La terra è tornata a tremare nell’area dei Campi Flegrei. Alle 07:48 l’Osservatorio Vesuviano ha registrato un evento sismico di magnitudo 2.1, con un margine di errore stimato di 0.3, localizzato nei pressi di via Traversa Napoli. Il sisma si è verificato a una profondità estremamente superficiale, calcolata in appena 2,18 km, un fattore determinante che ha contribuito a renderlo ben percepibile in tutta la zona nonostante l’intensità complessivamente contenuta.
L’evento tellurico è stato avvertito in maniera netta ed è stato accompagnato da un sordo boato, udito distintamente dagli abitanti dell’area prossima all’epicentro.
L’origine dei terremoti: la dinamica del sollevamento
I frequenti eventi sismici che interessano questa specifica porzione di territorio situata a Nord/Ovest del capoluogo campano sono la diretta conseguenza della natura vulcanica dell’area. La caldera flegrea è da sempre interessata dal fenomeno del bradisismo, un processo che consiste in una lenta e continua deformazione del livello del suolo. Attualmente la zona si trova in una prolungata fase di sollevamento, spinta dall’attività idrotermale e dai gas sotterranei, che deforma le rocce superficiali della crosta terrestre. Quando la tensione meccanica accumulata supera la soglia di resistenza della roccia stessa, si verificano delle fratture improvvise che generano i terremoti. Considerando che la sorgente di tale pressione è assai vicina alla superficie, i sismi avvengono a profondità minime, solitamente inferiori ai 3 km, sprigionando la loro energia in prossimità delle zone abitate ed esplodendo in quei caratteristici boati legati alla rottura crostale.
I precedenti e la sismicità storica dell’area
L’attività sismica di quest’area ha radici molto antiche ed è profondamente caratterizzata da cicli storici in cui si alternano periodi di sollevamento e fasi di abbassamento del suolo. Analizzando le epoche recenti, la 1ª grande crisi bradisismica moderna si è manifestata tra il 1970 e il 1972, seguita da un 2° e ancora più violento episodio avvenuto tra il 1982 e il 1984. In quest’ultima occasione, il suolo si è sollevato di quasi 2 metri e sono stati registrati oltre 10mila terremoti, una situazione estrema che portò all’evacuazione del centro storico di Pozzuoli. Il ciclo di innalzamento attuale ha avuto invece inizio nel 2005 e ha registrato un’accelerazione costante negli ultimi anni. Le istituzioni e i cittadini possono trovare maggiori informazioni sull’evoluzione di questi fenomeni e sulle dinamiche che li accompagnano collegandosi al portale ufficiale dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, dove vengono regolarmente pubblicati i bollettini settimanali e mensili sul monitoraggio della caldera.



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