Aria condizionata, gli specialisti spiegano i rischi: freddo e posture scorrette favoriscono cervicalgia e lombalgia

Una persona su tre tra ufficio e lunghi viaggi in auto soffre di dolori legati all’effetto combinato tra posizione mantenuta a lungo e getti d’aria fredda

L’aria condizionata, diventata una presenza quasi indispensabile durante l’estate segnata da caldo intenso e umidità elevata, può avere conseguenze sul benessere fisico quando viene utilizzata in modo prolungato e combinata con posture scorrette mantenute per molte ore. A lanciare l’attenzione sul fenomeno è Smilevolution, l’associazione tra medici specialisti impegnata nello sviluppo di un metodo innovativo per l’analisi trasversale dei danni legati alle posture “forzate” e all’utilizzo intensivo dei sistemi di climatizzazione. Il punto centrale dell’analisi riguarda il rapporto tra freddo, immobilità e tensione muscolare: cosa accade quando una persona rimane per molte ore nella stessa posizione, magari davanti a un computer o alla guida di un’auto, mentre un flusso continuo di aria fredda colpisce direttamente collo, spalle o schiena? Secondo gli specialisti, l’aria condizionata in sé non sarebbe responsabile di modificazioni permanenti della postura, ma esistono evidenze scientifiche che collegano l’esposizione professionale al freddo, le posizioni mantenute a lungo e l’insorgenza di disturbi muscoloscheletrici, tra cui cervicalgia, dolore alle spalle e lombalgia.

Il problema nasce dall’effetto combinato tra freddo e posture prolungate

La letteratura scientifica non dimostra che un ambiente climatizzato possa provocare direttamente un cambiamento strutturale della postura. Tuttavia, diversi studi hanno evidenziato come il freddo possa contribuire ad accentuare condizioni già problematiche, soprattutto quando il corpo è costretto a mantenere per molte ore una posizione poco naturale. Una persona su tre tra chi lavora in ufficio o affronta lunghi spostamenti in automobile può essere interessata da dolori legati proprio alla combinazione tra postura non corretta e aria fredda diretta. Il fenomeno riguarda soprattutto chi trascorre molte ore seduto, con il collo inclinato in avanti, le spalle contratte e una ridotta possibilità di movimento. Un approfondimento pubblicato sull’European Spine Journal, condotto su un campione di 512 impiegati, ha evidenziato una prevalenza del dolore cervicale nei dodici mesi precedenti pari al 45,5%. Dallo studio è emerso che rimanere frequentemente seduti per periodi prolungati era associato a circa il doppio delle probabilità di sviluppare dolore cervicale, così come mantenere a lungo il collo flesso in avanti.

Gli studi sul freddo negli ambienti di lavoro: aumentano i rischi per collo e schiena

Il rapporto tra ambienti freddi e disturbi muscoloscheletrici è stato analizzato anche in altre ricerche scientifiche. Nel 2022 la rivista Ergonomics ha pubblicato uno studio che ha coinvolto 12.627 uomini e donne del nord della Svezia, analizzando gli effetti delle condizioni lavorative sulla salute. “Nel 2022 la rivista ‘Ergonomics’ aveva pubblicato – illustra Enrica Poggio, presidente dell’Associazione Smilevolution – una ricerca che ha coinvolto 12.627 uomini e donne del nord della Svezia. Nell’analisi della popolazione lavorativa, un’elevata esposizione professionale ad ambienti freddi risultava significativamente associata a: dolore cervicale, lombalgia, radicolopatia lombare”. La ricerca ha preso in considerazione diversi fattori, tra cui età, sesso, indice di massa corporea, carico fisico lavorativo, fumo e stress. Anche dopo aver corretto statisticamente questi elementi, l’esposizione elevata al freddo continuava a risultare associata a una probabilità superiore del 36% per la cervicalgia e del 38% per la lombalgia. Un ulteriore studio prospettico pubblicato nel 2023, realizzato sulla stessa area geografica e basato sul monitoraggio di 3.843 lavoratori tra il 2015 e il 2021, ha confermato dati ancora più significativi sull’associazione tra condizioni ambientali fredde e disturbi fisici.

Computer, monitor e temperatura: la postura diventa un fattore decisivo

Un altro elemento considerato dagli specialisti riguarda l’organizzazione delle postazioni di lavoro. Uno studio pubblicato su BMJ Open, condotto su 417 lavoratori che utilizzavano abitualmente il computer, ha analizzato contemporaneamente diversi aspetti: ergonomia della scrivania, posizione del corpo e condizioni ambientali. La ricerca ha evidenziato che una posizione non frontale del monitor era associata a maggiori probabilità statistiche di sviluppare dolore cervicale. Parallelamente, anche la percezione di una temperatura troppo fredda all’interno dell’ufficio risultava significativamente collegata alla presenza di lombalgia. Il problema, quindi, non sarebbe rappresentato soltanto dall’aria fredda, ma dall’interazione tra più elementi: una posizione mantenuta troppo a lungo, una scarsa mobilità e un ambiente che favorisce la contrazione muscolare.

“Un male sociale causato dall’effetto congiunto sulla postura”

Secondo Smilevolution, il fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti perché coinvolge abitudini quotidiane diffuse: ore davanti al computer, lunghi tragitti in auto e utilizzo continuo dell’aria condizionata nei luoghi chiusi. “È l’effetto congiunto sulla postura – prosegue Poggio – a configurare le premesse per un vero e proprio male sociale, causato da una postura non equilibrata nelle postazioni computer e dei flussi di aria gelata che tendono a cristallizzare reazioni anomale del corpo per attenuare la soglia del dolore. E non è un caso che oggi anche sui social si concentri l’attenzione sulle cause remote del dolore derivanti da una postura forzatamente adattata a stress esterni all’origine di contrazioni muscolari, ma nel tempo di danni ben maggiori; attenzione rivolta a metodologie talora empiriche per migliorare la postura del corpo e tentare di ovviare a fenomeni che richiedono – come nel metodo Mio lanciato da Smilevolution – un approccio coordinato e sinergico di più specialisti medici. Da qui – conclude – discende l’esigenza di un intervento preventivo per evitare che questi danni si cronicizzino”. L’obiettivo indicato dagli specialisti è dunque quello di intervenire prima che disturbi inizialmente transitori possano trasformarsi in problemi persistenti. La prevenzione passa da una maggiore attenzione alla postura corretta, alla gestione degli spazi di lavoro e a un utilizzo più equilibrato dell’aria condizionata, evitando l’esposizione diretta e prolungata ai getti freddi.