Aumenta la risalita del cuneo salino nel delta del Po: “è emergenza”

L’analisi Arpae dopo le operazioni di monitoraggio del cuneo salino lungo i principali rami del Delta del Po: intrusione del mare fino a 28 chilometri dalle foci

Aumenta la risalita del cuneo salino nel Delta del Po e il quadro è di “crescente preoccupazione” per gli “effetti della siccità prolungata” sul grande fiume. A segnalarlo è Arpae, l’Agenzia regionale ambientale dell’Emilia Romagna, che il 10 agosto scorso ha concluso le operazioni di monitoraggio del cuneo salino lungo i principali rami del Delta del Po. I tecnici della struttura oceanografica ‘Daphne’, risalendo da mare verso monte il Po di Goro, il Po della Donzella, il Po di Tolle, il Po di Pila e il Po di Venezia, hanno acquisito i principali parametri chimico-fisici dell’acqua registrando, ogni tre chilometri circa, i dati che riguardano salinità, conducibilità e temperatura, più altri indicatori della salute dell’ecosistema tra cui ossigeno disciolto, pH, clorofilla e torbidità.

“Una situazione emergenziale”

L’elaborazione di tutti questi dati, spiega Arpae, “fotografa una situazione emergenziale”. Fissando il limite massimo di salinità per utilizzare l’acqua a scopo potabile o irriguo a un psu (cioè un grammo di sale per chilogrammo di soluzione), emerge che “il mare ha ormai invaso il letto del fiume con distanze dalla foce che variano dai 24,6 chilometri sul Po di Venezia ai 28,1 chilometri sul Po di Goro“. Il Po della Donzella e il Po di Tolle, invece, “risultano completamente intrusi.

Un fenomeno ricorrente

Sono due le campagne di monitoraggio eseguite da Arpae finora sul cuneo salino nel Delta del Po: oltre a quella di agosto, quella precedente risale al giugno scorso. Entrambe sono state effettuate in condizioni di portata del fiume meno critiche a quelle del 2022, quando a fine luglio il Po era sceso a 100 metri cubi al secondo e la risalita del cuneo salino superava i 30 chilometri dalle foci. I dati odierni, però, confermano in ogni caso che “il fenomeno è ormai un elemento ricorrente con cui le attività umane e l’ambiente deltizio dovranno confrontarsi stabilmente”, sottolinea Arpae. Una minore portata nel fiume significa, infatti, una minore pressione dell’acqua dolce verso il mare. Una condizione che facilita appunto la risalita del cuneo salino.

Questo fenomeno si va peraltro ad aggiungere alla subsidenza e all’innalzamento progressivo del livello del mare, aggravando così l’intrusione salina nel fiume e portando a una “drastica riduzione del potenziale di approvvigionamento di acqua dolce“. Circostanza che va poi a influire, in particolare, sul settore agricolo.