Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz resta “stabile”, ma non mostra segnali di crescita significativa. È quanto riferisce il centro di monitoraggio della sicurezza marittima britannico Ukmto, che continua a seguire l’evoluzione dei transiti in una delle aree più sensibili per la navigazione internazionale. L’attenzione si concentra soprattutto sul corridoio meridionale, che passa attraverso le acque dell’Oman. Proprio questa rotta viene indicata come uno dei principali percorsi ancora utilizzati dalle imbarcazioni in transito, in un quadro che rimane prudente nonostante un livello di rischio ritenuto più contenuto rispetto alla fase precedente.
Rischio inferiore dopo il memorandum tra Stati Uniti e Iran
Secondo Ukmto, il livello di rischio nell’area è inferiore rispetto al periodo precedente al recente memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. La valutazione segnala quindi un miglioramento rispetto alla fase più delicata, ma non equivale a un ritorno a condizioni pienamente ordinarie. La situazione, infatti, richiede ancora “vigilanza elevata”. L’indicazione conferma che lo Stretto di Hormuz resta un punto strategico da monitorare con attenzione, anche in presenza di segnali di stabilizzazione del traffico marittimo.
La rotta meridionale nelle acque dell’Oman resta centrale
Il corridoio omanita continua a essere utilizzato da diverse imbarcazioni. In particolare, Ukmto segnala il passaggio di un convoglio composto da almeno cinque navi, che ha attraversato lo stretto lungo la rotta omanita. Il transito è avvenuto dopo che altre unità avevano inizialmente tentato il passaggio per poi invertire la rotta. Questo elemento conferma la persistenza di un contesto operativo incerto, nel quale le decisioni di navigazione possono cambiare anche durante le fasi di avvicinamento allo Stretto di Hormuz.
Utilizzata anche la rotta settentrionale sotto controllo iraniano
Accanto alla rotta meridionale, continua a essere utilizzata anche una rotta settentrionale sotto controllo iraniano. La presenza di più percorsi attivi evidenzia una dinamica di transito ancora articolata, nella quale le imbarcazioni scelgono itinerari differenti in base alle condizioni operative e alla valutazione del rischio. Ukmto segnala tuttavia che i volumi complessivi restano difficili da valutare. Una delle ragioni principali è legata al comportamento di alcune navi, che disattivano i sistemi di tracciamento, rendendo meno chiara la fotografia reale dei movimenti nell’area.
Volumi difficili da stimare per lo spegnimento dei sistemi di tracciamento
La disattivazione dei sistemi di tracciamento da parte di alcune navi complica la valutazione dei volumi di traffico nello Stretto di Hormuz. Questo fattore limita la possibilità di avere un quadro completo e preciso dei transiti, soprattutto in un’area dove il monitoraggio della sicurezza marittima resta essenziale. Nonostante queste difficoltà, diverse imbarcazioni continuano comunque a transitare. Il passaggio del convoglio di almeno cinque navi lungo la rotta omanita conferma che il traffico non si è interrotto, pur restando privo di segnali di crescita significativa.
Stretto di Hormuz ancora sotto osservazione
Il quadro delineato da Ukmto indica una fase di relativa stabilità per il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, ma anche una situazione che non consente di abbassare la guardia. Il rischio è indicato come inferiore rispetto al periodo precedente al memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, ma la necessità di “vigilanza elevata” resta centrale. Tra l’uso del corridoio meridionale nelle acque dell’Oman, la permanenza della rotta settentrionale sotto controllo iraniano e la difficoltà di stimare i volumi reali a causa dei sistemi di tracciamento disattivati, lo scenario rimane caratterizzato da cautela e incertezza operativa.


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