Difterite a Palermo: la Fimp propone certificati sportivi con immunizzazioni

Il segretario regionale dei pediatri Tito Barbagiovanni porta le proposte all'incontro con l'assessore alla Salute Marcello Caruso dopo la morte della bambina non immunizzata

Inserire nel certificato medico per l’attività sportiva l’attestazione delle vaccinazioni effettuate e prevedere una segnalazione da parte dei pediatri di famiglia quando, nonostante un’informazione puntuale e reiterata, i genitori continuano a rifiutare di vaccinare i propri figli. Sono le due proposte avanzate dal segretario regionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Tito Barbagiovanni, nell’incontro di oggi con l’assessore alla Salute della Regione Siciliana, Marcello Caruso. Al confronto partecipa anche il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo e coordinatore degli Ordini siciliani, Toti Amato. L’obiettivo è individuare strumenti in grado di migliorare le coperture vaccinali dei bambini in Sicilia, dopo la tragedia della bambina non immunizzata morta a Palermo per difterite, vicenda che ha riacceso l’attenzione sul ritardo dell’Isola sul fronte delle vaccinazioni.

Vaccinazioni nei certificati medici per l’attività sportiva

Una delle proposte avanzate dalla Fimp riguarda direttamente i certificati per l’attività sportiva. L’idea è quella di inserire nel documento anche l’attestazione dell’avvenuta vaccinazione, rafforzando così l’attenzione sulla protezione sanitaria all’interno delle comunità. “Vogliamo dare il nostro contributo – spiega all’Adnkronos Salute Barbagiovanni – con qualche idea pratica per contrastare le mancate vaccinazioni e le gravi conseguenze che possono derivarne. L’inserimento dell’avvenuta vaccinazione nel certificato sportivo, per esempio, ribadirebbe in qualche modo che quando una persona non vaccinata entra in una comunità, può ledere la salute degli altri. E quindi anche chi controlla l’ingresso in una comunità – sportiva o scolastica – deve farlo con una certa attenzione”. La proposta punta dunque a collegare maggiormente la verifica dello stato vaccinale alla partecipazione alla vita di una comunità, sia essa sportiva o scolastica, nell’ambito di una strategia più ampia finalizzata a contrastare le mancate immunizzazioni.

La proposta della Fimp: segnalare il rifiuto reiterato dei genitori

Il secondo punto portato all’attenzione della Regione riguarda il ruolo dei pediatri di famiglia. Secondo Barbagiovanni, il loro coinvolgimento nel sistema vaccinale siciliano dovrebbe diventare più organico, soprattutto per individuare con maggiore precisione i bambini non vaccinati e intervenire nei casi di esitazione vaccinale. Altra indicazione è quella di “incrementare il ruolo dei pediatri – dice Barbagiovanni – poco coinvolti fino ad oggi, in maniera organica, dal sistema vaccinazione regionale, per ampliare la nostra possibilità di incidere sull’esitazione vaccinale. Nella pratica la Regione è già informata su chi è vaccinato e chi non lo è, basta schiacciare un pulsante e avere i dati. Il ruolo del pediatra può essere di identificazione più analitica dei soggetti non vaccinati. In pratica il pediatra dovrebbe fare ufficialmente, secondo la mia proposta, una comunicazione ulteriore in cui si conferma che c’è stata un’informazione reiterata e puntuale sul tema ma che la risposta è stata negativa. Questo potrebbe essere d’aiuto in un’assunzione di responsabilità più consapevole dell’eventuale diniego”. Il punto centrale, quindi, non sarebbe semplicemente individuare chi non ha effettuato le vaccinazioni, dato che questi dati sono già disponibili alla Regione, ma documentare anche il percorso di informazione fornito dal pediatra e l’eventuale rifiuto che permane nonostante i chiarimenti ricevuti.

