Una galassia già nota agli astronomi si trasforma in qualcosa di molto più ricco e complesso nelle nuove immagini realizzate dal NASA/ESA/CSA James Webb Space Telescope per celebrare il quarto anniversario scientifico del telescopio. Il protagonista è Centaurus A, conosciuta anche come NGC 5128, una delle galassie attive più vicine alla Terra e oggi osservata con una profondità mai raggiunta prima. Grazie alla sua sensibilità senza precedenti nelle lunghezze d’onda del vicino infrarosso e del medio infrarosso, Webb riesce a penetrare le spesse corsie di polvere che, nella luce visibile, oscurano il centro della galassia. Il risultato è una visione nuova del cuore di Centaurus A, dove emerge un fitto intreccio di stelle individuali, polveri, gas e attività galattica in continua evoluzione. Le immagini segnano anche un bilancio importante: quattro anni di prestazioni superiori alle aspettative e di operazioni scientifiche di successo per quello che viene definito il più potente telescopio spaziale della storia.
Centaurus A, una galassia vicina ma straordinariamente attiva
Centaurus A si trova a circa 11 milioni di anni luce dalla Terra, una distanza relativamente piccola su scala cosmica. Proprio questa vicinanza la rende un obiettivo privilegiato per studiare processi che, in galassie più lontane, sarebbero molto più difficili da osservare con tale livello di dettaglio. A differenza della maggior parte delle galassie vicine, però, NGC 5128 è estremamente attiva. Questa caratteristica la rende un laboratorio naturale per comprendere in che modo le galassie e i buchi neri supermassicci crescano ed evolvano insieme. Nel suo nucleo si trova infatti un buco nero supermassiccio che sta attivamente alimentandosi del materiale circostante. Mentre ingloba materia, il buco nero lancia potenti getti e libera enormi quantità di energia, influenzando la struttura e l’evoluzione della galassia che lo ospita. Allo stesso tempo, Centaurus A conserva le tracce di un passato violento: circa due miliardi di anni fa ha subito una grande collisione con un’altra galassia. Le conseguenze di quella fusione sono ancora visibili oggi nella sua forma insolita e nella continua formazione stellare.
Webb guarda attraverso la polvere dove Hubble e Spitzer non potevano arrivare
Le osservazioni in luce visibile del NASA/ESA Hubble Space Telescope non erano riuscite a rivelare la regione centrale di Centaurus A, nascosta da dense nubi di polvere. Il telescopio spaziale Spitzer della NASA, oggi in pensione, aveva invece mostrato grandi strutture nell’infrarosso, ma senza riuscire a risolvere le singole stelle. Con James Webb, le due prospettive si uniscono: il telescopio porta insieme chiarezza e profondità, mostrando i meccanismi interni della galassia stella per stella. La novità più rilevante è proprio questa capacità di attraversare la polvere e rivelare, nel cuore a lungo oscurato di NGC 5128, una popolazione stellare estremamente densa e dettagliata. L’immagine non mostra soltanto una galassia più nitida. Offre una nuova mappa fisica della sua storia, della sua attività e dei processi che collegano polveri, gas, stelle e buco nero supermassiccio.
Le strutture di polvere sorprendono gli astronomi
La visione nel medio infrarosso di Webb mette in evidenza le ricche strutture di polvere della galassia, che brillano in forme intricate e in parte inattese. Al centro di Centaurus A si distingue una banda deformata, simile a un parallelogramma, mentre filamenti di materiale si estendono verso l’esterno come nubi cosmiche. Una struttura a forma di “S”, particolarmente evidente nell’immagine realizzata con MIRI, il Mid-Infrared Instrument di Webb, appare insolita e apre nuove domande scientifiche. Che cosa ha creato questa forma? In che modo il buco nero la influenza? Potrebbe essere legata alla formazione stellare innescata dalla fusione galattica? Molti dei punti rossi luminosi visibili nell’immagine di MIRI sono stelle ricche di polvere o vivai stellari. In alcuni casi si tratta di stelle anziane che stanno disperdendo materiale nello spazio; in altri, di regioni in cui stanno nascendo nuove stelle. Questa polvere rappresenta la materia prima per future generazioni di stelle e pianeti, ed è quindi una componente centrale del ciclo vitale della galassia.
Una galassia scritta nelle sue stelle
La risoluzione di Webb permette ora agli astronomi di studiare Centaurus A stella per stella, anche nella regione centrale rimasta a lungo nascosta. Quello che nell’immagine può sembrare “granuloso”, soprattutto nella visione combinata di MIRI e NIRCam, la Near-Infrared Camera, è in realtà un campo densamente popolato da singole stelle. Queste stelle non sono soltanto punti luminosi: portano con sé informazioni fondamentali sul passato della galassia. La nuova osservazione trasforma Centaurus A in un caso di vera e propria archeologia galattica. Ogni stella rivelata aiuta a ricostruire la sequenza degli eventi: quando si sono formate le popolazioni stellari più antiche, quando l’attività si è ridotta, quando la collisione ha provocato un’esplosione di formazione stellare e quando nuove stelle sono nate dal gas agitato dalle conseguenze della fusione. Nel loro insieme, queste informazioni costruiscono una cronologia dell’evoluzione di NGC 5128, offrendo una lettura più completa del modo in cui una galassia attiva può cambiare nel corso di miliardi di anni.
