Un gigantesco convoglio di petroliere sta attraversando l’Artico russo lungo una rotta eccezionalmente settentrionale, spingendosi oltre gli 81,5 gradi di latitudine Nord, più a nord di qualsiasi precedente convoglio artico di petroliere. Un’operazione che sta attirando l’attenzione degli esperti di navigazione polare non soltanto per il numero delle navi coinvolte, ma anche per le condizioni del ghiaccio e per le caratteristiche tecniche di alcune delle unità impegnate nella traversata. A seguire con particolare attenzione gli sviluppi è Norvald Kjerstad, professore norvegese in pensione di scienze nautiche ed esperto di navigazione nell’Artico. “Non ricordo di aver mai visto così tante petroliere contemporaneamente sulla Rotta del Mare del Nord come stiamo vedendo adesso”, afferma Kjerstad. Il convoglio che in queste ore sta attraversando l’Artico russo ha attirato la sua attenzione per una serie di elementi definiti fuori dall’ordinario. “La situazione è piuttosto insolita sotto diversi aspetti”, ha spiegato al Barents Observer.
Petroliere nell’Artico, il convoglio passa a nord di Severnaya Zemlya
Il gruppo comprendeva almeno 15 navi e il 7 agosto ha improvvisamente imboccato una rotta a nord dell’arcipelago di Severnaya Zemlya, invece di attraversare il più consueto Stretto di Vilkitsky. Normalmente le navi che percorrono la Northern Sea Route, la Rotta del Mare del Nord che corre lungo le coste settentrionali della Russia, scelgono proprio il passaggio attraverso lo Stretto di Vilkitsky. La deviazione intrapresa in questa occasione allunga invece il percorso di quasi 1.000 chilometri. La manovra ha portato il convoglio oltre 81,5° Nord, stabilendo di fatto un nuovo riferimento per questo tipo di navigazione commerciale nell’Artico. “È insolito che i convogli navighino a nord di Severnaya Zemlya, ma ciò avviene perché lo Stretto di Vilkitsky è ancora coperto da quello che presumo sia ghiaccio relativamente spesso e difficile”, spiega Kjerstad. L’esperto sottolinea come anche in passato si siano aperti corridoi relativamente liberi dai ghiacci a nord dell’arcipelago, ma mai con un traffico simile a quello osservato nell’agosto 2026.
“Ogni due anni circa c’è stato un corridoio relativamente stretto e privo di ghiaccio a nord dell’arcipelago, ma questo non aveva mai prodotto il livello di traffico che stiamo vedendo adesso. Ricordo soltanto navi portarinfuse più piccole e fortemente rinforzate per i ghiacci che avevano percorso questa rotta”, aggiunge. Secondo Kjerstad, quello in corso potrebbe rappresentare un passaggio senza precedenti per il trasporto petrolifero commerciale. “Probabilmente questa è la rotta più settentrionale mai percorsa da normali petroliere”.
Otto petroliere e quasi un milione di tonnellate di petrolio
Il quantitativo complessivo di petrolio trasportato a bordo delle petroliere viene stimato in quasi un milione di tonnellate. Il dato assume particolare rilievo alla luce delle caratteristiche di alcune delle navi. Le ultime due petroliere, Dinasty e Saga, sarebbero infatti prive di una specifica classe ghiaccio, mentre la Viktor Bakaev dispone soltanto di uno standard di protezione dal ghiaccio considerato basso. La presenza di unità non progettate specificamente per affrontare condizioni artiche severe rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’intera operazione.
Il convoglio entra nel Mare della Siberia Orientale
Entro il 10 agosto le navi erano riuscite a raggiungere il Mare della Siberia Orientale. La maggior parte delle petroliere ha proseguito navigando a nord delle Isole della Nuova Siberia, mentre la Saga, secondo i dati sul traffico navale, sembrava aver scelto un percorso più meridionale, vicino alla costa. Si tratta di un settore in cui le condizioni possono cambiare rapidamente e dove, nonostante la forte riduzione della copertura glaciale osservata nell’Artico nel corso degli ultimi decenni, sono ancora presenti quantità significative di ghiaccio marino. Le mappe del ghiaccio dell’8 agosto mostrano infatti una fascia di ghiaccio pluriennale in alcune aree del Mare della Siberia Orientale. La navigazione deve quindi confrontarsi non soltanto con le distanze enormi e l’isolamento geografico, ma anche con la possibile presenza di ghiacci particolarmente compatti e resistenti.
Rompighiaccio nucleari a supporto della navigazione artica
Il convoglio può contare sul sostegno dei rompighiaccio nucleari russi e di alcune navi metaniere LNG dotate a loro volta di capacità rompighiaccio. Il 10 agosto il rompighiaccio nucleare Arktika risultava nel Mare di Laptev, mentre l’Ural si trovava nel Mare dei Ciukci. I rompighiaccio Sibir e Yakutiya erano invece presenti nel Mare di Kara. Questa rete di mezzi specializzati rappresenta un elemento essenziale per garantire la mobilità delle navi commerciali lungo la Rotta del Mare del Nord, soprattutto nei settori in cui la copertura glaciale rimane significativa. La responsabilità per lo sviluppo della Northern Sea Route è affidata alla società statale russa Rosatom, che svolge un ruolo centrale nella gestione della navigazione artica. Rosatom concede anche le autorizzazioni per le operazioni di navigazione e, di conseguenza, è responsabile della sicurezza delle navi che transitano nell’area.
Northern Sea Route, l’esperto: “estremamente rischioso” navigare senza adeguata classe ghiaccio
È proprio la presenza di navi non specificamente progettate per la navigazione tra i ghiacci a suscitare le maggiori preoccupazioni. Secondo Norvald Kjerstad, utilizzare lungo la Rotta del Mare del Nord imbarcazioni prive di una corretta classe ghiaccio comporta rischi molto elevati. “Sebbene le acque a nord di Severnaya Zemlya siano ora prive di ghiaccio, nel Mare della Siberia Orientale e nello Stretto di De Long, all’interno dell’Isola di Wrangel, c’è ancora una quantità relativamente grande di ghiaccio da attraversare. Deve quindi essere considerato estremamente rischioso navigare attualmente lungo la Rotta del Mare del Nord con imbarcazioni che non dispongono di un’adeguata classe ghiaccio”, ha affermato. La rotta scelta dal convoglio mette così in evidenza il contrasto tra le nuove possibilità offerte dalla progressiva riduzione del ghiaccio artico e i pericoli che continuano a caratterizzare la navigazione nelle alte latitudini. Il passaggio a nord di Severnaya Zemlya, quasi mille chilometri più lungo rispetto al percorso attraverso lo Stretto di Vilkitsky, mostra come la presenza di ghiaccio possa ancora determinare in maniera decisiva le rotte commerciali nell’Artico. Allo stesso tempo, il numero di petroliere coinvolte, il quantitativo di quasi un milione di tonnellate di petrolio trasportato e l’impiego di alcune navi con protezione dal ghiaccio limitata o assente rendono il convoglio dell’agosto 2026 un episodio particolarmente significativo nella crescente attività marittima lungo la Northern Sea Route.


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