Una pioggia invisibile di particelle cariche sta attualmente bombardando la nostra atmosfera. È in corso una tempesta di protoni che ha raggiunto la Terra in seguito a un’intensa attività della nostra stella. L’evento ha avuto origine nel tardo pomeriggio del 30 luglio, precisamente alle 19 ora italiana, quando la macchia solare AR4492 ha sprigionato un potente brillamento, o flare, classificato come M1.9. Questo evento ha scagliato nello Spazio un’ondata di protoni ad alta energia che hanno raggiunto il nostro pianeta in pochissimo tempo, innescando una tempesta da radiazione classe S1. Si tratta di un livello considerato minore: questo fenomeno non rappresenta alcun pericolo reale per gli astronauti in orbita e nemmeno per i passeggeri dei voli di linea aerei.
Cos’è una tempesta di protoni
Una tempesta di protoni si verifica quando un’eruzione sul Sole accelera queste particelle cariche a velocità elevatissime, scagliandole nel vuoto cosmico. Quando colpiscono la Terra, il campo magnetico terrestre funge da scudo, ma una parte di queste radiazioni riesce a penetrare seguendo le linee magnetiche verso le latitudini più estreme, a Nord e a Sud del globo. Pur trattandosi di una vera e propria pioggia spaziale, le tempeste di classe S1, che si classificano come eventi di 1ª categoria, sono le più deboli sulla scala di misurazione governativa. Anche se non mettono a rischio la biologia umana, possono tuttavia causare lievi disturbi alle comunicazioni radio ad alta frequenza e minime interferenze nei sistemi satellitari che orbitano intorno al pianeta.
Cos’è un brillamento o flare
Per comprendere l’origine di questa tempesta spaziale, bisogna guardare al brillamento solare che l’ha fisicamente generata. Un flare è un’improvvisa e gigantesca esplosione luminosa sulla superficie del Sole, causata dal rilascio fulmineo di energia magnetica accumulata per molto tempo nell’atmosfera solare. Questi scoppi emettono radiazioni in tutto lo spettro elettromagnetico, dai raggi gamma fino alle onde radio. La dicitura M1.9 indica un’eruzione di media intensità, sufficiente a creare perturbazioni. I brillamenti viaggiano alla velocità della luce, impiegando poco più di 8 minuti per attraversare i circa 150 milioni di km che ci separano dalla stella. Sono proprio questi abbaglianti lampi di luce a fungere da motore primario per l’accelerazione dei protoni che si riversano successivamente all’interno del Sistema Solare.
Cosa sono le macchie solari
Alla base di tutti questi violenti fenomeni meteorologici c’è sempre una regione molto specifica, catalogata in questo caso dagli astronomi come macchia solare AR4492. Una macchia solare appare alla vista come un’area scura sulla superficie incandescente perché possiede una temperatura notevolmente inferiore rispetto alle zone circostanti, con differenze termiche che possono scendere di oltre 2mila gradi rispetto al resto dell’atmosfera. Questa enorme anomalia termica è causata da campi magnetici estremamente intensi e aggrovigliati che bloccano il normale flusso di calore proveniente dal nucleo interno della stella. Quando queste linee di forza magnetica si torcono su sé stesse fino a spezzarsi e riconnettersi bruscamente, liberano istantaneamente immense quantità di energia, dando vita esattamente ai flare e alle conseguenti tempeste di radiazioni pronte a colpire i pianeti vicini.
