L’arrivo dell’autunno è per molti un momento molto atteso, soprattutto come simbolo della fine del caldo intenso, ma il calendario quest’anno ci riserva una piccola sorpresa: il passaggio di consegne stagionale non avverrà nella data a cui siamo abituati, si farà attendere un pochino di più. Il momento esatto in cui salutiamo la stagione calda cade infatti il 23 settembre. Tanti credono che l’evento avvenga costantemente lo stesso giorno, il 21, ma la realtà astronomica risulta profondamente più complessa e affascinante. A determinare questa variazione intervengono dinamiche celesti ben precise che coinvolgono il nostro pianeta e il Sole nel loro perenne movimento nello Spazio. In Italia, l’orario esatto in cui si verificherà l’evento è fissato alle 02:05 della notte. Si tratta di un istante effimero, capace di influenzare la durata della luce e del buio su tutta la Terra, portando con sé un cambiamento che da innumerevoli decenni affascina scienziati, appassionati e ricercatori.
Cos’è l’Equinozio
Durante questo particolare giorno, il Sole si trova a perpendicolo sopra l’equatore terrestre. Il termine stesso deriva dal latino “aequa nox“, che significa “notte uguale”. A livello teorico, in ogni angolo del pianeta le ore di luce e di oscurità si equivalgono, durando 12 ore ciascuna. Ciò accade per la ragione che l’asse di rotazione terrestre non è inclinato in direzione della nostra stellaa. Di conseguenza, il disco solare sorge a Est e tramonta esattamente a Ovest, un fenomeno che si verifica soltanto in questa occasione e durante l’analogo evento primaverile. Questo traguardo segna il momento in cui l’emisfero settentrionale comincia a inclinarsi lontano dalla luce solare diretta. Ciò dà il via a giornate più corte e temperature più fresche, avviandoci gradualmente verso l’inverno astronomico, in attesa del futuro Solstizio.
Perché la data varia e il ritardo di quest’anno
Il motivo per cui il giorno dell’inizio dell’autunno cambia non rappresenta un mistero, deriva in modo diretto dalla maniera in cui calcoliamo il tempo. Il nostro calendario gregoriano dura 365 giorni, tuttavia il pianeta impiega esattamente 365 giorni, 5 ore e 48 minuti per completare una rivoluzione completa intorno al Sole. Questo scarto temporale comporta che ogni anno il momento dell’inizio astronomico della stagione si sposti in avanti di quasi 6 ore. Per impedire che le stagioni finiscano per slittare in mesi completamente differenti, ogni 4 anni aggiungiamo un giorno a febbraio, creando il cosiddetto anno bisestile. L’ultimo anno bisestile risale al 2024, il quale ha riportato l’evento indietro nel calendario. Essendo il 2026 il 2° anno dopo l’ultimo bisestile, abbiamo accumulato un ritardo di quasi 12 ore rispetto al consueto orario, spingendo la data in avanti fino al 23 settembre. Nel 2027 l’orario avanzerà ancora, per poi riallinearsi correttamente in occasione del 2028.


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