Panama valuta il futuro della miniera Cobre Panamá: progressi ambientali ma anche criticità

Il governo esamina la relazione della società svizzera Sgs sul maxi-giacimento di rame chiuso dal 2023. La decisione finale sulla possibile riapertura arriverà entro il 2026, tra pressioni economiche e opposizioni ambientaliste

Il futuro della miniera di rame Cobre Panamá resta al centro del dibattito nazionale. Un’équipe ministeriale panamense sta analizzando l’audit realizzato dalla società svizzera Sgs sul sito minerario, chiuso dal 2023 per ordine giudiziario e valutato circa 10 miliardi di dollari. La relazione, composta da 15 tomi e consegnata lo scorso 19 giugno, dovrà fornire gli elementi necessari per una decisione definitiva. La raccomandazione finale sarà presentata al presidente José Raúl Mulino entro il 2026, ma il governo punta ad accelerare i tempi dell’analisi.

Ci anima produrre risultati il prima possibile“, ha dichiarato il ministro dell’Economia Felipe Chapman, commentando la relazione tecnica elaborata sulla miniera. Secondo quanto emerge dall’audit, il sito presenta un livello di adempimento ambientale pari all’87,64%, ma il documento individua anche nove gravi criticità operative che richiedono interventi. La valutazione arriva in un contesto segnato dalle conseguenze della chiusura improvvisa dell’impianto, avvenuta dopo una lunga stagione di proteste di massa contro l’attività mineraria. Lo stop alla produzione ha avuto pesanti ripercussioni economiche: sono andati persi circa 40.800 posti di lavoro e gli investimenti esteri nel Paese hanno registrato una contrazione del 65%.

Sul fronte ambientale, il Ministro dell’Ambiente Juan Carlos Navarro ha sottolineato i rischi legati alla sospensione dell’attività senza un adeguato piano di gestione; “Chiudere la miniera bruscamente non ha eliminato i rischi ambientali reali, al contrario li ha lasciati senza risorse per la mitigazione“. A pesare sul futuro della vicenda sono anche i possibili contenziosi internazionali: Panama rischia infatti arbitrati per un valore complessivo stimato in 27 miliardi di dollari.

La possibile riapertura di Cobre Panamá, uno dei più grandi giacimenti di rame al mondo con una capacità produttiva di circa 300mila tonnellate annue, continua così a dividere il Paese. Da una parte gli ambientalisti chiedono garanzie più severe sulla tutela del territorio, dall’altra i settori economici sottolineano l’importanza della miniera per occupazione, investimenti e crescita nazionale. Il governo dovrà ora trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale, obblighi economici e futuro industriale del Paese.