Una nuova ondata di incendi sta colpendo diverse aree dell’Europa meridionale, con la Grecia in prima linea nell’emergenza. Le fiamme, alimentate da forti raffiche di vento, hanno costretto migliaia di persone a evacuare mentre vigili del fuoco e squadre di emergenza cercano di contenere i roghi in condizioni estremamente difficili. Uno degli incendi più gravi si è sviluppato nei pressi di Porto Germeno, sul Golfo di Corinto, a circa 60 km a Nord/Ovest di Atene. Il fronte di fuoco ha raggiunto dimensioni tali da costringere vigili del fuoco, polizia e ambulanze a ritirarsi lentamente davanti a una vasta nube di fumo e fiamme che ha avvolto aree boschive e zone di vegetazione.
“Le condizioni sono estremamente difficili, soprattutto oggi. Abbiamo venti molto forti, con raffiche superiori ai 73 chilometri orari. La direzione del fuoco non è facilmente prevedibile“, ha dichiarato Giorgos Doulas, medico e soccorritore impegnato nelle operazioni. Le autorità greche hanno ordinato l’evacuazione degli abitanti di Agia Paraskevi, Kryo Pigadi e Agios Nektarios. Gli elicotteri hanno effettuato lanci d’acqua e di sostanze ritardanti nel tentativo di fermare l’avanzata delle fiamme. In precedenza, oltre 200 persone erano state evacuate via mare dalla località di Agios Vasileios. Le autorità hanno inoltre diramato un livello di rischio estremo per gli incendi nelle regioni della Beozia, dell’Attica e dell’Eubea.
Francia, il fuoco riparte nel Var
L’emergenza non riguarda solo la Grecia. Nel Sud/Est della Francia, nel dipartimento del Var, un incendio che sembrava essere stato riportato sotto controllo è tornato ad aggravarsi venerdì, obbligando le autorità a evacuare circa 2.500 persone durante la notte. Il prefetto Simon Babre ha comunicato che il rogo ha interessato circa 1.800 ettari prima di stabilizzarsi nuovamente. A Montfort-sur-Argens, agricoltori e viticoltori hanno collaborato con i soccorritori fornendo acqua per le autobotti e gli elicotteri impegnati nello spegnimento.
Spagna tra nuovi focolai e incendi sotto controllo
In Spagna diversi punti critici sono rimasti attivi nella giornata di sabato, dopo la conclusione dello stato di emergenza nazionale dichiarato in seguito ai grandi incendi che avevano colpito alcune province centrali. Nella provincia di León la situazione è peggiorata con la comparsa di un nuovo rogo notturno e altri incendi ancora sotto osservazione. In provincia di Zamora, invece, un incendio che aveva distrutto circa 11mila ettari è migliorato al punto da consentire la riapertura di 14 località evacuate e la revoca delle restrizioni.
A Castellón, nella parte orientale del Paese, l’incendio di Vall d’Uixó è stato stabilizzato dopo 7 giorni di emergenza. Le fiamme hanno bruciato quasi 10mila ettari, ma gli abitanti evacuati sono potuti rientrare nelle proprie abitazioni. La polizia sospetta un’origine dolosa dopo aver individuato 2 distinti punti di innesco. Sono stati inoltre stabilizzati i grandi incendi nelle regioni di Madrid e Ávila, che avevano interessato complessivamente oltre 70mila ettari. Un nuovo focolaio vicino al bacino di San Juan, a Ovest della capitale, è stato spento venerdì.
L’ondata di caldo provoca migliaia di vittime
Oltre ai danni causati dalle fiamme, l’Europa sta affrontando anche le conseguenze delle temperature eccezionalmente elevate. In Austria, l’Agenzia per la salute e la sicurezza alimentare ha registrato un record di 395 decessi legati al caldo nel solo mese di giugno. Nel Regno Unito sono state stimate 2.877 morti associate alle alte temperature dall’inizio dell’anno, mentre la Francia ha riportato 5.764 decessi in eccesso tra il 17 giugno e il 2 luglio. Anche la Germania ha registrato un bilancio pesante: secondo l’istituto sanitario RKI, circa 9.800 persone sarebbero morte quest’anno per cause collegate al caldo estremo.
