Un episodio gravissimo scuote Lanzo Torinese, dove nella mattinata di oggi un automobilista di 73 anni avrebbe deliberatamente investito per due volte un gruppo di ciclisti, ferendone quattro. Al termine degli accertamenti, i Carabinieri hanno arrestato l’uomo con l’accusa di tentato omicidio. Su disposizione della Procura della Repubblica di Ivrea, il 73enne è stato condotto al regime degli arresti domiciliari, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il fatto è avvenuto tra Lanzo e Coassolo, a pochi chilometri da Torino, e ha immediatamente riacceso il dibattito sulla sicurezza dei ciclisti lungo le strade italiane, anche alla luce del numero ancora elevato di incidenti che coinvolgono chi si sposta in bicicletta.
Lanzo Torinese, quattro ciclisti feriti dopo il doppio investimento
Secondo quanto emerso, l’automobilista avrebbe investito deliberatamente per due volte il gruppo di ciclisti. Il bilancio è di quattro persone ferite. La vicenda ha assunto un rilievo ancora maggiore dopo l’arresto del conducente per tentato omicidio, disposto nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Ivrea. Sull’episodio è intervenuto anche Marco Bussone, presidente Uncem, che ha collegato quanto accaduto al più ampio problema della sicurezza stradale per chi utilizza la bicicletta.
Bussone: “uno dei troppi incidenti sulle strade che coinvolgono ciclisti”
Bussone ha espresso una condanna netta dell’accaduto, sottolineando come il caso di Lanzo non possa essere considerato soltanto un episodio isolato. “L’episodio gravissimo di totale follia oggi a Lanzo, con l’investimento di sei ciclisti, non è solo un atto da condannare come quello di un pazzo, che sfoga così la sua rabbia. È uno dei troppi incidenti sulle strade che coinvolgono ciclisti, fino alla loro morte. Tanti, troppi, come ci ricorda la Fondazione Scarponi. Uno sarebbe troppo. Una legge non basta. L’episodio gravissimo di oggi tra Lanzo e Coassolo, a pochi chilometri di Torino ci dice alcune cose. Che occorre costruire un’altra cultura del ciclismo. Che è montagna. E la Montagna è ciclismo, come Uncem dice da sempre. I ciclisti hanno urgenza di impegni politici a loro supporto. Leggi e cultura. Una norma non basta. Non più fila indiana dei ciclisti sulle strade, ma si deve spiegare a tutti gli utenti delle strade che viaggiare al centro strada per un ciclista, o un gruppo, è più sicuro per tutti. Si superano i ciclisti come un’auto. Nuova cultura, uguale nuovo modello di sviluppo per la fruizione del territorio. E tracciamo finalmente sulle carreggiate linee delimitanti le parti di strade per i ciclisti. Come in Francia”.
Sicurezza dei ciclisti, Uncem chiede una nuova cultura della strada
Al centro dell’intervento del presidente Uncem c’è soprattutto la richiesta di un cambiamento culturale nel rapporto tra automobilisti e ciclisti. Per Bussone, infatti, le sole norme non possono essere considerate sufficienti per prevenire incidenti e situazioni di pericolo. Serve invece una maggiore consapevolezza da parte di tutti gli utenti della strada e una diversa percezione della presenza delle biciclette sulla carreggiata. Il presidente dell’Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani richiama in particolare la necessità di superare l’idea secondo cui i ciclisti debbano necessariamente procedere sempre in fila indiana, sostenendo invece che in determinate situazioni la loro presenza più visibile sulla carreggiata possa aumentare la sicurezza e indurre gli automobilisti a effettuare il sorpasso con modalità più simili a quelle utilizzate nei confronti di un altro veicolo.
Ciclismo e montagna, la richiesta di maggiori tutele politiche
Nel ragionamento di Bussone trova spazio anche il rapporto tra ciclismo e territori montani. Per Uncem, la bicicletta rappresenta infatti una componente importante della fruizione della montagna e può diventare uno strumento di sviluppo territoriale, turistico e ambientale. Da qui la richiesta di maggiori impegni politici a sostegno dei ciclisti, attraverso un insieme di norme, interventi infrastrutturali e iniziative culturali capaci di rendere più sicura la convivenza tra biciclette e automobili. L’obiettivo indicato è quello di costruire un modello nel quale il ciclismo non venga considerato un elemento marginale della mobilità, ma una componente stabile dell’utilizzo delle strade, soprattutto nelle aree montane e nei territori ad alta vocazione cicloturistica.
Strade più sicure, la proposta delle corsie delimitate per le biciclette
Tra le proposte avanzate da Bussone figura anche quella di tracciare sulle carreggiate spazi delimitati destinati ai ciclisti, prendendo come riferimento esperienze già adottate in altri Paesi europei, come la Francia. La richiesta si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di migliorare le infrastrutture dedicate alle biciclette e ridurre i punti di conflitto con il traffico automobilistico. Il grave episodio avvenuto tra Lanzo e Coassolo, con l’arresto del 73enne accusato di tentato omicidio e quattro ciclisti rimasti feriti, torna così a porre al centro dell’attenzione il tema della sicurezza stradale, della convivenza tra diversi mezzi di trasporto e della tutela di chi percorre le strade in bicicletta.


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