Qualità dell’aria in Piemonte, ISDE: “la tutela della salute deve essere il criterio prioritario”

L’Associazione Medici per l’Ambiente sostiene le osservazioni di Torino Respira sulla modifica del Piano regionale e chiede misure più efficaci, valutazioni sanitarie trasparenti e obiettivi coerenti con la nuova direttiva europea

ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente esprime il proprio apprezzamento per il lavoro di analisi tecnica realizzato dal Comitato Torino Respira nell’ambito delle osservazioni alla proposta di modifica del Piano Regionale di Qualità dell’Aria della Regione Piemonte. L’associazione condivide l’impostazione generale del documento e le principali criticità evidenziate, richiamando in particolare la necessità di porre la tutela della salute pubblica al centro delle decisioni regionali in materia di inquinamento atmosferico. La questione più rilevante riguarda la capacità del Piano di ridurre concretamente l’esposizione della popolazione a PM10, PM2,5, biossido di azoto e agli altri contaminanti presenti nell’aria. Secondo ISDE, le misure previste non dovrebbero essere valutate soltanto in relazione al rispetto formale degli obblighi normativi attualmente in vigore, ma anche rispetto alla loro efficacia nel preparare il territorio piemontese ai nuovi e più stringenti obiettivi europei da raggiungere entro il 2030.

Inquinamento atmosferico e salute pubblica: i rischi per la popolazione

Nell’ambito delle proprie finalità statutarie, ISDE richiama l’attenzione sugli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico, considerato uno dei principali fattori di rischio ambientale per la popolazione. “La letteratura scientifica internazionale documenta da anni l’associazione tra esposizione agli inquinanti atmosferici e aumento della mortalità prematura, delle malattie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche e neurologiche, nonché degli effetti avversi sullo sviluppo del bambino, con conseguenze particolarmente rilevanti nei soggetti più vulnerabili, quali bambini, anziani, donne in gravidanza e persone affette da patologie croniche”. L’esposizione continuativa agli inquinanti non rappresenta quindi soltanto una questione ambientale, ma un problema direttamente collegato alla prevenzione delle malattie, alla pressione sui servizi sanitari e alle disuguaglianze sociali. I rischi risultano infatti maggiori per le persone che, per età, condizioni di salute o situazione socioeconomica, hanno minori possibilità di proteggersi dagli effetti dell’aria inquinata.

Nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria: obiettivi più severi entro il 2030

Un elemento centrale dell’intervento di ISDE è rappresentato dall’adozione della Direttiva (UE) 2024/2881, che impone un progressivo abbassamento delle concentrazioni consentite dei principali inquinanti atmosferici. “L’adozione della Direttiva (UE) 2024/2881 conferma quanto da tempo evidenziato dalla comunità scientifica: gli attuali limiti normativi non garantiscono ancora un livello adeguato di protezione della salute e sarà pertanto necessario conseguire, entro il 2030, concentrazioni significativamente inferiori di particolato atmosferico, PM10 e PM2,5, e di biossido di azoto, NO₂.”.  Per ISDE, la nuova normativa europea modifica profondamente il quadro entro cui devono essere elaborati e aggiornati i Piani regionali della qualità dell’aria. Le Regioni non possono limitarsi a verificare la conformità delle proprie politiche ai valori attuali, ma devono costruire un percorso credibile verso il raggiungimento dei nuovi standard. “Per questo motivo ogni aggiornamento dei Piani regionali della qualità dell’aria dovrebbe essere valutato non solo rispetto agli obblighi vigenti, ma anche rispetto alla capacità di accompagnare il territorio verso il raggiungimento dei nuovi obiettivi europei, nell’ottica di una progressiva riduzione dell’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici”. 

