Doveva salvare un telescopio NASA, ma ora è LINK che ha bisogno di aiuto

Il veicolo di Katalyst Space doveva riportare in quota l’osservatorio da 450 milioni di dollari, ma un problema ai sistemi di controllo ha rallentato l’operazione. La squadra corre contro il tempo prima del rientro di Swift sulla Terra.

Una missione privata nata per salvare un telescopio spaziale della NASA si trova ora ad affrontare una nuova emergenza: il veicolo incaricato del recupero ha iniziato a ruotare in orbita in modo imprevisto e gli ingegneri stanno lavorando per stabilizzarlo prima di tentare l’aggancio. La protagonista della difficile operazione è LINK, un veicolo sviluppato dalla società privata Katalyst Space con l’obiettivo di raggiungere il Neil Gehrels Swift Observatory, storico telescopio della NASA dedicato allo studio dei fenomeni più violenti dell’universo. Il satellite, operativo da quasi 22 anni, rischia infatti di perdere quota e rientrare nell’atmosfera terrestre nei prossimi mesi.

La missione, però, non è ancora compromessa: la NASA e Katalyst Space stanno cercando di recuperare il controllo del veicolo e procedere con il piano originale.

“Non ci arrendiamo”

L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha confermato che il progetto resta vivo. In un messaggio pubblicato su X, Isaacman ha dichiarato: “Non ci arrendiamo ancora. Questa rimane una missione davvero interessante, a bassissimo costo, con un alto potenziale e un’elevata possibilità di successo. È un altro passo verso un futuro più autonomo, in cui missioni di questo tipo potranno aggiornare, riparare, assistere e aumentare la quota dei satelliti con regolarità“. Secondo la NASA, l’operazione rappresenta infatti un possibile modello per il futuro della manutenzione nello Spazio: invece di sostituire satelliti costosi, nuove navicelle potrebbero essere utilizzate per rifornirli, aggiornarli e prolungarne la vita operativa.

Il problema di LINK: una rotazione improvvisa nello Spazio

La sonda LINK è stata lanciata il 3 luglio grazie a un razzo Northrop Grumman Pegasus XL, partito da una piattaforma aerea basata su un velivolo modificato Lockheed Martin L-1011. Dopo il lancio, avvenuto a meno di un anno dall’inizio dello sviluppo del veicolo, LINK avrebbe dovuto raggiungere Swift circa un mese più tardi. Ora, però, l’arrivo potrebbe slittare alla fine di agosto. Il motivo è un guasto che ha coinvolto 2 dei dispositivi utilizzati per controllare l’orientamento, chiamati reaction control system wheels (RCS). Dei 3 sistemi disponibili, soltanto uno sta funzionando correttamente. La perdita di controllo ha causato una rotazione crescente del veicolo. Gli ingegneri sono riusciti comunque a ridurre il movimento utilizzando i propulsori della navicella.

Katalyst Space ha spiegato: “Nelle ultime 48 ore, il team Katalyst ha lavorato per ridurre la rotazione di LINK mentre valutava le attuali funzionalità della sonda e del suo sistema di controllo“. La situazione è migliorata: la velocità di rotazione è passata da circa 9 gradi al secondo a 4 gradi al secondo, ma la stabilizzazione completa resta una fase delicata.

Una corsa contro il tempo per salvare Swift

Il fattore più importante ora è il tempo. Il telescopio Swift deve rimanere sopra una quota minima di sicurezza di circa 298 km per permettere il salvataggio. Per confronto, la Stazione Spaziale Internazionale orbita normalmente intorno ai 400 km di altezza. Swift ha già ridotto alcune attività scientifiche per limitare gli effetti della resistenza atmosferica e rallentare la perdita di quota. Secondo le previsioni, il telescopio potrebbe diventare irraggiungibile entro l’autunno.

La NASA, tuttavia, ha rassicurato sullo stato generale di LINK: “Continua ad avere un bilancio energetico positivo ed è in comunicazione con il team Katalyst“. L’agenzia spaziale americana ha aggiunto che, se l’orientamento di LINK verrà stabilizzato e il veicolo resterà in buone condizioni, le squadre potranno “valutare piani aggiornati per avvicinarsi e catturare Swift“.

L’obiettivo: ridare anni di vita a un telescopio da 450 milioni di dollari

Il piano finale della missione è ambizioso: LINK dovrebbe agganciarsi a Swift, rifornirlo di carburante e aumentare nuovamente la sua orbita, permettendo al telescopio di continuare a lavorare ancora per molti anni, forse decenni. Il valore attuale dell’osservatorio è stimato intorno ai 450 milioni di dollari, considerando l’inflazione. Il costo originale della missione nel 2004 fu di circa 250 milioni di dollari, una cifra molto inferiore rispetto ai circa 10 miliardi di dollari del Telescopio spaziale James Webb. Un successo del progetto dimostrerebbe che il recupero e il potenziamento dei satelliti già in orbita può diventare una nuova frontiera dell’esplorazione spaziale.

Swift, il “multitool” della NASA per studiare l’universo

Lanciato nel 2004, Swift è nato soprattutto per osservare i lampi gamma (gamma-ray bursts), enormi esplosioni cosmiche generate, tra gli altri eventi, dal collasso di stelle molto massicce in buchi neri. Nel corso della sua missione ha però ampliato enormemente il proprio campo di ricerca, studiando supernove, brillamenti a raggi X, comete e asteroidi.

S. Bradley Cenko, responsabile scientifico della missione Swift e astrofisico presso il Goddard Space Flight Center della NASA, ha spiegato: “Swift è il multitool della NASA quando si tratta di studiare il cosmo. Osserva il cielo utilizzando un’ampia gamma di lunghezze d’onda della luce e punta rapidamente verso fenomeni transitori, avvisando altri strumenti nello Spazio e sulla Terra per coordinare osservazioni successive“.

La sfida di LINK non è quindi soltanto il salvataggio di un vecchio satellite: rappresenta un test fondamentale per il futuro dell’economia spaziale, dove riparare e aggiornare le infrastrutture in orbita potrebbe diventare molto più comune. Per ora, gli ingegneri hanno ancora una finestra di opportunità. La missione è in difficoltà, ma la corsa per salvare Swift continua.