La Cina accelera sulla sicurezza energetica e punta a rafforzare in modo significativo la propria capacità di produzione nazionale di petrolio e gas. Secondo il nuovo piano quinquennale pubblicato congiuntamente dalla National Energy Administration (NEA) e dalla National Development and Reform Commission, entro il 2030 l’offerta interna complessiva di idrocarburi dovrebbe raggiungere quota 440 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Si tratta di un obiettivo particolarmente rilevante per il futuro del sistema energetico cinese, perché indica la volontà di Pechino di aumentare ulteriormente il contributo delle risorse domestiche e di ridurre la vulnerabilità della propria economia rispetto alle dinamiche internazionali dell’approvvigionamento energetico. La strategia arriva dopo un risultato già storico. Nel 2025, infatti, la produzione totale di petrolio e gas della Cina ha raggiunto il nuovo record di 420 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Il piano al 2030 prevede dunque un ulteriore incremento di circa 20 milioni di tonnellate equivalenti rispetto al livello record registrato lo scorso anno.
Sicurezza energetica al centro della strategia di Pechino
La centralità del settore degli idrocarburi nella strategia cinese viene esplicitata chiaramente nello stesso documento programmatico. “Petrolio e gas sono fonti chiave di energia e materie prime industriali, e la loro fornitura è strettamente legata alla sicurezza energetica della Cina e alle condizioni di vita dei cittadini”, si legge nel documento. L’obiettivo della Cina non riguarda quindi soltanto l’aumento quantitativo della produzione di petrolio e gas naturale, ma la costruzione di un sistema energetico più resiliente, capace di sostenere sia il fabbisogno industriale sia la domanda interna attraverso infrastrutture più efficienti, capacità di stoccaggio più elevate e un maggiore controllo nazionale delle tecnologie necessarie lungo l’intera filiera. Il piano delinea infatti la costruzione di una moderna industria cinese dell’oil & gas, caratterizzata da una maggiore capacità di approvvigionamento interno, da reti di trasporto più efficienti e da riserve sufficientemente ampie e flessibili per rispondere alle oscillazioni della domanda e alle eventuali criticità sui mercati internazionali.
Altri 20.000 chilometri di oleodotti e gasdotti entro il 2030
Uno dei pilastri della strategia riguarda proprio le infrastrutture. Entro il 2030, la Cina prevede di aggiungere 20.000 chilometri di oleodotti e gasdotti a lunga distanza, rafforzando in maniera significativa il sistema nazionale di trasporto degli idrocarburi. Con i nuovi collegamenti, la lunghezza complessiva della rete cinese di pipeline dovrebbe raggiungere i 220.000 chilometri. L’espansione permetterà di migliorare l’integrazione tra le principali aree produttive, i centri di stoccaggio e le zone a maggiore consumo energetico, aumentando contemporaneamente la flessibilità e l’efficienza della distribuzione. Lo sviluppo delle infrastrutture viene quindi considerato essenziale quanto l’incremento della produzione. Una maggiore disponibilità di petrolio e gas domestici necessita infatti di una rete capace di trasportare rapidamente le risorse attraverso un territorio vastissimo e caratterizzato da una distribuzione fortemente differenziata tra aree produttive e grandi poli industriali e urbani.
Gas naturale, riserve strategiche oltre il 13% dei consumi nazionali
Particolare attenzione viene riservata anche al gas naturale, considerato uno degli elementi centrali della sicurezza energetica cinese. In base al nuovo piano, Pechino punta ad aumentare le proprie riserve fino a superare un volume equivalente al 13% dei consumi nazionali. L’espansione della capacità di stoccaggio punta a fornire un margine operativo più ampio durante i momenti di maggiore domanda e ad aumentare la resilienza del sistema davanti a eventuali interruzioni o squilibri nell’approvvigionamento. L’obiettivo si inserisce nella più ampia strategia di costruzione di riserve definite dal piano come adeguate e flessibili, capaci quindi non soltanto di garantire una quantità sufficiente di energia, ma anche di rispondere rapidamente alle esigenze del sistema economico e industriale.
Cattura della CO₂, obiettivo 10 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030
Lo sviluppo dell’industria petrolifera e del gas sarà accompagnato anche da un’accelerazione delle tecnologie finalizzate alla riduzione delle emissioni. Il piano stabilisce infatti un obiettivo preciso per i progetti di cattura e stoccaggio del carbonio e di cattura, utilizzo e stoccaggio della CO₂, indicati rispettivamente con gli acronimi CCS e CCUS. Entro il 2030, la Cina punta a raggiungere un’iniezione annua di 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica attraverso questi progetti. La strategia evidenzia quindi come l’espansione della capacità di produzione degli idrocarburi debba procedere parallelamente all’introduzione di tecnologie destinate a ridurne l’impatto ambientale. La crescita del settore dovrà essere accompagnata da una produzione più green, da operations più sicure e performanti e da processi di lavorazione e utilizzo capaci di generare un maggiore valore aggiunto.
Petrolio, gas e rinnovabili: la Cina punta sullo sviluppo coordinato
Il nuovo piano non prevede una separazione netta tra lo sviluppo degli idrocarburi e quello delle energie rinnovabili. Al contrario, Pechino punta esplicitamente a una crescita coordinata dei diversi settori energetici. I gestori dei giacimenti di petrolio e gas e i territori circostanti saranno incoraggiati a sviluppare in maniera ordinata impianti di energia solare, eolica e geotermica, aumentando contemporaneamente i livelli di elettrificazione delle attività produttive. L’obiettivo è trasformare progressivamente i siti estrattivi tradizionali in strutture caratterizzate da emissioni più contenute, fino alla realizzazione di giacimenti e poli energetici a basse o a zero emissioni di carbonio. In questa prospettiva, le aree tradizionalmente dedicate all’estrazione di petrolio e gas potranno diventare veri e propri hub energetici integrati, nei quali le fonti fossili convivano con una crescente produzione di energia rinnovabile e con sistemi tecnologici destinati alla gestione e alla cattura delle emissioni.
Tecnologie domestiche e maggiore autonomia dell’industria energetica cinese
Un altro elemento centrale del piano riguarda lo sviluppo delle tecnologie domestiche. La Cina punta a ottenere nuovi breakthrough tecnologici all’interno del Paese, rafforzando l’autonomia della propria industria energetica e riducendo la dipendenza dalle tecnologie estere nei segmenti strategici della filiera. Il programma prevede contemporaneamente processi di lavorazione e utilizzo del petrolio e del gas a maggiore valore aggiunto, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza complessiva del settore e ampliare il contributo degli idrocarburi non soltanto come fonte energetica, ma anche come materia prima indispensabile per numerose attività industriali. La modernizzazione della filiera dovrà inoltre migliorare gli standard di sicurezza e le performance operative, integrando produzione, trasporto, stoccaggio, trasformazione e utilizzo finale all’interno di un sistema sempre più tecnologicamente avanzato.


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