Violento terremoto davanti alla costa di Messico e Guatemala: “forte impatto ed evacuazioni”, ritirata l’allerta tsunami | DATI e MAPPE

Una violenta scossa di terremoto si è verificata in mare, davanti alla costa del Messico, vicino al confine con il Guatemala

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Una violenta scossa di terremoto si è verificata in mare, davanti alla costa del Messico, vicino al confine con il Guatemala, alle 8:48 locali (le 16:48 italiane) di oggi, venerdì 17 luglio. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 7.3 (dati USGS) ad una profondità di 15km. L’epicentro è stato individuato in mare, appena davanti alla costa, per la precisione 48km a sud-ovest di Aquiles Serdán. A seguito della scossa, gli edifici in Guatemala hanno oscillato. La Protezione Civile del Messico segnala che la scossa è stata avvertita principalmente nello stato del Chiapas, e in particolare nella località di Frontera Hidalgo, al confine con il Guatemala. Secondo quanto si afferma in una nota al termine di un rilevamento preliminare, “il terremoto è stato percepito in modo forte, senza segnalazioni di effettie “sono state ordinate evacuazioni preventive. La scossa è stata avvertita anche in altre aree del Paese, tra cui Oaxaca e Città del Messico, come riferito da media messicani.

Allerta tsunami emessa e poi ritirata

Il sisma aveva fatto scattare un’allerta tsunami per le zone più vicine all’epicentro. Il sistema statunitense di allerta tsunami aveva avvertito che onde potenzialmente pericolose erano possibili lungo le coste situate entro 300 chilometri dall’epicentro. Dopo una prima valutazione del possibile impatto sul Pacifico, le autorità messicane hanno escluso il rischio tsunami, riferisce El País México. L’analisi, condotta sulla base dei dati sismici, del monitoraggio delle boe oceaniche e delle informazioni del Centro di Allerta Tsunami del Pacifico (PTWC) e del Sistema di Allerta Tsunami della Marina messicana (Semar), non ha evidenziato un pericolo per le coste del Messico e dell’America Centrale.

Una delle zone geologicamente più attive del pianeta

Il violento terremoto si è verificato in una delle zone geologicamente più attive dell’intero pianeta. L’epicentro è stato localizzato al largo delle coste del Chiapas, a poche decine di chilometri dalla terraferma, lungo un tratto di mare che da secoli è interessato da grandi terremoti e, in alcuni casi, anche da tsunami. La posizione dell’evento non rappresenta quindi un’anomalia, ma rientra perfettamente nel comportamento di una regione dove l’accumulo di enormi tensioni tra le placche tettoniche genera periodicamente terremoti molto forti.

La subduzione della placca di Cocos: il motore dei grandi terremoti del Messico meridionale

Per comprendere perché quest’area sia così sismica bisogna osservare ciò che accade decine di chilometri sotto il fondale oceanico. Davanti alle coste del Messico sudoccidentale si trova infatti la Fossa dell’America Centrale, una lunga depressione sottomarina che rappresenta il confine tra due gigantesche placche della crosta terrestre. Qui la placca oceanica di Cocos avanza lentamente verso nord-est e sprofonda sotto la placca Nordamericana con una velocità di circa 6-8 centimetri all’anno. Questo processo, chiamato subduzione, è tutt’altro che regolare. Le due placche tendono infatti a incastrarsi tra loro per anni o addirittura per decenni, accumulando enormi quantità di energia elastica.

Quando le rocce non riescono più a sopportare queste tensioni, la superficie di contatto si rompe improvvisamente e tutta l’energia accumulata viene liberata in pochi secondi sotto forma di onde sismiche. È proprio questo il meccanismo che genera i terremoti più potenti del Pacifico messicano.

Una regione abituata ai terremoti, ma mai davvero preparata

L’area compresa tra il Chiapas, Oaxaca e il Guatemala costituisce uno dei segmenti più attivi dell’intera cintura di fuoco del Pacifico, la grande fascia che circonda l’oceano Pacifico e concentra circa il 90% della sismicità mondiale. Qui i terremoti di magnitudo superiore a 7 non rappresentano eventi eccezionali dal punto di vista geologico. Anzi, gli studi storici mostrano come questo tratto della zona di subduzione si rompa ciclicamente attraverso grandi eventi che possono interessare porzioni diverse della faglia.

Ogni terremoto, però, è differente dal precedente. Anche se due eventi presentano magnitudo simili, possono coinvolgere segmenti diversi della placca, avere profondità differenti e produrre effetti molto diversi sulle aree costiere. Per questo motivo gli scienziati analizzano con estrema attenzione ogni nuova rottura per capire quale parte della faglia abbia ceduto e se altre sezioni restino ancora sottoposte a forti tensioni.

I grandi terremoti che hanno segnato la storia del Chiapas e del Guatemala

La storia sismica di questa regione è lunga diversi secoli. Le ricostruzioni effettuate dai sismologi, attraverso documenti storici e studi geologici, mostrano che dal Cinquecento a oggi numerosi terremoti devastanti hanno interessato la costa pacifica tra il Messico meridionale, il Guatemala ed El Salvador. Uno degli eventi più noti dell’epoca recente è quello dell’8 settembre 2017, quando un terremoto di magnitudo 8.2 colpì il Golfo di Tehuantepec. Pur essendo stato molto profondo e generato all’interno della placca di Cocos, provocò oltre cento vittime e ingenti danni negli stati del Chiapas e di Oaxaca, risultando il più forte terremoto registrato in Messico da oltre un secolo.

Ancora prima, nel corso del Novecento, numerosi terremoti superiori a magnitudo 7 hanno interessato la stessa fascia costiera, confermando come questa zona sia caratterizzata da cicli ricorrenti di rilascio dell’energia accumulata lungo la subduzione. Gli studi dell’USGS evidenziano inoltre che, analizzando oltre quattro secoli di cronache sismiche, il tratto compreso tra il Chiapas e il Guatemala ha conosciuto più sequenze di grandi terremoti capaci di rompere progressivamente l’intera zona di contatto tra le placche.

Perché i terremoti in mare possono generare tsunami

Quando un terremoto avviene sotto il fondale marino, come nel caso dell’evento odierno, una delle principali preoccupazioni riguarda la possibilità di uno tsunami. Non tutti i terremoti marini, tuttavia, producono onde anomale. Affinché ciò accada è necessario che il fondale venga spostato verticalmente per diversi metri su un’area molto estesa. Se invece prevale un movimento prevalentemente orizzontale oppure la deformazione del fondale è limitata, il rischio di tsunami risulta decisamente inferiore.

Per questo motivo, subito dopo ogni forte terremoto offshore, i centri di monitoraggio internazionali analizzano rapidamente il meccanismo della faglia, la profondità dell’ipocentro e le prime misure del livello del mare prima di confermare o escludere il pericolo per le coste.