Venezuela: dopo il doppio terremoto allarme sanitario per rifugi sovraffollati, acqua potabile e cure interrotte

Rischio di focolai respiratori e gastrointestinali negli oltre 80 centri di accoglienza per sfollati. L’Organizzazione panamericana della sanità monitora la situazione con il ministero della Salute venezuelano e avverte anche sul pericolo colera in condizioni igienico-sanitarie precarie

I rifugi sovraffollati, la carenza di acqua potabile e le interruzioni dell’assistenza sanitaria rappresentano i principali rischi per la salute pubblica dopo il doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno. A indicare le priorità dell’emergenza è stato Jarbas Barbosa, direttore dell’Organizzazione panamericana della sanità, l’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per le Americhe. La situazione resta delicata soprattutto nelle aree in cui gli sfollati sono stati accolti in strutture temporanee, dove la concentrazione di persone, le difficoltà nell’accesso all’acqua sicura e la pressione sui servizi sanitari possono favorire la diffusione di malattie. L’attenzione delle autorità sanitarie si concentra ora sulla prevenzione di nuovi focolai e sul mantenimento dei servizi essenziali.

Rifugi sovraffollati e acqua potabile: i rischi principali per la salute pubblica

Secondo quanto spiegato da Barbosa, l’Ops, insieme al ministero della Salute venezuelano, sta monitorando l’eventuale comparsa di focolai di malattie respiratorie e malattie gastrointestinali. Il controllo riguarda in particolare gli oltre 80 centri di accoglienza allestiti per gli sfollati dopo il sisma. La combinazione tra sovraffollamento, condizioni igieniche difficili e limitazioni nell’accesso ad acqua potabile può trasformarsi rapidamente in un fattore di rischio per la popolazione colpita. Le infezioni respiratorie possono diffondersi più facilmente negli spazi chiusi e affollati, mentre le patologie gastrointestinali sono spesso legate a problemi di igiene, contaminazione dell’acqua e carenze nei servizi sanitari di base.

L’Ops monitora focolai respiratori e gastrointestinali negli oltre 80 centri di accoglienza

Il monitoraggio sanitario avviato dall’Organizzazione panamericana della sanità e dal ministero della Salute venezuelano punta a individuare tempestivamente segnali di peggioramento della situazione epidemiologica. L’attenzione agli oltre 80 centri di accoglienza per sfollati è considerata centrale, perché questi luoghi concentrano alcune delle principali vulnerabilità successive a un evento sismico: affollamento, difficoltà logistiche, stress sulle strutture sanitarie e bisogno continuo di acqua sicura. Il rischio non riguarda soltanto le prime ore successive al terremoto in Venezuela, ma anche la fase successiva dell’emergenza, quando la permanenza prolungata nei rifugi può aumentare la probabilità di diffusione di malattie, soprattutto se non vengono garantiti servizi igienico-sanitari adeguati.

Il rischio colera e il precedente di Haiti dopo il terremoto del 2010

L’Ops ha inoltre avvertito del rischio di epidemie, compreso il colera, in presenza di condizioni igienico-sanitarie precarie e di un accesso limitato all’acqua potabile. L’agenzia ha richiamato quanto avvenuto ad Haiti dopo il terremoto del 2010, quando la combinazione tra distruzione, vulnerabilità sanitaria e carenze nei servizi essenziali contribuì a un grave scenario epidemico. Il riferimento al colera sottolinea la necessità di intervenire rapidamente sulle condizioni igieniche e sull’approvvigionamento idrico. In contesti di emergenza, la disponibilità di acqua sicura e la gestione sanitaria dei rifugi sono elementi decisivi per contenere il rischio di malattie trasmissibili.

Sistema sanitario venezuelano sotto pressione dopo anni di crisi economica

L’agenzia ha sottolineato che il sistema sanitario venezuelano, già indebolito da anni di crisi economica, ha subito ulteriori difficoltà dopo il sisma. Le conseguenze del doppio terremoto del 24 giugno si inseriscono quindi in un quadro sanitario già fragile, aggravando le criticità esistenti e rendendo più complesso garantire assistenza continua alla popolazione colpita. Le interruzioni dell’assistenza sanitaria rappresentano uno dei nodi più urgenti dell’emergenza. In una fase in cui aumentano i bisogni sanitari, la riduzione o la sospensione dei servizi può incidere sulla capacità di prevenire, diagnosticare e trattare rapidamente eventuali focolai.

Vaccinazioni e servizi essenziali tra le priorità dell’emergenza sanitaria

Tra le priorità indicate dall’Organizzazione panamericana della sanità figurano il ripristino delle vaccinazioni e dei servizi sanitari essenziali. La riattivazione di queste attività è considerata fondamentale per ridurre il rischio di epidemie e per proteggere la popolazione più esposta, in particolare gli sfollati accolti nei centri temporanei. La risposta sanitaria al terremoto in Venezuela si concentra dunque su più fronti: controllo dei focolai respiratori e gastrointestinali, accesso all’acqua potabile, miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nei rifugi, prevenzione del colera e ripristino dei servizi di base. In un sistema sanitario già provato dalla crisi economica, la rapidità degli interventi sarà determinante per contenere i rischi di salute pubblica emersi dopo il sisma.