology Review. Nel giugno 2026, la riduzione aveva raggiunto quasi il 10% del parco nucleare. A distanza di poche settimane, una nuova ondata di caldo ha nuovamente imposto spegnimenti e diminuzioni di potenza. Ogni episodio ripropone lo stesso conflitto operativo: da una parte la necessità di produrre elettricità, dall’altra l’obbligo di rispettare i limiti ambientali sulla temperatura dell’acqua. La frequenza con cui questi eventi si stanno verificando rafforza la pressione su EDF e sulle autorità francesi affinché individuino soluzioni capaci di mantenere le centrali operative senza compromettere gli ecosistemi fluviali.
Il nucleare produce quasi il 70% dell’elettricità francese
Il problema assume una rilevanza particolare in Francia, dove l’energia nucleare ha fornito quasi il 70% dell’elettricità nazionale nell’ultimo anno. Nessun’altra grande economia europea dipende in misura comparabile da un’unica fonte di generazione. Per questo motivo, anche una riduzione temporanea del 6% del parco nucleare viene seguita con attenzione, soprattutto quando coincide con un periodo di forte consumo elettrico. EDF continua inoltre a investire nella costruzione di nuovi reattori. La società sta installando nel Regno Unito recipienti del reattore del peso di 551 tonnellate e in Francia sono previsti sei nuovi reattori EPR2. Una delle nuove coppie di EPR2 dovrebbe essere realizzata proprio a Bugey, lungo lo stesso tratto del Rodano che ha contribuito allo stop temporaneo del reattore Bugey 3. La scelta conferma la volontà francese di mantenere il nucleare al centro del proprio sistema energetico, ma rende ancora più urgente integrare la progettazione dei nuovi impianti con le conseguenze dell’aumento delle temperature.
La produzione nucleare dipende sempre di più dal meteo
Negli Stati Uniti, tre nuovi microreattori hanno raggiunto la criticità nello stesso mese, mentre i progetti più sperimentali dell’industria stanno lavorando a reattori capaci di utilizzare anche i rifiuti nucleari come combustibile. La Francia sta affrontando una sfida meno spettacolare, ma decisiva per il futuro del settore: stabilire quanta parte della produzione di un grande parco nucleare possa essere effettivamente condizionata dal clima. La questione non riguarda la capacità del reattore di sopportare il caldo, ma la disponibilità di acqua sufficientemente fresca per smaltire il calore rispettando le norme ambientali. Bugey 3 dovrebbe tornare in servizio il 19 luglio, Golfech 2 il 22 luglio e Chooz 2 il 25 luglio. Il caldo è previsto almeno fino alla metà della settimana, e tutte le date restano subordinate alle previsioni meteorologiche. Il parco nucleare francese, con una capacità complessiva di circa 61 gigawatt e un ruolo centrale nella produzione nazionale di elettricità, si trova così a programmare una parte delle proprie attività sulla base dello stesso elemento che condiziona una giornata al mare: l’evoluzione del meteo.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?