L’Assemblea dei rappresentanti del popolo della Tunisia, l’Arp, esamina nella seduta plenaria di questo pomeriggio due disegni di legge relativi all’approvazione di altrettanti accordi di garanzia sottoscritti alla fine del 2025 tra la Tunisia e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, la Bird. La banca interviene in qualità di ente esecutore del Fondo per le tecnologie pulite, il Clean Technology Fund, nell’ambito di un’operazione destinata a sostenere la Società tunisina dell’elettricità e del gas, la Steg. Il valore complessivo dei finanziamenti si avvicina a 430 milioni di euro. Le risorse saranno indirizzate a un programma di miglioramento dell’efficienza, della performance e della governance del settore energetico tunisino, con interventi che riguarderanno sia la situazione economico-finanziaria della Steg sia lo sviluppo delle infrastrutture e delle fonti rinnovabili.
Prestiti alla Steg per circa 430 milioni di euro
Il primo prestito ammonta a 30 milioni di dollari, equivalenti a circa 25,6 milioni di euro. Il secondo finanziamento è invece pari a 348,8 milioni di euro, corrispondenti a circa 400 milioni di dollari. Le due operazioni finanziarie si inseriscono, secondo il governo tunisino, nel più ampio processo di riforma del comparto energetico nazionale. L’obiettivo è rafforzare la sostenibilità finanziaria della Steg, migliorandone gli indicatori tecnici e commerciali e consolidando i meccanismi di gestione e governance. Il sostegno internazionale assume un ruolo centrale in una fase in cui la Tunisia punta a trasformare il proprio sistema elettrico, riducendo progressivamente la dipendenza dalle fonti fossili e aumentando la capacità di produzione attraverso impianti alimentati da energia solare ed eolica.
Energie rinnovabili, previsti contratti per 1.000 megawatt
Una parte rilevante delle risorse sarà utilizzata per accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili in Tunisia. Il programma prevede un aumento della capacità di produzione elettrica attraverso impianti solari ed eolici realizzati da operatori privati. Tra le misure previste figura la firma di contratti di acquisto di energia elettrica per una capacità complessiva di 1.000 megawatt con nuovi produttori indipendenti. L’ingresso di ulteriori operatori privati dovrebbe favorire una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili nella rete elettrica nazionale tunisina, contribuendo contemporaneamente alla diversificazione del mix energetico e alla crescita degli investimenti nel settore. Il programma punta inoltre a ridurre le emissioni di gas serra e la dipendenza della Tunisia dai combustibili fossili, due elementi considerati strategici per migliorare la sicurezza energetica del Paese e contenere l’esposizione alle variazioni dei prezzi internazionali dell’energia.
Potenziamento delle infrastrutture energetiche tunisine
Il secondo accordo sostiene gli stessi obiettivi di efficienza, sostenibilità e sviluppo delle rinnovabili, ma introduce un ulteriore focus sul potenziamento delle infrastrutture energetiche. Gli interventi dovranno consentire alla rete elettrica di sostenere l’aumento della produzione da impianti solari ed eolici e di gestire in modo più efficace l’energia immessa nel sistema da produttori indipendenti. Il miglioramento delle infrastrutture rappresenta un passaggio necessario per accompagnare la crescita della capacità rinnovabile prevista dal programma. L’incremento della produzione, infatti, richiede una rete in grado di assorbire, distribuire e gestire flussi di energia provenienti da fonti caratterizzate da una produzione variabile. Il rafforzamento tecnico del sistema sarà accompagnato da interventi sugli indicatori commerciali e sui meccanismi di gestione della Steg, con l’obiettivo di migliorare la qualità complessiva del servizio e la solidità economica della società pubblica.
