La siccità nel Torinese presenta già un conto pesantissimo al settore agricolo. Secondo le stime di Coldiretti Torino, le perdite economiche attualmente quantificabili superano i 30 milioni di euro, nonostante la stagione produttiva non sia ancora arrivata alla fase della trebbiatura. La situazione più critica riguarda il mais, coltura centrale per l’agricoltura della provincia e per l’intero sistema produttivo piemontese. La prolungata mancanza di precipitazioni e la progressiva riduzione delle risorse disponibili per l’irrigazione stanno compromettendo una parte rilevante dei raccolti, con conseguenze economiche che coinvolgono migliaia di aziende agricole.
Siccità nel Torinese, perdite agricole già superiori a 30 milioni di euro
Le prime valutazioni elaborate da Coldiretti Torino indicano danni per oltre 30 milioni di euro nel comparto agricolo provinciale. Si tratta di una cifra già significativa, destinata a descrivere una situazione particolarmente difficile per le aziende alle prese con la scarsità d’acqua e con il conseguente calo delle rese. Il dato assume ancora maggiore rilevanza considerando che la trebbiatura non è ancora iniziata e che, di conseguenza, il bilancio definitivo della stagione potrà essere definito soltanto al termine delle operazioni di raccolta. La crisi colpisce in modo particolare le produzioni che necessitano di importanti disponibilità idriche durante il ciclo di crescita. Tra queste, il mais torinese risulta essere la coltura maggiormente danneggiata dalla siccità.
Mais torinese in crisi: produzione ridotta fino al 70%
In una stagione caratterizzata da condizioni ordinarie, il territorio torinese garantisce circa un terzo dell’intera produzione piemontese di mais. Il comparto raggiunge normalmente oltre 4.850.000 quintali, coltivati da più di 4.600 aziende agricole su una superficie complessiva superiore a 48.800 ettari di terreno. La mancanza d’acqua sta però modificando profondamente le prospettive produttive. Nelle superfici irrigue viene stimata una perdita del 30% della produzione, mentre nei terreni non raggiunti dagli impianti di irrigazione il calo potrebbe arrivare addirittura al 70%. Una differenza che evidenzia quanto la disponibilità di acqua rappresenti ormai un elemento decisivo per la sopravvivenza delle colture. Anche le aziende dotate di sistemi irrigui stanno affrontando crescenti difficoltà, poiché le risorse provenienti dalle derivazioni stanno progressivamente esaurendosi.
Derivazioni in esaurimento e costi più alti per il pompaggio dalle falde
Le coltivazioni irrigue sono sempre più sostenute attraverso il pompaggio dell’acqua dalle falde, una soluzione necessaria per evitare la perdita totale dei raccolti ma caratterizzata da costi elevati. L’esaurimento dell’acqua proveniente dalle derivazioni costringe quindi le imprese agricole a ricorrere a strumenti più onerosi, aggravando ulteriormente una situazione economica già compromessa dalla riduzione delle produzioni. Il danno per le aziende non è legato soltanto ai minori quantitativi di mais che potranno essere raccolti, ma anche all’aumento dei costi necessari per mantenere le colture durante le fasi più delicate del loro sviluppo.
Coldiretti Torino: “il mais è sempre più una coltura strategica”
Il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, richiama l’attenzione sul valore economico e industriale del mais, sottolineando come la crisi non riguardi esclusivamente il reddito delle singole aziende agricole. “Al di là della cifra già significativa, e siamo ancora lontani dalla trebbiatura, della perdita economica per le nostre aziende agricole – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ricordare che oggi il mais è sempre più una coltura strategica, che non solo è alla base della produzione di alimenti da proteine animali, ma anche una materia prima al centro di molte produzioni industriali: dalle basi per preparazioni dell’industria alimentare fino all’amido per vari usi, dai dolcificanti alle bioplastiche compostabili per oggetti di uso comune”. Il mais, dunque, non rappresenta soltanto una produzione agricola primaria. La sua disponibilità è strettamente collegata alla produzione di alimenti derivanti da proteine animali e a numerose lavorazioni industriali. La materia prima viene infatti impiegata nella preparazione di basi destinate all’industria alimentare, nella produzione di amido, di dolcificanti e di bioplastiche compostabili utilizzate per realizzare oggetti di uso comune.
Meno mais locale e maggiore dipendenza dalle importazioni
La riduzione della produzione agricola locale, secondo Coldiretti, rischia di determinare una crescita della dipendenza dalle importazioni. La scarsità di mais prodotto sul territorio potrebbe rendere necessario un maggiore ricorso ai mercati esteri per soddisfare il fabbisogno delle filiere alimentari e industriali. La crisi idrica assume così una dimensione che va oltre i confini delle singole aziende agricole. Una minore disponibilità di materia prima locale può infatti generare conseguenze sull’intero sistema agroindustriale, coinvolgendo tutte le attività che dipendono direttamente o indirettamente dal mais. La siccità diventa pertanto una questione che interessa non soltanto il settore primario, ma anche la disponibilità di cibo, la produzione di materie prime e la stabilità delle filiere produttive.
Piccoli invasi e nuovi pozzi, le misure richieste contro la siccità
Coldiretti Torino chiede l’introduzione di interventi strutturali capaci di affrontare in maniera duratura il problema della scarsità d’acqua in agricoltura. Tra le misure indicate figurano la realizzazione di un piano per i piccoli invasi, l’utilizzo plurimo delle acque idroelettriche e il sostegno agli investimenti finalizzati al risparmio idrico. L’organizzazione agricola sollecita inoltre una riduzione degli ostacoli burocratici e un sostegno alle operazioni necessarie per la trivellazione di nuovi pozzi, considerati strumenti indispensabili per garantire l’approvvigionamento idrico durante le fasi di maggiore emergenza. “E’ sempre più evidente – aggiunge il direttore, Carlo Loffreda – che il problema della siccità che colpisce l’agricoltura non riguarda solo gli interessi del settore primario. Per questo è sempre più urgente mettere in campo misure strutturali per affrontare la siccità, a partire da un piano per i piccoli invasi, un uso plurimo delle acque idroelettriche, misure di sostegno al risparmio idrico, sburocratizzazione e sostegno alla trivellazione di nuovi pozzi. Alla ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) invece – conclude – chiediamo nuove varietà in grado di resistere alla siccità. Perché se gli agricoltori non producono, abbiamo un deficit di cibo e di materie prime che ha ripercussioni sull’intero sistema agroindustriale e sull’intero ‘sistema Paese’”.
Tecniche di Evoluzione Assistita per colture più resistenti
Accanto agli interventi sulle infrastrutture idriche, Coldiretti Torino richiama il ruolo della ricerca scientifica applicata all’agricoltura. La richiesta riguarda in particolare lo sviluppo delle Tecniche di Evoluzione Assistita, indicate anche con l’acronimo Tea. L’obiettivo è ottenere nuove varietà agricole maggiormente capaci di resistere alla siccità e alle condizioni determinate dalla scarsità d’acqua. La possibilità di disporre di colture più resistenti viene considerata una componente essenziale di una strategia complessiva capace di proteggere la produzione agricola. Le perdite già superiori ai 30 milioni di euro, il crollo fino al 70% della produzione di mais nei terreni non irrigui e il progressivo esaurimento delle risorse disponibili confermano la gravità della situazione. La crisi dell’agricoltura torinese rischia infatti di tradursi in un deficit di cibo e materie prime, con effetti destinati a propagarsi sull’intero sistema agroindustriale e sul sistema economico nazionale.


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