La morte della bambina a Palermo e il monito sulle coperture vaccinali

A imprimere urgenza al confronto è soprattutto il caso della bambina morta a Palermo per difterite dopo non essere stata immunizzata. Per il segretario regionale della Fimp, l’attenzione generata dalla tragedia non deve esaurirsi, ma trasformarsi in uno stimolo concreto per aumentare le coperture. La tragica vicenda della bimba di Palermo, conclude Barbagiovanni “è un monito. L’attenzione (e la paura) che ha creato non dobbiamo lasciarla cadere invano. Deve diventare la molla per portare ai giusti livelli la copertura vaccinale nella Regione”. Il pediatra sottolinea inoltre come la popolazione dei bambini non vaccinati non possa essere considerata un blocco omogeneo. Accanto a chi rifiuta radicalmente l’immunizzazione esiste infatti una fascia di famiglie esitanti o semplicemente in ritardo con le vaccinazioni.

In Sicilia circa il 15% dei bambini non è vaccinato

Secondo i dati citati da Barbagiovanni, la percentuale complessiva dei bambini siciliani non vaccinati si attesta intorno al 15%. All’interno di questa quota, oltre il 5% sarebbe rappresentato da persone che non appartengono al fronte dei no vax irriducibili, ma che per esitazione, disattenzione o influenza di informazioni negazioniste finiscono per non vaccinare i figli. Non tutte le persone che non vaccinano i figli sono infatti veri no vax: “esiste un mondo tra chi si immunizza e chi non si vaccinerà mai. Un’ampia fascia che rappresenta anche oltre il 5%, sulla percentuale totale (circa il 15 %) dei bambini siciliani non vaccinati. Persone in tutte altre faccende affaccendate che poi, magari, si lasciano prendere la mano da qualche voce negazionista che circola negli ambienti che frequentano. Per questi ‘distratti’ la tragedia della bimba morta a Palermo è stato un monito, quindi ora stanno correndo ai ripari per vaccinare al più presto i figli, mossi dalla paura”, continua il pediatra commentando l’aumento delle prenotazioni vaccinali registrato in questi giorni in Sicilia. È proprio su questa fascia intermedia che, secondo la Fimp, può incidere maggiormente un’azione capillare dei pediatri e delle istituzioni sanitarie.

Aumentano le prenotazioni per i vaccini in Sicilia

Dopo la morte della bambina a Palermo si sta infatti registrando un aumento delle prenotazioni vaccinali in Sicilia. Un fenomeno che Barbagiovanni collega alla percezione concreta del rischio generata dalla tragedia e che potrebbe rappresentare un’occasione per recuperare una parte del ritardo accumulato nelle coperture. “Gli esitanti e i distratti – ribadisce Barbagiovanni – rappresentano una buona percentuale dei non vaccinati a cui si rivolgono i nostri sforzi per ampliare l’adesione all’immunizzazione. Ma ci potrebbe essere anche qualche no vax folgorato sulla via di Damasco. Gli irriducibili non sono tantissimi ma fanno grande rumore perché intervengono sui social, perché sempre presenti, perché utilizzano slogan. Ma poi esiste una fascia di dubbiosi e questi, in casi di pericolo concreto come in questo caso, si precipitano a vaccinarsi. E noi contiamo molto su questo. La vicenda di Palermo è stata terribile ma credo sia doveroso cogliere questa paura e indirizzarla nella direzione giusta per risolvere in Sicilia, una volta per tutte, questo ritardo sulle coperture che effettivamente esiste nella nostra Isola”, continua Barbagiovanni.

Barbagiovanni: “il sacrificio di Anna Rosa non deve essere vano”

L’obiettivo indicato dal segretario regionale della Fimp va oltre la sola prevenzione della difterite. Il recupero delle vaccinazioni viene indicato come necessario anche per aumentare la protezione nei confronti di altre malattie prevenibili attraverso l’immunizzazione, a partire dal morbillo. “Il sacrificio di Anna Rosa non deve essere vano, deve servire per salvare tutti gli altri, non solo dalla difterite, ma anche dal morbillo e dalle altre malattie che, che i vaccini prevengono”. L’incontro con l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, alla presenza di Tito Barbagiovanni e Toti Amato, si inserisce così nel confronto avviato in Sicilia dopo il caso di Palermo, con l’obiettivo di trasformare l’allarme generato dalla morte della bambina in misure capaci di incidere concretamente sull’esitazione vaccinale e sul recupero delle coperture vaccinali nell’Isola.