La quota di rinnovabili dovrà salire dal 5,1 al 27%
Le misure rientrano nella strategia del ministero tunisino dell’Energia, che mira ad aumentare in modo significativo la presenza delle fonti pulite nel sistema elettrico nazionale. L’obiettivo indicato è portare la quota delle energie rinnovabili nel mix elettrico tunisino dall’attuale 5,1% al 27% entro il 2028. Si tratta di un incremento di oltre cinque volte rispetto al livello attuale, da raggiungere attraverso la costruzione di nuovi impianti, il coinvolgimento di produttori indipendenti e la sottoscrizione dei contratti di acquisto dell’energia previsti dal programma. La crescita della componente rinnovabile dovrebbe contribuire a ridurre il ricorso ai combustibili fossili, contenere le emissioni e rendere il sistema energetico meno vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali.
Sostenibilità finanziaria e copertura dei costi del settore energetico
Accanto alla transizione verso le energie pulite, il programma affronta il tema della sostenibilità finanziaria del settore energetico tunisino. Uno degli obiettivi è aumentare il tasso di copertura dei costi dal 60 all’80%. Il miglioramento di questo indicatore dovrebbe ridurre lo squilibrio tra i costi sostenuti dal comparto e le risorse effettivamente recuperate attraverso la gestione e la vendita dell’energia. La misura è collegata al rafforzamento finanziario della Steg e al miglioramento dei suoi indicatori tecnici e commerciali. Una maggiore capacità di coprire i costi potrebbe infatti contribuire a limitare il fabbisogno di trasferimenti pubblici e a rendere più stabile la gestione della società. Il programma prevede anche il consolidamento dei meccanismi di governance della Steg, attraverso un miglioramento delle procedure di gestione e del controllo delle performance aziendali.
Riduzione dei sussidi pubblici per oltre 2 miliardi di dinari
Tra gli obiettivi economici figura la riduzione dei sussidi pubblici al settore energetico per un importo complessivo di 2,045 miliardi di dinari tunisini, pari a circa 603 milioni di euro, nell’arco dell’attuazione del programma. La diminuzione dei sussidi è collegata all’aumento del tasso di copertura dei costi e al miglioramento della sostenibilità finanziaria della Steg. Il piano mira quindi a intervenire contemporaneamente sul fronte produttivo, infrastrutturale e finanziario. Da una parte prevede l’aumento della capacità rinnovabile e il rafforzamento della rete, dall’altra punta a migliorare l’efficienza economica del comparto e a ridurne l’impatto sui conti pubblici.
Oltre 30 mila posti di lavoro tra costruzione ed esercizio
Il programma energetico dovrebbe avere anche un rilevante impatto occupazionale. Le stime prevedono la creazione complessiva di 30.600 posti di lavoro. La maggior parte delle opportunità sarà concentrata nella fase di realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. In particolare, sono previsti 29.500 posti di lavoro durante la fase di costruzione delle nuove infrastrutture solari ed eoliche. Altri 1.100 posti di lavoro dovrebbero essere creati nella successiva fase di esercizio degli impianti. La distribuzione prevista riflette la maggiore intensità occupazionale delle attività di costruzione, installazione e sviluppo delle infrastrutture rispetto alla fase successiva di gestione e manutenzione.
La riforma energetica tunisina tra investimenti privati e governance
L’esame dei due disegni di legge da parte dell’Arp rappresenta un passaggio istituzionale decisivo per l’attuazione degli accordi di garanzia sottoscritti alla fine del 2025. I finanziamenti della Bird, attraverso il Clean Technology Fund, dovranno sostenere un programma che combina investimenti nelle rinnovabili, potenziamento delle infrastrutture, coinvolgimento degli operatori privati e riforma della gestione del settore. La firma di contratti per 1.000 megawatt di nuova capacità, l’aumento della quota rinnovabile fino al 27% entro il 2028, la riduzione di oltre 2 miliardi di dinari di sussidi pubblici e la creazione di 30.600 posti di lavoro costituiscono i principali obiettivi quantitativi dell’operazione. Al centro del piano rimane il rafforzamento della Steg, chiamata a migliorare la propria sostenibilità finanziaria, gli indicatori tecnici e commerciali e i sistemi di governance, mentre la Tunisia tenta di accelerare la trasformazione del proprio modello energetico e di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.


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