“Una devastazione difficile da immaginare senza vederla con i propri occhi”. Andrea Marino, dirigente della direzione regionale dei Vigili del Fuoco dell’Umbria e deputy team leader del team Ita-02 Usar Italy Light, è appena rientrato dalla missione internazionale in Venezuela, dove ha partecipato alle operazioni di ricerca e soccorso dopo il violento terremoto che ha colpito il Paese. Descrive uno scenario segnato da “tantissimi edifici alti collassati“, soprattutto nell’area di La Guaira, dove ha operato il contingente italiano. “In molti casi – racconta Marino – i primi piani degli edifici erano completamente collassati gli uni sugli altri, creando cumuli di macerie estremamente complessi. Era una situazione davvero pesante, difficile anche solo da immaginare senza vederla dal vivo”.
“Estremamente difficile individuare superstiti”
Il team italiano ha svolto una prima fase di assessment, finalizzata a verificare se sotto le macerie potessero esserci persone ancora vive, seguita dalle operazioni di ricerca e soccorso nei siti ritenuti più promettenti. “La tipologia delle costruzioni e il modo in cui gli edifici sono crollati – le parole del funzionario dei Vigili del Fuoco – hanno reso estremamente difficile individuare eventuali superstiti. Noi non siamo riusciti a estrarre persone vive e anche molti altri team internazionali hanno incontrato le stesse difficoltà. La speranza, però, non si perde mai: è quella che spinge tutti a continuare a lavorare anche quando le probabilità diminuiscono con il passare delle ore”.
Il tentativo di salvataggio di una 34enne
Tra i momenti più intensi della missione, il tentativo di raggiungere una donna di 34 anni rimasta intrappolata sotto le macerie. “Per diverse ore – ricorda – abbiamo ricevuto segnali: batteva su un tubo e rispondeva ai nostri richiami. Abbiamo lavorato a lungo per cercare di raggiungerla, ma a un certo punto non abbiamo più avuto alcun riscontro. Nel frattempo si è verificata anche una scossa di assestamento che ha reso ancora più pericolose e difficili le operazioni”.
Caratteristiche diverse rispetto ai terremoti italiani
Secondo Marino, il terremoto venezuelano presenta caratteristiche molto diverse rispetto agli eventi sismici affrontati in Italia. “Non è paragonabile – ha detto – al sisma del Centro Italia del 2016: parliamo di una realtà completamente diversa, con edifici molto più alti, una tipologia costruttiva differente e un terremoto di intensità ben diversa. I fatti dimostrano che molte strutture non hanno retto, con conseguenze catastrofiche”.
La reazione della popolazione
A colpirlo è stata anche la reazione della popolazione. “Molte persone – ha detto – sono rimaste per giorni vicino agli edifici crollati, nei siti operativi, aspettando notizie dei propri familiari. È una scena che difficilmente si dimentica. C’era tanta sofferenza, ma anche una straordinaria dignità. I venezuelani hanno accolto con grande gratitudine tutti i team internazionali perché la loro presenza li ha fatti sentire meno soli e ha dato loro speranza in un momento drammatico”.
Team altamente specializzati
Marino ha fatto parte del team Ita-02 Usar Italy Light, composto da 25 operatori ai quali si sono aggiunti altri due Vigili del Fuoco. Il team è una delle due squadre italiane recentemente classificate secondo gli standard internazionali Insarag delle Nazioni Unite, che definiscono procedure comuni per gli interventi di ricerca e soccorso in ambiente urbano. “L’Italia – spiega – ha ottenuto a maggio la classificazione di due team, Ita-01 e Ita-02, secondo le linee guida Insarag. Questo significa che, in caso di grandi emergenze internazionali, tutte le squadre operano seguendo gli stessi standard e possono coordinarsi immediatamente attraverso una Usar coordination cell, il sistema che gestisce gli interventi sul posto“. Usar, ricorda Marino, è l’acronimo di Urban search and rescue e identifica squadre altamente specializzate nella ricerca, localizzazione ed estricazione di persone intrappolate sotto le macerie. “Sono operatori addestrati a lavorare in scenari complessi, in grado di individuare le vittime, creare varchi, movimentare macerie e mettere in sicurezza lo scenario per consentire le operazioni di soccorso”.
Terminata la fase di ricerca dei superstiti, spiega Marino, resta ora l’emergenza umanitaria. “Molte persone hanno perso la casa e tutto quello che avevano. Ci sarà bisogno ancora a lungo di beni di prima necessità, cibo, medicinali e sostegno concreto per consentire alla popolazione di ricominciare” ha concluso.


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