Valutare gli effetti sanitari delle misure previste dal Piano

ISDE considera fondamentale che le scelte inserite nel Piano piemontese siano sostenute da evidenze scientifiche solide e da analisi trasparenti della loro reale efficacia. Non sarebbe sufficiente, in questa prospettiva, stimare soltanto la riduzione teorica delle emissioni o delle concentrazioni degli inquinanti. “ISDE ritiene pertanto particolarmente importante che le misure proposte siano supportate da evidenze scientifiche solide e da valutazioni trasparenti della loro efficacia sanitaria”.  L’associazione chiede che i diversi scenari previsti vengano confrontati anche sulla base degli effetti attesi sulla salute della popolazione, trasformando i dati ambientali in indicatori sanitari comprensibili e verificabili. “In tale prospettiva appare auspicabile che il Piano includa una specifica valutazione degli effetti sulla salute dei diversi scenari considerati, quantificando i benefici attesi in termini di riduzione della mortalità prematura, della morbosità, dei ricoveri ospedalieri, dei nuovi casi di malattia e dei costi sanitari e sociali correlati all’inquinamento atmosferico”.  Una valutazione di questo tipo permetterebbe di individuare con maggiore precisione quali interventi possano produrre i benefici più consistenti, non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche in termini di vite salvate, malattie evitate, ricoveri ridotti e minori costi per il sistema sanitario e per la collettività.

L’articolo 32 della Costituzione e la priorità della tutela della salute

Il richiamo alla salute pubblica assume anche un valore costituzionale. ISDE sottolinea infatti che le politiche regionali sulla qualità dell’aria devono essere valutate alla luce dell’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale della persona e interesse della collettività. “La tutela della salute, riconosciuta dall’articolo 32 della Costituzione come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, dovrebbe costituire il criterio prioritario nella valutazione delle politiche regionali in materia di qualità dell’aria, assicurando che ogni scelta sia orientata alla massima riduzione possibile dei rischi sanitari associati all’inquinamento atmosferico”. In questa impostazione, la tutela della salute non dovrebbe essere considerata come uno dei molti elementi da bilanciare nella definizione delle politiche pubbliche, ma come il parametro prioritario attraverso cui valutare la qualità e l’adeguatezza delle decisioni.

Ridurre le emissioni alla fonte e applicare il principio di precauzione

Tra gli aspetti evidenziati da ISDE vi è la necessità di intervenire direttamente sulle cause dell’inquinamento, privilegiando le misure capaci di determinare una reale diminuzione delle emissioni alla fonte. “Particolare attenzione dovrebbe inoltre essere riservata alle misure che incidono direttamente sulle emissioni alla fonte, privilegiando gli interventi che presentano la maggiore efficacia nel ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici e applicando il principio di precauzione qualora permangano significative incertezze sull’efficacia delle misure alternative”. Il riferimento al principio di precauzione assume particolare rilievo quando l’efficacia di alcune soluzioni non risulta sufficientemente dimostrata. In presenza di incertezze significative, secondo l’associazione, le istituzioni dovrebbero orientarsi verso gli interventi sostenuti dalle prove scientifiche più solide e in grado di garantire la maggiore riduzione possibile dei rischi sanitari.

Nessuna soglia di sicurezza per gli inquinanti atmosferici

Un altro passaggio centrale riguarda l’assenza di una soglia al di sotto della quale l’inquinamento possa essere considerato completamente innocuo. ISDE richiama le più recenti evidenze scientifiche e le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui gli effetti sulla salute possono manifestarsi anche quando le concentrazioni restano inferiori ai limiti normativi. “ISDE Italia ricorda inoltre che, secondo le più recenti evidenze scientifiche e le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non esiste una soglia di sicurezza al di sotto della quale l’esposizione agli inquinanti atmosferici possa essere considerata priva di effetti sulla salute”. Il rispetto dei limiti di legge, di conseguenza, non coincide automaticamente con l’assenza di rischi. Anche livelli considerati formalmente accettabili possono essere associati a conseguenze misurabili, soprattutto nei gruppi maggiormente esposti o vulnerabili. “Anche concentrazioni inferiori agli attuali limiti normativi possono determinare impatti sanitari misurabili, soprattutto nei soggetti più vulnerabili”.

