Amatrice dalla Terra allo Spazio: l’eredità scientifica a 10 anni dal terremoto | FOTO

A dieci anni dal sisma di Amatrice, il lavoro svolto dal Cnr con gli altri Enti di ricerca ha prodotto risultati concreti su conoscenza delle faglie attive, deformazioni del suolo, microzonazione sismica, osservazioni satellitari della Terra

  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
  • terremoto centro italia cnr
    ©Cnr-Geo
/

Il devastante terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito Amatrice e ampie zone dell’Appennino centrale rimane una ferita aperta nel cuore del Paese, un evento catastrofico capace di radere al suolo intere comunità e spezzare centinaia di vite. Quella drammatica notte ha tuttavia segnato uno spartiacque per la ricerca scientifica italiana, spingendo il mondo accademico e le istituzioni a unire le forze per comprendere più a fondo i meccanismi della Terra. Da quell’immenso dolore sono scaturiti investimenti mirati, tecnologie all’avanguardia e strumenti innovativi pensati per migliorare in modo drastico il monitoraggio del territorio e la prevenzione dei rischi naturali. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è in 1ª linea in questa fondamentale missione di salvaguardia, operando in stretta sinergia con il Dipartimento della Protezione Civile, con l’INGV e con l’ISPRA per trasformare le lezioni apprese in strategie concrete di difesa, dando vita al più grande polo di ricerca nazionale del settore.

La nuova mappa geologica e l’eredità scientifica del sisma

In questa ottica di rinnovamento e collaborazione, il Cnr ha fondato il nuovo Istituto di Geoscienze (Cnr-Geo), che unisce competenze multidisciplinari per lo studio dei rischi naturali. Questo approccio integrato ha permesso di fare piena luce sulle dinamiche sotterranee. “Integrando osservazioni del terreno, dati geofisici e informazioni sismologiche, oggi disponiamo di una conoscenza molto più dettagliata della geologia e del sistema di faglie dell’Appennino centrale che ha generato la sequenza sismica nell’area di Amatrice e Norcia”, spiega Massimiliano Moscatelli, direttore del Cnr-Geo. “Il completamento del Foglio geologico ‘Norcia’ nell’ambito del progetto Carg (Cartografia geologica e geotematica), e le ricostruzioni tridimensionali sviluppate con il progetto Retrace 3D hanno consentito di definire con maggiore precisione la geometria e la relazione delle faglie attive con gli ipocentri della sequenza sismica di allora. Queste conoscenze consentono oggi di individuare meglio le criticità del territorio e di fornire informazioni più accurate a supporto di prevenzione, ricostruzione e sicurezza delle comunità”.

L’indagine del sottosuolo risulta cruciale per prevedere i danni in superficie. A tal proposito, la ricercatrice Iolanda Gaudiosi, ricercatrice Cnr-Geo, aggiunge: “Gli studi condotti ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto mostrano come le caratteristiche del sottosuolo influenzino gli effetti locali dello scuotimento sismico, quindi il moto del terreno durante un terremoto. È una delle principali eredità scientifiche del terremoto: grazie a rilievi e modelli numerici avanzati, possiamo individuare con maggiore affidabilità le aree più esposte ad amplificazioni locali, frane e altri effetti indotti, fornendo informazioni preziose per la pianificazione territoriale e la sicurezza delle costruzioni”.

Prevenzione sul campo e l’importanza delle tecnologie nello Spazio
Tutte le informazioni raccolte nei 138 Comuni del cratere sismico stanno diventando veri e propri strumenti operativi per le amministrazioni. “Attraverso il ‘Centro per la microzonazione sismica’ (CentroMs), coordinato dal Cnr, disponiamo di una delle più ampie raccolte di dati e cartografie sugli effetti locali dei terremoti, a supportare la pianificazione, le attività quotidiane e la gestione del rischio”, afferma Marco Mancini dell’Istituto di Geoscienze. A fargli eco è Margherita Giuffré, che evidenzia i risultati ottenuti con lo strumento della Condizione limite per l’emergenza (Cle), essenziale per l’operatività dei soccorsi: “Nel 2016 solo il 22% dei Comuni del cratere disponeva di una Cle approvata, oggi siamo arrivati all’86%, un dato importante che mostra come gli strumenti di prevenzione si traducano in pianificazione e gestione territoriale”.

A fare sempre più la differenza oggi è inoltre l’osservazione satellitare. Nelle ore immediatamente successive ai crolli, i ricercatori del Cnr-Irea sfruttarono le immagini radar direttamente dallo Spazio per misurare le anomalie e gli spostamenti. Riccardo Lanari, del Cnr-Irea e direttore dell’Istituto all’epoca del sisma, ricorda quei momenti: “Le immagini evidenziarono un’estesa area di abbassamento del suolo, con deformazioni fino a circa 20 centimetri nell’area di Accumoli, confermando l’efficacia dell’interferometria differenziale radar satellitare (DinSar), tecnica che consente di confrontare immagini precedenti e successive ad un evento sismico per misurare con estrema precisione gli spostamenti superficiali e le deformazioni associate alle faglie responsabili”.

Riguardo alla rapida evoluzione di questo sistema e alla moderna tecnica P-Sbas, Lanari chiarisce la portata della rivoluzione tecnologica: “La tecnica permette di elaborare grandi quantità di immagini radar della costellazione nazionale Cosmo-SkyMed e di quella europea Sentinel-1, con elevata frequenza, copertura globale e misurazione millimetrica dei movimenti del terreno. Grazie alla continuità dei dati satellitari e all’automazione delle elaborazioni basate sulla tecnica P-Sbas, siamo passati dall’analisi di singoli eventi a sistemi permanenti di monitoraggio, oggi impiegati per i Campi Flegrei, il Vesuvio, l’Etna, Stromboli e Vulcano, oltre che per le deformazioni legate a subsidenza e dissesto idrogeologico su scala nazionale, come nel recente caso della frana di Niscemi”.

L’impatto di questi strumenti ha varcato i confini nazionali. Francesco Casu del Cnr-Irea conclude ricordando le potenzialità internazionali dei nuovi algoritmi: “Nell’ambito della infrastruttura europea Epos è stato anche sviluppato un servizio in grado di rilevare, alla scala globale, le deformazioni che si verificano sulla terra solida a seguito di terremoti di notevole magnitudo (superiore a 5.5) e ha reso disponibili i propri algoritmi su cloud, consentendo elaborazioni automatiche e on demand da parte della comunità scientifica internazionale”.