Stretto di Hormuz, petroliere e metaniere fanno dietrofront dopo nuovi attacchi alle navi

Crescono i timori per la sicurezza nella rotta energetica del Golfo dopo il danneggiamento di una metaniera qatariota e di una petroliera saudita

Almeno quattro tra petroliere e navi cisterna per il trasporto di gas hanno fatto dietrofront mentre tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche al mondo per il commercio di energia. Le deviazioni di rotta sono avvenute a seguito dei rinnovati attacchi alle imbarcazioni nella via d’acqua, che hanno ulteriormente alimentato le preoccupazioni per la sicurezza della navigazione nella regione. La situazione si è aggravata dopo che una nave cisterna per il trasporto di GNL battente bandiera qatariota e una petroliera saudita sono state danneggiate vicino allo stretto. Gli episodi sono avvenuti in seguito a segnalazioni di lanci di missili da parte dell’Iran contro navi presenti nell’area, circostanza che ha spinto le autorità marittime a elevare il livello di rischio per le navi in transito a “grave”.

Le metaniere qatariote cambiano rotta

Secondo i dati forniti dalle società di analisi Kpler e LSEG, le navi cisterna per GNL Al Ghariya, Duhail e Al Ruwais si stavano dirigendo lentamente verso ovest, in direzione dello Stretto di Hormuz, prima di cambiare rotta e fare dietrofront nella tarda serata di ieri. Tutte e tre le metaniere sono controllate da QatarEnergy. Al momento dell’inversione di rotta, le navi erano vuote ed erano dirette verso l’impianto di esportazione di Ras Laffan, in Qatar, per caricare merci. La decisione di invertire la navigazione evidenzia l’aumento della cautela tra gli operatori del settore energetico, in un’area già sottoposta a forti pressioni geopolitiche e commerciali.

La superpetroliera Lila Vadinar inverte la rotta al largo dell’Oman

I dati di LSEG e Kpler hanno inoltre mostrato che la superpetroliera VLCC Lila Vadinar, battente bandiera indiana, ha effettuato oggi un’inversione di rotta al largo della punta dell’Oman, nello Stretto di Hormuz. La nave trasportava 2 milioni di barili di greggio kuwaitiano, caricati alla fine della scorsa settimana. Il cambio di rotta della Lila Vadinar rappresenta un ulteriore segnale della crescente instabilità nella regione e dell’impatto immediato che i rischi alla sicurezza possono avere sui flussi di petrolio attraverso il Golfo.

GNL e petrolio sotto pressione nella rotta energetica del Golfo

Dall’inizio del conflitto, a fine febbraio, almeno 16 carichi di GNL provenienti da Ras Laffan e 10 carichi dal terminal di Das Island di ADNOC hanno lasciato lo stretto. Tuttavia, questi volumi rappresentano ancora soltanto una frazione dei circa 7 milioni di tonnellate metriche che in media vengono spedite ogni mese da entrambi gli hub di esportazione. Il dato conferma il peso strategico dello Stretto di Hormuz per le esportazioni di gas naturale liquefatto e petrolio dalla regione. Ogni rallentamento, deviazione o interruzione del traffico navale in quest’area può incidere sui programmi di carico, sulle catene di approvvigionamento e sulla percezione del rischio da parte degli operatori marittimi ed energetici.

Coda di navi vuote in attesa di carico a Ras Laffan

Secondo Vortexa, si è formata anche una coda di navi di zavorra, cioè navi vuote, in attesa di carico a Ras Laffan. La coda ha raggiunto oltre 10 navi all’inizio di luglio, mentre oltre 50 navi di zavorra controllate da QatarEnergy e ADNOC risultano stazionate nel Golfo Persico, in India e nello Stretto di Malacca. La presenza di un numero così elevato di navi vuote in attesa o in posizione di stazionamento riflette le difficoltà operative generate dall’innalzamento del rischio nella regione. Le compagnie devono valutare rotte, tempi di carico e condizioni di sicurezza in un contesto in rapido deterioramento.

Segnali AIS disattivati per oltre dieci giorni

Un ulteriore elemento di attenzione riguarda il comportamento di alcune navi nell’area. Alcune imbarcazioni disattivano infatti i segnali del loro sistema di identificazione automatica, noto come AIS, per più di 10 giorni. La disattivazione prolungata dei segnali AIS rende più complesso il monitoraggio dei movimenti navali e aumenta l’incertezza sul traffico effettivo nel Golfo Persico e lungo le rotte collegate allo Stretto di Hormuz. In una fase segnata da attacchi, deviazioni e innalzamento del livello di rischio, la ridotta tracciabilità delle navi contribuisce ad accrescere le preoccupazioni sulla sicurezza marittima.