Miglioramento continuo e prevenzione primaria

Alla luce di queste evidenze, ISDE sostiene che le politiche ambientali non debbano limitarsi al semplice raggiungimento dei valori previsti dalla normativa, ma debbano perseguire un obiettivo di miglioramento continuo della qualità dell’aria. “Per questo motivo le politiche di qualità dell’aria dovrebbero perseguire il principio del continuo miglioramento delle condizioni ambientali, privilegiando gli interventi in grado di conseguire la maggiore riduzione possibile delle emissioni e dell’esposizione della popolazione, secondo il principio di prevenzione primaria che costituisce uno dei cardini dell’azione di ISDE”. La riduzione dell’inquinamento viene così considerata una misura di prevenzione primaria, perché interviene prima che si sviluppino o si aggravino le patologie associate all’esposizione ambientale. Migliorare l’aria significa agire sulle cause di molte malattie, riducendo contemporaneamente la mortalità, la disabilità e il ricorso alle cure sanitarie.

Qualità dell’aria come politica sanitaria

Secondo ISDE, la protezione dell’aria costituisce una delle politiche sanitarie preventive più efficaci a disposizione delle istituzioni. “La tutela della qualità dell’aria rappresenta infatti una delle più efficaci politiche di prevenzione primaria a disposizione delle istituzioni pubbliche”. Le decisioni che incidono sulle emissioni non riguardano soltanto gli assessorati all’ambiente. Coinvolgono direttamente le politiche sulla mobilità, sull’energia, sul riscaldamento, sull’agricoltura e sulla pianificazione territoriale. Per questa ragione, ogni intervento in questi settori dovrebbe essere sottoposto anche a una valutazione dei possibili effetti sanitari. “Ogni decisione in materia di mobilità, energia, riscaldamento, agricoltura e pianificazione territoriale dovrebbe pertanto essere valutata anche in relazione ai suoi effetti sulla salute, secondo l’approccio Health in All Policies – Salute in tutte le politiche, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Unione europea”. 

Health in All Policies: la salute in tutte le politiche regionali

L’approccio Health in All Policies, traducibile come “Salute in tutte le politiche”, prevede che la protezione della salute venga integrata in modo sistematico nelle decisioni pubbliche, anche quando queste non appartengono direttamente all’ambito sanitario. “Integrare sistematicamente la valutazione degli impatti sanitari nelle politiche ambientali significa orientare le scelte pubbliche verso soluzioni capaci di produrre benefici durevoli per la salute, l’ambiente e l’equità sociale”. L’applicazione di questo metodo al Piano regionale permetterebbe di valutare non soltanto l’effetto delle misure sulla concentrazione degli inquinanti, ma anche le conseguenze sulla salute delle comunità locali, sui gruppi più fragili, sui costi sociali e sull’equità nell’accesso a condizioni ambientali salubri.

ISDE sostiene le osservazioni del Comitato Torino Respira

Alla luce delle criticità sanitarie e ambientali evidenziate, ISDE Italia conferma il proprio sostegno alle osservazioni presentate dal Comitato Torino Respira sulla proposta di modifica del Piano regionale. “Alla luce di tali considerazioni, ISDE Italia condivide le osservazioni formulate dal Comitato Torino Respira e auspica che esse siano attentamente valutate nell’ambito del procedimento di approvazione del Piano, affinché le scelte definitive risultino pienamente coerenti con l’obiettivo prioritario della tutela della salute dei cittadini, con le migliori evidenze scientifiche disponibili e con il percorso delineato dalla nuova normativa europea sulla qualità dell’aria”. La richiesta rivolta alla Regione Piemonte è quindi quella di adottare un Piano capace di anticipare gli obiettivi europei, ridurre in maniera concreta l’esposizione della popolazione agli inquinanti e integrare nelle decisioni ambientali una valutazione esplicita e trasparente dei benefici sanitari attesi. Al centro delle scelte, secondo ISDE, deve rimanere la massima riduzione possibile dei rischi per la salute dei cittadini.