L’attuale eruzione dell’Etna sta regalando immagini spettacolari e un cielo decisamente diverso dal solito sulla Sicilia orientale, ma non è responsabile di una vera e propria ‘rinfrescata’ sul Sud Italia nel suo complesso. In altre parole, il vulcano può rendere il sole più schermato e l’aria più ‘pesante’ nelle zone più prossime, mentre le masse d’aria e le temperature su scala regionale continuano a essere decise come sempre da anticicloni e perturbazioni.
Eruzione dell’Etna: cosa accade davvero al cielo e al meteo
In questi giorni il cratere in attività sta producendo una nube di cenere che si alza per oltre un chilometro sopra la vetta e viene poi trasportata dai venti verso sud/sud-est, interessando soprattutto l’area etnea e il settore ionico della Sicilia. La conseguenza immediata per chi vive sotto la colonna eruttiva è un cielo probabilmente più lattiginoso, un sole ‘filtrato’ e una visibilità ridotta, con ricadute di cenere che ‘sporcano’ strade, auto e balconi creando qualche disagio alla circolazione e alla respirazione.

Dal punto di vista meteorologico restiamo comunque confinati nella troposfera, lo strato in cui si formano nubi e perturbazioni. La cenere vulcanica, mescolandosi all’umidità, può causare piogge e nevicate ‘sporche’ soltanto a livello locale. Non ha però la capacità di alterare le masse d’aria sul Mediterraneo, né di attenuare le ondate di caldo che colpiscono il Sud. Il calo termico registrato in questi giorni in alcune zone dipende quindi esclusivamente dai normali movimenti di anticicloni e correnti, non certamente dall’eruzione vulcanica.
Può davvero fare più fresco grazie alla cenere?
È vero che al di sotto di una coltre di polveri particolarmente spessa, i raggi solari vengono filtrati, in modo analogo a quanto avviene con una leggera velatura nuvolosa. Tale fenomeno può ridurre di un paio di gradi le temperature massime nelle zone coinvolte, regalando un clima più gradevole rispetto a un cielo limpido. Si tratta comunque di un fenomeno passeggero e circoscritto, strettamente dipendente dalla densità delle particelle e dal tragitto della nube: bastano infatti una folata di vento o il diradamento della colonna per ripristinare in breve tempo le condizioni abituali.
A livello locale, quindi, l’andamento climatico del Sud Italia continua a dipendere dalla presenza o meno dell’alta pressione nordafricana, dall’ingresso di correnti atlantiche più fresche e da possibili temporali convettivi. Chi spera in un’estate più fresca grazie all’Etna deve sapere che questo genere di diminuzioni diffuse delle temperature è possibile solo tramite colossali eruzioni vulcaniche esplosive, capaci di spingere nell’atmosfera massicce quantità dei cosiddetti ‘aerosol solforici’, cosa che l’Etna non riesce a compiere durante la sua normale attività eruttiva.

Vulcani, clima e miti da sfatare
La storia evidenzia che alcune eruzioni straordinarie hanno davvero condizionato il clima globale, abbassando la temperatura media del pianeta per mesi o perfino anni. È il caso di colossi come il Tambora o il Pinatubo, che hanno immesso in alta atmosfera una tale quantità di particelle da generare uno strato che scherma parte dei raggi solari, determinando estati più fresche e cieli suggestivi su metà del globo terrestre. Questa tipologia di dinamica è totalmente differente da quella di un vulcano come l’Etna che, sebbene sia molto attivo, rimane circoscritto a un ambito locale e, soprattutto, troposferico.


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