Nel cuore delle Alpi svizzere, nella regione a Sud del cantone di Berna, sorge il pittoresco centro abitato di Kandersteg. Questa tranquilla comunità conta circa 1300 abitanti, abituati a vivere all’ombra di valli scoscese e cime che superano i 3mila metri di altitudine. L’idilliaco paesaggio montano si trova oggi a fare i conti con una minaccia silenziosa. Sotto l’azione implacabile del calore estivo, le alte temperature stanno alterando gli equilibri millenari dell’ambiente alpino. La formazione rocciosa nota come Spitze Stei sta infatti mostrando segnali evidenti di instabilità strutturale. Il permafrost, la complessa miscela di ghiaccio e roccia che per secoli ha funzionato da collante naturale per queste vette, si sta inesorabilmente sciogliendo. Questa grave alterazione rende le pareti della montagna sempre più vulnerabili e pronte a collassare verso il fondo della vallata. Il rischio di una frana di enormi proporzioni è ormai diventato parte della quotidianità per la popolazione locale. Un eventuale cedimento improvviso trasformerebbe questo pacifico borgo in un teatro di emergenza.
I precedenti e le dinamiche del ghiaccio
Il timore che aleggia sulla zona trova purtroppo basi solide in eventi naturali accaduti nel recente passato. Nel maggio 2025, una gigantesca massa di ghiaccio e detriti si è staccata all’improvviso da un ghiacciaio situato a pochi km di distanza, nella vicina valle di Loetschental. Il materiale è precipitato a valle a decine di km/h, sollevando immense nubi di polvere e seppellendo sotto una coltre di fango gran parte della cittadina di Blatten. In quella prima grande emergenza recente della zona, i residenti erano stati fortunatamente evacuati in via preventiva, evitando il peggio e salvando centinaia di vite. L’innalzamento delle temperature medie ad alte quote distrugge rapidamente l’integrità del permafrost, trasformando versanti un tempo solidissimi in vere e proprie bombe a orologeria. Il ghiaccio che unisce i detriti fonde, annullando il suo fondamentale “effetto cemento”. Senza questa morsa termica, enormi accumuli di terra e rocce non consolidate perdono coesione e si preparano a cedere per semplice gravità.
Prevenzione e convivenza con il rischio
Per quanto riguarda la parete dello Spitze Stei, il volume di materiale instabile ammonta a una cifra impressionante, stimata tra i 15 milioni e i 20 milioni di metri cubi. Un collasso simultaneo di questa portata innescherebbe un disastro naturale di proporzioni inaudite per tutto il territorio. Tuttavia, i monitoraggi strumentali costanti suggeriscono che la montagna potrebbe fortunatamente frammentarsi in modo graduale piuttosto che cadere in un unico gigantesco blocco. Gli abitanti di Kandersteg non si lasciano prendere dal panico e affrontano la convivenza con la minaccia in modo del tutto razionale. I piani di evacuazione sono pronti da tempo e la caduta sporadica di piccole pietre è considerata un fenomeno ben noto da molti decenni. Le autorità e i cittadini sono consci che la natura segue il suo corso incontrollabile, confidando nella preparazione preventiva per limitare i danni quando l’equilibrio della roccia verrà definitivamente meno.


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