Il buco nero supermassiccio che modella Centaurus A
Le capacità di James Webb non si limitano alle immagini. Attraverso la spettroscopia, gli astronomi possono analizzare la luce per misurare il movimento del gas all’interno della galassia. Le prime indicazioni ottenute da Webb mostrano gas ionizzato in rapido movimento che fluisce verso l’esterno, probabilmente spinto dall’attività del buco nero supermassiccio. Allo stesso tempo, le osservazioni rivelano idrogeno molecolare più caldo in un disco rotante e deformato vicino al centro. Questi dati contribuiscono a indagare una delle grandi domande dell’astronomia moderna: in che modo un buco nero può influenzare un’intera galassia? La risposta appare complessa. Il buco nero può favorire la formazione di nuove stelle comprimendo il gas, ma può anche limitarla spingendo via materiale. Centaurus A, proprio perché vicina e attiva, offre una rara occasione per osservare da vicino questa interazione cosmica.
Polveri, stelle e gas: Centaurus A diventa un archivio della storia cosmica
Tracciando la polvere con un dettaglio mai visto prima, risolvendo milioni di stelle e rivelando il moto del gas nei pressi di un buco nero supermassiccio, Webb trasforma Centaurus A in un archivio visivo e fisico della storia cosmica. La galassia mostra contemporaneamente i segni di un’antica fusione, l’attività di un nucleo energetico, la nascita di nuove stelle e il riciclo di materiale stellare nello spazio. È proprio questa combinazione a renderla un oggetto fondamentale per comprendere l’evoluzione galattica. L’immagine di NGC 5128 non è quindi soltanto spettacolare: è una nuova fonte di dati per studiare come le galassie cambiano, come i buchi neri ne influenzano la struttura e come le polveri alimentano il ciclo di formazione di stelle e pianeti.
Quattro anni di James Webb: scoperte dal Sistema Solare all’Universo primordiale
Il quarto anno di operazioni scientifiche di James Webb ha prodotto nuove scoperte e immagini da regioni molto diverse dell’Universo. Gli astronomi hanno trovato nuove prove dell’esistenza di un pianeta in orbita attorno ad Alpha Centauri, a soli quattro anni luce dal Sole. Webb ha inoltre mostrato otto spettacolari lenti gravitazionali tratte da un’indagine approfondita che ha identificato centinaia di candidati. Osservando le culle degli ammassi stellari nelle galassie vicine, gli scienziati hanno scoperto che gli ammassi più massicci emergono più rapidamente. Nel Sistema Solare, invece, Webb ha mappato l’alta atmosfera e le aurore di Urano. Le osservazioni hanno raggiunto anche l’Universo primordiale. Webb ha rivelato un buco nero formatosi prima della sua galassia, fornendo nuove prove sull’origine dei buchi neri supermassicci, e ha identificato una supernova avvenuta appena 730 milioni di anni dopo il Big Bang, la più antica individuata finora. I ricercatori hanno anche presentato le prove più solide finora disponibili sul fatto che alcuni dei “piccoli puntini rossi” scoperti da Webb nel 2022 siano in realtà “stelle buco nero”. Il telescopio ha inoltre osservato nuovamente l’Hubble Ultra Deep Field, producendo una nuova visione che rivela migliaia di galassie lontane risalenti ai primi periodi della storia cosmica.
Le immagini più spettacolari dell’anno di Webb
Tra le immagini uniche prodotte da James Webb nell’ultimo anno figurano le nebulose leggere come garza attorno a un disco in formazione planetaria, i dettagli intricati del bordo della Nebulosa Elica, il cuore complesso di una farfalla cosmica e giovani stelle osservate in ogni fase della loro formazione. Webb ha messo in evidenza anche un faro di luce nei vortici della galassia Messier 77 e dettagli del ciclo di vita stellare nella galassia NGC 5134. Insieme a Hubble, ha inoltre contribuito a realizzare la visione più completa di Saturno finora disponibile, mostrando strati e tempeste nella sua atmosfera. A quattro anni dall’inizio delle attività scientifiche, il telescopio spaziale James Webb continua quindi a ridefinire la comprensione dell’Universo, passando dai pianeti vicini alle galassie più remote. Con la nuova immagine di Centaurus A, il risultato è particolarmente evidente: una galassia familiare diventa un sistema dinamico, stratificato e sorprendentemente complesso, osservato con una chiarezza che fino a pochi anni fa non era possibile.


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