Caldo e vento, Serbia in fiamme: l’ondata di calore soffoca i Balcani

Incendi vicino ai centri abitati, temperature oltre +40°C e fiumi in secca: l’Europa centrale e orientale affronta una nuova emergenza

La Serbia è alle prese con una vasta emergenza incendi mentre un’ondata di caldo continua a investire l’Europa e in particolare i Balcani. Temperature prossime ai +40°C, siccità prolungata e forti venti hanno favorito la propagazione delle fiamme, costringendo le autorità a mobilitare uomini, mezzi e anche l’esercito. Uno dei fronti più estesi si è sviluppato nella riserva naturale di Deliblatska Peščara, nel Nord/Est del Paese, a circa 65 km da Belgrado. Le fiamme hanno interessato vaste aree di pineta e una colonna di fumo grigio si è levata sopra la zona boschiva. I vigili del fuoco hanno impiegato anche elicotteri per sganciare acqua sui roghi e rallentarne l’avanzata. La situazione ha destato particolare preoccupazione nei pressi degli insediamenti di Čardak e Šumarek. Gli abitanti di Šumarek sono stati invitati ad allontanarsi dalle proprie abitazioni a titolo precauzionale. Secondo le autorità, tuttavia, nessuna casa è stata raggiunta dalle fiamme e non sono state segnalate vittime.

Un altro importante incendio è divampato nei pressi della città centrale di Kraljevo, mentre diversi altri focolai hanno interessato varie regioni del Paese. Dopo una riunione d’emergenza, il Ministro dell’Interno serbo Ivica Dačić ha annunciato il coinvolgimento dell’esercito nelle operazioni di soccorso. Il governo ha inoltre chiesto alle aziende statali di mettere a disposizione personale e attrezzature utili alla lotta contro gli incendi. Nonostante 9 roghi attivi in diverse zone della Serbia, Dačić ha definito la situazione “non critica“. Le operazioni di spegnimento restano però complicate dalle condizioni meteorologiche: giorni di stabilità, temperature fino a +40°C e forti raffiche di vento aumentano il rischio di propagazione delle fiamme.

Incendi anche in Montenegro

L’emergenza non riguarda soltanto la Serbia. Anche il vicino Montenegro è impegnato a fronteggiare diversi incendi, tra cui alcuni sviluppatisi nei pressi di Cetinje e in altre aree del Paese affacciato sull’Adriatico. L’ondata di caldo che da settimane interessa gran parte del continente europeo ha portato le temperature oltre i +40°C in numerosi Paesi, facendo scattare allerte sanitarie per milioni di persone.

Nuovi record di temperatura

Il caldo estremo ha colpito duramente anche l’Europa centrale. Slovacchia e Austria hanno registrato questa settimana le temperature più elevate mai rilevate nei rispettivi Paesi. A Dolné Plachtince, nel sud della Slovacchia, i termometri hanno raggiunto i +42,2°C, mentre a Bad Deutsch-Altenburg, in Austria, vicino al confine slovacco, sono stati misurati +41,2°C. In Ungheria, invece, la notte nella capitale Budapest non ha portato il consueto sollievo: la temperatura è scesa soltanto fino a +28°C, segnando un nuovo record nazionale per la temperatura minima notturna.

La siccità mette sotto pressione i fiumi e l’energia

A rendere ancora più complessa la situazione è la prolungata siccità che ha ridotto sensibilmente la portata di alcuni dei principali fiumi europei, tra cui Danubio e Reno. La diminuzione dei livelli idrici non rappresenta soltanto un problema ambientale e per la navigazione, ma rischia di avere conseguenze dirette anche sulla produzione di energia.

In Romania, le autorità hanno proseguito un’operazione insolita sul Danubio: 4 chiatte cariche di pietre sono state affondate nei pressi del canale di Bala per modificare il flusso dell’acqua e indirizzarne una maggiore quantità verso la centrale nucleare di Cernavodă. L’impianto utilizza infatti l’acqua del fiume per il raffreddamento dei reattori. L’obiettivo è guadagnare tempo dopo lo spegnimento di uno dei reattori e ridurre il rischio che anche il secondo debba essere fermato.

Problemi analoghi sono stati registrati in Ungheria. La centrale nucleare del Paese ha dovuto ridurre la propria produzione a circa il 10% dei livelli normali a causa della scarsità d’acqua nel Danubio. Il governo aveva quindi invitato cittadini e imprese a limitare i consumi elettrici, soprattutto nelle ore di punta.

Il miglioramento temporaneo delle condizioni, con temperature leggermente più basse e un aumento del livello del Danubio di circa 20-30 cm, ha successivamente consentito di sospendere le misure di risparmio energetico. Le autorità hanno però avvertito che un ritorno del caldo e della siccità potrebbe far nuovamente scendere il livello del fiume.

Un’emergenza che attraversa l’Europa

Le conseguenze della siccità si stanno facendo sentire anche altrove. In Slovacchia, la più grande centrale idroelettrica del Paese, quella di Gabčíkovo, è stata costretta a fermare sette delle 8 turbine. In Germania, intanto, cresce la preoccupazione per gli effetti della riduzione dei livelli del Reno e di altri fiumi sul trasporto fluviale e sull’industria. Anche la Moldavia, fortemente dipendente dalle importazioni di energia elettrica, ha invitato la popolazione a ridurre volontariamente i consumi nelle ore di maggiore domanda.